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‘Fatti di terra (3)’ alla Stanza – ci sono cieli dappertutto

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In mostra il 7 ottobre a Narni (TR) nell’ambito di Umbria Green Festival

Riceviamo e pubblichiamo.

Domenica 7 ottobre dalle ore 11:30, a Narni (TR), presso il luogo per le arti Stanza – Ci Sono Cieli dappertutto si terrà l’inaugurazione dell’esposizione ‘Fatti di terra (3)’. Durante il vernissage, dalle ore 15:00, jam session di musica e letteratura, con interventi del sassofonista Enrico Ghelardi e dei poeti Maria Grazia, Claudio Damiani, Laura Pugno, Beppe Sebaste, Silvia Tripodi e l’antropologo Matteo Meschiari.

La mostra, giunta alla sua terza edizione, si svolge nell’ambito dell’edizione 2018 dell’Umbria Green Festival, che si terrà dal 4 al 7 ottobre tra Terni e Narni e che vuole essere un’esperienza collettiva di informazione e sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità, per guardare al progresso e ad un benessere ambientale, sociale ed economico, nella prospettiva di lasciare alle generazioni future una qualità della vita non inferiore a quella attuale.

In questa edizione di ‘Fatti di terra’ ad esporre le proprie opere saranno Claudio Pieroni, Enrico Partengo e Marco G. Ferrari.

La mostra, come i reading che si terranno nel pomeriggio, vuole essere una riflessione sulla problematica della proprietà del suolo e il paesaggio terrestre.

Noi non siamo proprietari della terra in cui viviamo, la nostra nazione, come luogo fisico, non ci appartiene e in questa ottica viene affrontata la tematica della migrazione come esperienza di passaggio e attraversamento.

Del resto, lo stesso abitare, a ben vedere, e come è stato sottolineato dalle mostre precedenti, non è una stasi, uno stato in luogo, ma è esso stesso movimento, un’avventura intensa, un verbo di moto a luogo.

Insegna e ispirazione ideale della mostra e dei reading, i due celebri versi di Virgilio:

Io stesso ignoto, derelitto, percorro i deserti
della Libia, respinto dall’Europa e dall’Asia
Eneide, I, 384-385 

Claudio Pieroni esporrà la sua opera inedita ‘Non sono venuto al mondo…’, che da una parte affronta la tematica della migrazione verso un occidente idealizzato, come viene visto dallo sguardo degli abitanti del terzo e quarto mondo, salvo poi trovarsi a vivere in una sorta di realtà parallela fatta di clandestinità e di ghetti, d’incomprensione e di feroce incomunicabilità; dall’altra è un dissimulato omaggio a una delle opere più segrete e intense della storia dell’arte, il dipinto ‘Pallade’ e il ‘Centauro’ di Sandro Botticelli, sintesi della forza beatificante della Grazia che, in ogni cultura, ammansisce e guida la pura forza, umana e/o animale.

Il titolo dell’installazione richiama, inoltre, il verso di René Daumal ‘non sono venuto al mondo per forgiare le braccia ai centauri’, ‘La manière d’être’. La musica è di Damiano Tata.

‘Spirit Lever’, 2015–16 è, invece, l’opera di Marco G. Ferrari, un video a colori che cerca le particolarità di un luogo sacro e presenta gli artefatti di un vulnerabile stato di essere.

Girato a Jaipur, Nuova Delhi e Koliyak, India, durante l’autunno del 2015, l’artista ha documentato tre luoghi che contengono o promuovono siti sacri.

I posti filmati sono interconnessi tramite la sostanza dell’acqua: quella filtrata nella piscina di un albergo di lusso a Jaipur; l’acqua accumulata del pozzo a gradini di Hazrat Nizamuddin ki Baoli a Nuovo Delhi; e l’acqua che si sposta nell’alta e bassa marea del golfo di Khambhat, dove il tempio di Nishkalank Mahadev è situato un chilometro dalla riva, visitabile solo durante la bassa marea.

Nei dipinti di Enrico Partengo ‘la materia pittorica – terre, bitumi, grafiti – ha un legame diretto con il suolo e il paesaggio’.

Non a caso l’artista ha scritto che per lui ‘la geologia è stata uno strumento per investigare e leggere il mondo’.

Altrove ha dichiarato che nelle sue opere ‘filo conduttore è il tema della memoria, intesa metaforicamente come memo-ria geologica e processo di pedogenesi’.

La ‘stratificazione’ dei materiali spinge il soggetto nelle profondità del quadro, creando qualcosa come un fantasma di un paesaggio. La continua cancellazione e ripresentazione del segno porta ogni lavoro a un’evoluzione illimitata nel tempo.
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