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L’arte di “intalliarsi” nella cultura napoletana

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Konrad Lorenz

Osservazione, ipotesi, teoria ed un’altra osservazione superflua!

Si sa, il sole splende maestoso sulla città di Napoli ed illumina strutture, natura ed umanità, riscaldandone corpi e cuori. Eppure nei vicoli più stretti e tortuosi, quasi come fenditure a prova di claustrofobici, la luce naturale ed ufficiale non penetra agevolmente, creando una penombra ambientale e culturale che la stessa Matilde Serao definì ventre: ventre di Napoli.

Ogni città ha i suoi detti ed il suo gergo dialettale, ma quando proviamo a scavale nell’etimologia di alcune parole napoletane, troviamo non soltanto grande difficoltà, dato che si tratta spesso di ibridi linguistici greco-romani, spagnoli e francesi, ma proviamo un profondo imbarazzo nel cercare di tradurli.

Dietro alcune parole, infatti, si nascondono dei concetti che riassumono la vita che si conduce nella città e che non sempre trovano un corrispettivo in altre lingue, italiano incluso.

Un tipico esempio è il verbo “intalliarsi” che indica un’azione o un modo di essere, “intalliato”, a limite tra il fantasticare e l’oziare.

Secondo alcuni la parola deriverebbe dal tallo, il corpo vegetativo della pianta, ed in tal senso l’etimologia potrebbe risalire al greco antico “thallein” (fiorire, germogliare), in senso latino “mettere radici”, mentre per altri autori, la parola deriverebbe dall’italiano arcaico “aliare” (muovere le ali).

Intalliarsi non vuol dire dunque solo essere pigri o procrastinare il da farsi, ma si tratta di un vero e proprio fantasticare: una mutua interazione tra osservazione e pensiero.

Nonostante i luoghi comuni sullo stile di vita napoletano, la freneticità della metropoli supera ogni immaginazione, anche se essa non sia sempre tesa alla produttività commerciale, fine a se stessa. Racconta il premio Nobel per la biologia, Konrad Lorenz, nel suo più celebre saggio ‘L’anello di re Salomone’, che ogni sua scoperta era il risultato di una lunga e rilassata osservazione del regno animale. Trascorrendo le estati a nuotare nel lago vicino casa, l’autore ebbe modo di approfondire la conoscenza con le taccole, le famose oche di Lorenz. A modo suo e senza volerlo, il padre dell’etologia, aveva dato un’approfondita definizione del verbo “intalliarsi”.

In linea generale, le più grandi novità di ogni ambito, provengono da due ceppi: il bisogno di risolvere un problema e la prolungata osservazione.

In tal senso la storia abbonda di narrazioni, più o meno romanzate, di scienziati, artisti e poeti che provano la gioia di esclamare “Eureka” dopo essersi soffermati a lungo su un fenomeno. Ma proprio come accade nella storia delle grandi imprese commerciali, solo i lieti fini divengono famosi, per cui potremmo dire, con un briciolo di capziosità, che la parola “intalliarsi” assuma una connotazione positiva soltanto se si concluda con un colpo di genio!

Triste ma vero, popolo di sognatori, di artisti e navigatori: ogni pensiero vi terrà compagnia e magari accrescerà la voglia interiore che avete di auto-miglioramento ma resterà, nella maggior parte dei casi, una luce appunto interiore, di quelle che non tutti riusciranno a scorgere nella penombra dei vicoli della città.

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