‘Italian sinners’: il nuovo progetto di Nicola Guarino

‘Italian sinners’: il nuovo progetto di Nicola Guarino

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Nicola Guarino


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Il regista partenopeo ci anticipa, in esclusiva, l’imminente riscrittura in chiave contemporanea di ‘Peccatori di provincia’

Sempre in piena attività il regista RAI Nicola Guarino approfitta del periodo estivo per darci delle anticipazioni sul nuovo progetto in cantiere, ‘Italian sinners – Meglio dire il peccatore che il peccato’, riscrittura in chiave contemporanea di ‘Peccatori di provincia’, di Tiziano Longo.

Sei passato da Immoral love’, remake del film giapponese ‘Lowlife Love’ di Adam Torel del 2015, a ‘Peccatori di provincia’, commedia erotica di Tiziano Longo del 1976. Generi, ambientazioni e linguaggi totalmente differenti, come mai questa scelta? Sembrerebbe che abbia bisogno di stimoli sempre nuovi per osservare le molteplici prospettive offerte della settima arte, sbaglio?

Esatto. Dopo la bellissima avventura di ‘Immoral love’, presentato la scorsa primavera, che abbiamo iscritto ai festival cinematografici estivi e che sarà nelle sale romane a settembre, volevo cimentarmi in un genere completamente nuovo. Per evitare di sconfinare nelle storie esistenziali di cui, per ora, preferisco non occuparmi, volevo raccontare delle vicende immediatamente comprensibili per lo spettatore, al di là dei successivi livelli interpretativi che sono poi soggettivi e dipendono, in parte, dalla cultura e dal gusto del singolo.

Ho scelto ‘Peccatori di provincia’ per una serie di ragioni. Innanzitutto è una commedia molto particolare incentrata su vicende estremamente italiane, quegli imbrogli da paese, quegli interessi pidocchiosi che ci caratterizzano come popolo che non ricorre a truffe finanziarie ma che si barcamena tra espedienti ed inganni piccolo borghesi. Pur essendo una trama molto semplice ha riferimenti attuali veramente interessanti che ho intenzione di sviluppare.

Ti dico di più. Con Torel siamo sempre in contatto e mi ha detto di volerlo visionare così da pensare ad un eventuale adattamento in giapponese; se quest’operazione riuscisse sarebbe molto simpatica, ma facciamo un passo alla volta.

Come dicevo, mi divertiva soffermarmi oggi su un episodio che solo apparentemente sembra appartenere agli anni ’70 e che invece è ancora attuale, riproponendolo, però, con delle chiavi di lettura contemporanee. Storie come queste sono figlie di una commedia all’italiana molto più sofisticata e complessa come quella di Pietro Germi e Mario Monicelli, che, a ben guardare, non sono poi molto diverse. C’è sempre dietro l’affresco di personaggi miseri, gretti, che hanno interessi ipocriti, dettati dalla logica del calcolo.

Svelaci la trama originaria e soprattutto come intendi adattarla.

Angelo Lo Curcio, sindaco di un piccolo paese di provincia, vive con moglie e figlio insieme a sorelle e nipoti in una bella dimora di famiglia e attende la morte del ricco e rispettato fratello celibe per mettere mano alla sua eredità e con quella estinguere i suoi debiti. Si è fatto prestare dei soldi dalla banca dando in garanzia il lascito che dà per scontato tocchi a lui ma che non possiede e il bancario, di contro, gli ha concesso il credito truffando degli onesti investitori ignari di tutto.

Il protagonista vive di mezzucci, infatti è sceso in politica per mero interesse personale, non certo per gestire la res publica ed amministrare il paese. Sono anni che continua a rimandare per pura ignavia la concessione di una licenza ad un poveraccio che ha tutte le carte in regola per ottenerla e quando, finalmente pressato da esponenti politici, si decide a rilasciargliela e si reca a casa sua per consegnargliela di persona, così come gli è stato ordinato, trova i parenti in lacrime a vegliare sulla sua salma. Momento di ironia amara, assolutamente verosimile, sulle inutili lungaggini della burocrazia italiana.

