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Il virus blocca il Treno della Memoria

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Treno della Memoria 2019


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Barni: ‘Ma non l’impegno con giovani e testimoni’

Riceviamo e pubblichiamo da Agenzia Toscana Notizie.

Il Treno della Memoria il prossimo anno a gennaio non partirà: troppo complicato organizzare ora, ma i tempi lo imporrebbero, un convoglio lungo sedici carrozze con cinquecento studenti degli ultimi due anni di scuola superiore a bordo, in partenza da Firenze e diretto ad Auschwitz, senza sapere se l’emergenza sanitaria da qui a sei mesi sarà rientrata, senza conoscere quale sarà la situazione in Polonia oltre che in Italia e quali misure saranno imposte per ridurre il rischio di contagio da Coronavirus.

Il treno toscano, che parte ogni due anni, si prenderà dunque una pausa: ma non lo farà la Memoria, quella partecipata e con la “M” maiuscola, né l’idea di un ‘viaggio’ da fare con gli studenti, sia pur virtuale in questo caso.

E ci sarà anche la classica ‘Summer School’ con gli insegnanti, per preparare le iniziative in classe: solo che le lezioni e gli incontri non si svolgeranno in presenza ma a distanza e non saranno concentrate nell’ultima settimana di agosto, come di solito accade, ma distribuite in un arco di tempo molto più ampio, dal 28 agosto al 16 dicembre, nove lezioni, riservate agli iscritti, 250 posti anziché i soliti 60, tutti già occupati, e otto dialoghi, sempre online ma fruibili da tutti, studenti compresi. Le iscrizioni al corso si sono chiuse giovedì.

Spiega la Vicepresidente ed Assessore alla cultura, Monica Barni:

Organizzando ogni anno il viaggio con i ragazzi o l’incontro con i testimoni a Firenze ci siamo sempre posti tre obiettivi: l’educazione, la conoscenza e la costruzione dello spirito critico nei ragazzi che saranno cittadini domani. Anzi, già lo sono.

Si tratta di tre ingredienti fondamentali per combattere l’indifferenza, che è il più grande forse dei mali a cui le iniziative che abbiamo organizzato vogliono essere invece una risposta.

E così sarà anche quest’anno, anche se fisicamente il treno non partirà e non ci potremo ritrovare tutti insieme. L’impegno per una memoria attiva e partecipata però rimane.

Dal treno della memoria i ragazzi spesso tornano diversi. È sicuramente un momento formativo molto importante.

Si sofferma Ugo Caffaz, ideatore e anima da tanti anni del treno della memoria toscano:

Il viaggio che la Toscana ha organizzato dal 2002 non ha mai voluto essere una gita.
Si tratta di un viaggio di studio ed approfondimento.

Non abbiamo mai voluto celebrare la memoria in modo sterile, bensì lavorato affinché i ragazzi attraverso i loro insegnanti arrivassero ad Auschwitz consapevoli di quello che andavano a vedere e potessero con i loro occhi essere testimoni dell’orrore che si è consumato in quei luoghi.

I meccanismi che fanno nascere i razzismi e li mantengono sono sempre gli stessi, ieri come oggi. Antidoti non ce ne sono. Ci sono vaccini: le iniziative con i ragazzi sono uno di questi. Ma i vaccini hanno bisogno per l’appunto di richiami continui.

Come il treno della memoria. Come incontrare i testimoni. Come visitare ad esempio il Museo della Deportazione a Figline di Prato che non a caso organizza da anni il viaggio del Treno della Memoria e il grande Meeting degli studenti al Mandela Forum.

Sottolinea la Direttrice Camilla Brunelli:

La nostra missione è anzitutto didattica e scientifica: organizziamo percorsi formativi e facciamo ricerca, con l‘obiettivo di far conoscere, attraverso approfondimenti e testimonianze, la storia della deportazione nei lager nazisti.

Il corso rivolto agli insegnati e gli incontri con i ragazzi
In cattedra durante l’imminente ‘Summer School’ che inizierà d’estate ma si allungherà fino a ridosso dell’inverno, ci saranno professori ed ospiti d’eccezione. Si parlerà dei 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, del fascismo e nazismo, della guerra totale e del contesto degli anni Trenta e Quaranta, del sistema concentrazionario nazista, della deportazione, non solo degli ebrei ma anche degli oppositori politici, dei militari italiani internati che dissero no alla Repubblica di Salò, degli omosessuali, dei testimoni di Geova, degli ‘asociali’ e dei rom e sinti.

Ci sarà spazio per approfondire il tema dello sterminio dei disabili, dei processi che seguirono allo sterminio, a guerra conclusa, della costruzione delle categorie dell’odio nel presente e delle politiche europee per la Memoria.

Il 28 agosto, primo incontro, interverranno con la vice presidente ed assessore alla cultura Monica Barni, il giornalista Gad Lerner, il consulente della Regione Toscana per le politiche della memoria Ugo Caffaz e Luca Bravi per il Museo della deportazione, ovvero l’ente che ogni anno organizza il corso e il viaggio degli studenti.

Un viaggio, nel 2021, che sarà virtuale per l’appunto: costituito nelle tappe di avvicinamento dagli otto momenti di dialogo on line che inizieranno il 10 settembre, un’ora ciascuno, e concluso, il 27 gennaio che è il Giorno della memoria, con il racconto affidato a chi all’inferno dei lager è sopravvissuto, ci saranno le sorelle Andra e Tatiata Bucci e Kitty Braun, e con un filmato che racconti i venti anni di esperienza toscana sulla memoria partecipata.

Naturalmente anche l’appuntamento del 27 gennaio si svolgerà con le scuole collegate da remoto, a differenza degli ottomila studenti da tutta la Toscana che, ad anni alterni, riempivano di solito il Mandela Forum a Firenze.

Undici convogli in diciotto anni
Il primo treno della memoria toscano, apripista per molte altre Regioni, partito da Firenze alla volta dei campi di Auschwitz e Birkenau in Polonia, è del gennaio 2002. A bordo c’erano 500 ragazzi accompagnati da docenti e personale di supporto, giornalisti, rappresentanti delle comunità ebraiche e delle minoranze perseguitate dai nazisti ed anziani ex deportati.

L’iniziativa è stata ripetuta l’anno successivo con 700 persone, alle delegazioni delle scuole superiori di tutta la Toscana si erano aggiunti quelli delle Università di Firenze, Siena e Pisa, nel 2004 con 800 partecipanti e un itinerario diverso, non più Auschwitz, Birkenau e Cracovia, ma il campo di Majdanek, nei pressi di Lublino, e le rovine del ghetto di Varsavia.

In occasione del 60esimo anniversario della liberazione di Auschwitz, nel 2005, la Regione Toscana ha organizzato ben due convogli speciali, per un totale di oltre 1200 ragazzi, partiti a distanza di undici minuti l’uno dall’altro. Due giorni di viaggio, come sempre, e tre in Polonia.

Poi la cadenza si è fatta biennale: in quelli pari il meeting al Mandela Forum di Firenze, sempre con ospiti e testimoni diretti, uno sguardo al passato ma anche al presente, e in quelli dispari il treno vero e proprio, ripartito alla volta di Auschwitz e Birkenau ancora nel 2007, 2009, 2011, 2013, 2015, 2017 e 2019, arricchito nelle ultime due edizioni da seminari e incontri a bordo durante il lungo viaggio. Undici volte in diciotto anni.

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