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La formazione del giurista – Parte 1

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La formazione del giurista e l’esigenza di un odierno ripensamento epistemologico – Parte 1

Paolo Grossi (2003)

Ricerca scientifica e insegnamento sono in stretto rapporto. Occorre che sia rivista la strategia metodologica da parte del giurista, scuotendosi da un torpore che in Italia lo avvolge da almeno 200 anni. paoloIl giurista ha vissuto e vive senza scosse il ruolo che gli è stato assegnato dal potere politico dello Stato, quale rappresentante ed interprete della volontà popolare, con il conseguente assunto del primato della legge quale voce dello Stato e manifestazione della volontà generale; rigidissimo principio di legalità e della divisione dei poteri con l’assoluta riserva al potere legislativo, cioè politico della produzione del diritto. Eppure l’identificazione fra Stato e società civile, l’identificazione del contenuto della legge nella volontà generale è falsante, perché lo Stato non è mai capace di esprimere tutta la complessità e ricchezza della società. Il problema storico-giuridico sta in un insieme di principi e regole proiettati per l’eternità e da intendere come frutto di una verità oggettiva e portatori di un’intrinseca giustizia. La legalità: ogni manifestazione giuridica, purché legislativa, proveniente cioè dall’organo depositario della sovranità statuale è stata ritenuta giusta e meritevole di obbedienza. Il problema storico-giuridico sta tutto qui: nella “diffusa credenza di conquiste ultime ed eterne”, nella “fissazione di una dogmatica inchiodante, nell’indiscutibilità di certe categorie”; si rende necessaria, dunque, un’opera di de-storicizzazione di un materiale che in sé è storicissimo, maturato quale frutto di vicende storiche, e pertanto discutibile, consegnato al divenire del tempo e alla sua usura. “È inconcepibile l’abdicazione del giurista al suo ruolo attivo, la sua passività psicologica, il suo atteggiamento rinunciatario”. L’odierno giurista è sempre più vecchio e logorato da pigrizia intellettuale. Lo storico del diritto, forte del suo essere la coscienza critica, ha il dovere culturale di una rinnovata presa di coscienza, che non può essere avviata se non attraverso una rilettura critica di alcune fondazioni del nostro sapere, per comprendere se sono ancora adatte all’attuale situazione sociale e scientifica. Ancora oggi, al normale giurista appare naturale la connessione tra diritto e potere politico concepito come un vincolo necessario: il diritto deve essere prodotto da chi esercita poteri sovrani, ed è per questo stesso autorevole ed osservato dai sudditi; si manifesta in regole generali, astratte e rigide, rispetto alla cui formazione la comunità non interviene affatto, essendo “comandi non elastici e reclamanti pura obbedienza”. Lo storico ha il dovere di mostrare che tutto ciò è relativo. “Occorre acquisire piena consapevolezza della storicità e relatività di un ideario giuridico”, conclude Grossi.

 

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