Angelo incarna il classico mediocre convinto di essere un punto di riferimento per la collettività e che sfrutta la sua posizione per ricevere favori personali. Ha puntualmente l’amante, la segretaria personale, mentre rifiuta le attenzioni che vorrebbe invece riservargli la consorte.

L’arrivo imprevisto di Domitilla, la figlia illegittima del defunto di cui tutti ignorano l’esistenza, sconvolge il ménage familiare ed è un bell’espediente per mostrare come i vari personaggi, impauriti all’idea che il patrimonio sfugga loro, ancor prima di conoscerla la etichettino come una poco di buono, un’ammaliatrice, un’approfittatrice dall’aspetto giunonico pronta a tutto pur di farsi strada nella vita e provino ad incastrarla per rientrare in possesso di quei beni che credono spettar loro di diritto.

La fanciulla, al contrario, si scoprirà avere lineamenti delicati e corporatura esile, ma soprattutto essere di sani principi, meglio ancora, una suora che ha lasciato momentaneamente il convento solo per conoscere i consanguinei nel vano tentativo di instaurare con loro un rapporto di sincero affetto. Scoperta la natura venale dei Lo Curcio, tornerà in monastero lasciando il patrimonio al cugino Aldo, il figlio di Angelo, l’unico a mostrarsi disinteressato verso di lei che, raggiunta la maggiore età, potrà scegliere cosa farne. E la storia ricomincerà all’infinito con il parentado pronto ad abbindolare il minorenne sperando di trarne vantaggio.

I personaggi sono già tutti ben delineati, ma voglio lavorare su di loro ancora un po’ per caratterizzarli in maniera più acuta. E, proprio per questo motivo, il mio finale sarà diverso, si rifarà molto ad un classico del cinema anni ’60.

Trovo che ‘Peccatori di provincia’ sia molto divertente. Ha una serie di punti di forza: è l’unico prodotto da questo regista e l’unico del genere, in quanto sembrerebbe rientrare nel filone della commedia sexy ma non è così: è più teatrale e articolato che farsesco. Volevo proprio una pellicola poco conosciuta che non facesse subito pensare al remake di una commedia sexy, ma che, al contempo, contenesse tutti gli elementi della nostra cultura che, come dicevo prima, in fin dei conti, da quaranta cinquant’anni è sempre la stessa.

Il rapporto tra il bancario e la moglie, ad esempio, è assolutamente esplicativo del distacco umano nelle relazioni personali. In camera da letto condividono un’intimità fittizia, dissociata, fredda, presi come sono dal parlare di questioni economiche invece di concentrarsi sul legame sentimentale che dovrebbe emergere in certi momenti.
La modalità con cui giro io, sempre surreale, in questo senso ben si adatta ad una commedia così ricca di trovate bizzarre.

Sono dinamiche che ho intenzione di attualizzare facendo riferimento ad internet e alle nuove condizioni sociali del momento. Al giorno d’oggi, alcuni social sembrano assurgere a quello che una volta era il ruolo dei paparazzi appostati ovunque per immortalare i personaggi famosi nelle pose più equivoche per un tornaconto economico.

Artifici adattabili al contemporaneo, appunto, fermo restando che l’Italia, a mio avviso, resta tendenzialmente molto provinciale; eccetto poche vere città, la nostra penisola, per me, è composta da paesoni dalla mentalità ristretta. Se aggiungiamo, poi, l’ingerenza della chiesa e del prete per risolvere i problemi del nucleo familiare e sociale e il pettegolezzo che imperversa e che ingigantisce le situazioni creando risvolti privi di fondatezza, le fake news di cui tanto siamo bersagliati, notiamo come tutto ciò sia ancora preponderante nella nostra epoca.

