Home Cultura Integrali e integralismi: chi ha paura della matematica

Integrali e integralismi: chi ha paura della matematica

2145


Download PDF

La notizia è di qualche giorno fa ma ha fatto velocemente il giro del mondo. Giovedì scorso il volo regionale American Airlines 3950 è pronto al decollo sulla pista dell’aeroporto di Filadelfia alla volta di Syracuse.

A bordo, tra i passeggeri, l’italiano Guido Menzio, professore associato di economia presso l’University of Pennsylvania, insignito nel 2015 con la medaglia Carlo Alberto destinata al migliore economista italiano sotto i quarant’anni. Ma non è, ovviamente, il curriculum del docente a colpire la signorina che siede accanto a lui, quanto la sua fisionomia e il suo atteggiamento: complessione latina, incarnato olivastro, capelli ricci e soprattutto una strana, riservata concentrazione.

L’uomo infatti è intento a scrivere qualcosa su un foglio, un foglio pieno di segni che la giovane donna non riesce proprio a comprendere. Ed è così che l’agitata passeggera ha una brillante idea: finge un malore.

L’aereo deve quindi tornare al gate di partenza. Scesa dall’aeromobile – stando alle notizie della American Airlines, non vi farà più ritorno e prenderà un altro aereo – la donna indica agli stewart quell’uomo dall’aspetto e dal fare “ambigui”. Dopo circa mezz’ora di attesa il professor Menzio viene avvicinato da un non meglio identificato agente che gli chiede di mostrargli il foglio con i pericolosi codici. Menzio sorride. E mostra una serie di…equazioni.

Quelli che sta cercando di risolvere in vista di un prossimo convegno, motivo peraltro del suo viaggio, sono “semplici” integrali. Nessuna pianificazione terroristica, nessun tragico attentato in vista quindi. L’interrogatorio si protrae per un’ulteriore mezz’ora, dopodiché a Guido Menzio viene permesso di riprendere il suo posto e di partire, insieme con gli altri passeggeri, alla volta di Syracuse, con circa due ore di ritardo.

L’accaduto, riportato dal Washington Post, è stato quasi automaticamente ricondotto dai media all’ondata di chiusura – rectius, regressione – che il fenomeno Trump sembra aver fatto emergere in maniera tanto evidente negli Stati Uniti. Il docente dichiarerà ad ogni modo “di essere stato trattato decentemente”, per quanto stupefatto da “un protocollo troppo rigido e poco efficiente”, che rischia di bloccare un intero sistema a causa dell’ignoranza di qualcuno.

È su quest’ultimo punto – relativo all’ignoranza, ossia alla totale incapacità di decifrare informazioni di un determinato tipo – che intendiamo brevemente soffermarci. La storia pare infatti colpire non tanto per la sua follia, ma per la sua carica di paradossale verità.

Nel mondo contemporaneo la cultura e la ricerca si pongono oggi, agli occhi dell’avventore medio, come ulteriore e paradossale forma di sospetto ed eversione. E non solo in senso filosofico, per cui ogni indipendenza intellettuale è, in fondo, un potenziale pericolo per la cultura di regime, ma in quello, forse ancor più profondo, semiologico.

I segni della cultura – in questo caso quelli matematici – vengono riconosciuti sempre meno, guardati con sospetto, scambiati per “altro”, e l’altro è sempre più spesso equiparato al “nemico”. Si dà quindi l’apparente controsenso per cui il regime che combatte all’esterno chi simbolicamente vuole distruggerne le radici, è il medesimo che non riconosce e spesso ne combatte i simboli interni, laddove siano troppo “colti” per assoggettarvisi.

Il ventennio trascorso potrebbe essere descritto, con amara ironia, come il duplice passaggio dal sogno dell’integrazione alla realtà degli integralismi, e da quest’ultima all’incubo degli… integrali.

Nel percorso intrapreso dalla contemporaneità non si può negare che, pur con le dovute e meritevoli eccezioni, il sistema globale nel suo complesso guardi con malcelata diffidenza la medesima libertà culturale che afferma di proteggere, laddove questa presenti incontrollabili eccedenze.
E, nel migliore dei casi, invita chi non risponde ai requisiti a scendere dal viaggio.

Print Friendly, PDF & Email
Giuseppe Maria Ambrosio

Autore Giuseppe Maria Ambrosio

Giuseppe Maria Ambrosio, laureato in giurisprudenza con una tesi in filosofia del diritto sull’ermeneutica di Hans-Georg Gadamer, ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia politica nel 2012 presso il dipartimento di Studi Politici della Seconda Università di Napoli, dove attualmente collabora. I suoi lavori trattano in particolare del rapporto tra stato e sovranità, dell’impatto delle teorie neocostituzionaliste sui sistemi nazionali e sovranazionali e delle libertà del singolo in ambito etico e giuridico. Collabora con riviste scientifiche e non. È membro del comitato di redazione della rivista “Persona” diretta da Giuseppe Limone.