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‘I Porci’ al Nouveau Théâtre de Poche

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'I Porci'


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In scena il 13 e 14 maggio Napoli

Sabato 13 maggio, ore 21:00, e domenica 14 maggio, ore 19:00, presso il Nouveau Théâtre de Poche di Napoli, nell’ambito della rassegna ‘Effetto farfalla’, andrà in scena lo spettacolo ‘I Porci – una gastronomia Machista’, un progetto di Manuel Di Martino, Simone Miglietta, Alessandro Persichella, regia Manuel Di Martino, con Simone Miglietta e Alessandro Persichella, scene e costumi Federico Rizzo.

Sinossi

In un futuro distopico, gli ultimi due maschi alpha, incarnazione della tossicità machista, sono tenuti in gabbia e messi in mostra in uno zoo umano. Li vedremo nutrirsi, bestemmiare, praticare onanismo, azzuffarsi, ubriacarsi.

È uno spettacolo ironico e raccapricciante, ma allo stesso tempo l’unica testimonianza vivente di una cultura marcia che ha insozzato per secoli il nostro pianeta.

La ricerca

Il lavoro principia con un’indagine mnemonica dei due interpreti, all’interno della propria esperienza e delle proprie terre di origine – il Salento e le Valli di Lanzo, sintesi di una Settentrionalità e di una Meridionalità – in relazione a pratiche e atteggiamenti machisti.

Talvolta, la nostra indagine ha vestito costumi ridicoli, bizzarri, talvolta sono venute fuori delle vere e proprie storture antropologiche. Si ricerca il rapporto del macho con il cibo, la donna, Dio, si elencano ed analizzano accuratamente modi di dire, siti comuni, stereotipi.

Ne viene fuori un quadro turpe ma tenerissimo, un disegno raccapricciante ma sintomatico di un folklore perpetuato dal passato, sino alle attitudini ancora in vigore nelle nostre società machiste.

Note di regia

La ricerca sull’idioma ci permette di avvicinarci maggiormente alla sfera emotiva, ha dato la possibilità agli attori di esprimersi senza riserve, fino in fondo. Il testo è ricco di espressioni forti, volgari, bestemmie impronunciabili, e sappiamo che qualcuno potrebbe storcere il naso.

Noi però non ci tiriamo indietro. Il linguaggio è anche sporco, duro, spesso inaccettabile, ma bisogna accoglierlo per capirlo. Lo utilizziamo per andare oltre, in quei luoghi della nostra intimità dove gli altri, per pudore o piuttosto paura, non vanno.

Il lavoro con gli attori è stato al tempo stesso delicato e violento. Ci siamo addentrati nel fondo delle loro vite, scavando in quelle zone oscure dove i piccoli “machi” che sono in noi si rifugiano.

Li abbiamo tirati fuori e ce ne siamo vergognati. Li abbiamo chiusi in gabbia, ne abbiamo dato forma attraverso la deformazione. Abbiamo sottolineato le storture fisiche, i grugni, il temperamento grottesco.

Abbiamo portato il loro comportamento all’estremo, al parossismo. E poi ne abbiamo riso, tanto, abbiamo esorcizzato questi due mostri, che ora vivono fuori di noi.
Manuel Di Martino

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