Mi parli della produzione e del cast?

Il film sarà prodotto, come ‘Immoral love’, da Dina Ariniello e SASI Pro, che godono della mia stima e fiducia incondizionati, con la partecipazione di Iozzz Film.

Gli esterni del film saranno girati in Campania, molto probabilmente in un grazioso paese irpino che ben si adatta per caratteristiche topografiche a quello di ‘Peccatori di provincia’, ma dato che al momento non abbiamo ancora formalizzato alcun accordo con l’amministrazione comunale preferisco non sbilanciarmi oltre. Gli interni, invece, saranno in due ville, Quarto (NA) e Caserta.

Quanto al cast, come sai, la mia idea è portare avanti una compagnia teatrale che sia anche cinematografica. Gli attori, al di là dei ruoli specifici, saranno quelli con cui ho instaurato nel tempo un profondo rapporto umano, oltre che un’intesa lavorativa, cui si aggiungeranno altri valenti colleghi.

Io sarò il protagonista, mia moglie Noemi Coppola e nostro figlio Mario Migliaccio. Simona Barattolo e Marco Cavalli mia nipote e suo marito, la coppia più disinibita, Giovanni Del Monte l’avvocato, Giuseppe Natale il figlio di mia sorella, interpretata dalla meravigliosa Daniela Cenciotti. Pasquale Ziello e Valentina Iniziato saranno il bancario e signora, Amedeo Ambrosino il prete, Paolo Gentile il notaio, Maria Basilicata la cameriera, Terry Ray il comandante dei vigili urbani.

Mancano ancora alcuni personaggi, come la segretaria, ma soprattutto non ho ancora deciso chi sarà l’attrice che impersonerà Domitilla; per ora abbiamo solo dei nomi in mente, ma nulla di certo, quindi inutile fare fughe in avanti. Nello specifico, la protagonista femminile che cerco deve avere caratteristiche particolari. Nel rispetto della trama originale preferirei fosse settentrionale, comunque non con l’accento campano, proprio perché deve essere credibile come ragazza che viene da fuori; piuttosto giovane, molto carina ma non appariscente, la classica ragazza della porta accanto per intenderci, dato che il suo è un ruolo delicato.

Delle musiche, invece, si occuperà Giulio Fazio.

Ci dobbiamo aspettare una commedia vera e propria o qualcosa di più originale?

La mia idea di fondo è fare un film multi-genere, passare dalla classica commedia all’italiana a quella romantica.
‘Italian sinners’ è un’operazione rischiosa, complessa; non sarà un remake, ma una vera e propria riscrittura. Quello che spero di fare è la commedia all’italiana ma del 2020, non ricadendo negli stereotipi degli anni ’80-’90, cercando, invece, di sottolineare tutti i minuscoli peccati degli italiani che, tolti i delinquenti, sono, appunto, piccoli peccatori, estremamente falsi per via della doppia morale, cattolica e laica, che alterniamo a seconda della convenienza del momento.

Una critica molto forte alla borghesia provinciale, alla nostra forma mentis, non mancando, però, di calcare su di una forte componente ironica e, in questo, il cast avrà un ruolo fondamentale, trattandosi di un film teatrale.

A volte è meglio partire da un pretesto un po’ più debole che però ti permette di aggiungere del tuo piuttosto che da un qualcosa di più strutturato che ti costringe a non andare oltre un certo limite. Inizieremo a girare ad ottobre, le riprese dureranno poco, perché tutto si svolge più o meno nello stesso luogo, in questo, appunto, è molto corale. Oltre ad impersonare Angelo, mi occuperò, quindi, della riscrittura e della regia, mentre Giovanni Del Monte mi aiuterà con un’intensa collaborazione alla regia.

‘Italian sinners – Meglio dire il peccatore che il peccato’ spero sia una pellicola originale, particolare e di costume. Quello di cui sono certo è che non vedo l’ora di scattare il primo ciak.

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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.