Home Rubriche ArteFatti Diario di un’archeologa, ultimo appuntamento

Diario di un’archeologa, ultimo appuntamento

1279
Diario di un'archeologa


Download PDF

Eccoci all’ultimo appuntamento del Diario di un’archeologa.
Nello scorso articolo ero ancora al Passo Cento Croci e alloggiavo a Boschetto, una piccola frazione del Comune di Albareto, in provincia di Parma.
Oggi non sono più lì, ho cambiato per l’ennesima volta posto e abitudini, ho dovuto reimpostare ritmi lavorativi e riaprirmi a nuove conoscenze. Abituarmi a un diverso modo di parlare, di interagire e di vivere i rapporti tra i singoli e la collettività.

È il mio lavoro, fatto di scoperte che non sempre e non necessariamente pertengono all’archeologia e alla storia dei luoghi. Ed è questo, oltre all’aspetto meramente magico del ritrovamento, ciò che smisuratamente amo del mio mestiere.

Non che il cambiamento non comporti fatica, momenti di scoramento, attimi di smarrimento e senso di solitudine. Quando continuamente parti, continuamente lasci.
E l’abbandono, si sa, è una fonte inesauribile di algidi stati d’animo.

Mi trovo a Decorata adesso, una frazione di trecento persone del Comune di Colle Sannita, in provincia di Benevento, a circa ottocento metri sul livello del mare. Sono di nuovo in montagna e di nuovo all’interno di un Parco eolico, ma stavolta c’è una novità. Non sono più l’unica archeologa in cantiere, c’è Jari con me, collega e amico di mille avventure.

Jari l’ho conosciuto in Trentino Alto Adige nel 2013, lavoravamo insieme su un sito preistorico e ci ha sempre unito l’amore per la stessa squadra. È un tifoso del Napoli Jari, nonostante sia originario di Mantova e parli un italiano marcatamente settentrionale. Una volta, d’estate, siamo addirittura andati a vedere l’allenamento della nostra squadra in ritiro, a Dimaro! Lo racconto sempre con grande orgoglio, soprattutto ai tifosi juventini del sud.

Questa settimana è stata impegnativa per noi. L’attività di ricognizione archeologica di un’area dell’immenso parco eolico ci ha completamente rapiti. Abbiamo ispezionato il terreno smosso dalle attività agricole per chilometri, ma con appaganti soddisfazioni.

Siamo riusciti a recuperare un bulino, un probabile grattatoio, cinque scarti di lavorazione in selce, tutti preistorici e, sorpresa delle sorprese, una vertebra mineralizzata, allo stato di fossile della lunghezza di circa dieci centimetri, con in superficie ancora ben evidenti i pori ossei dal diametro medio di un millimetro.

Ovviamente, tali evidenze ci hanno messi in allerta e spinto a tenere ancora più alta la soglia d’attenzione durante i lavori di movimento terra eseguiti dagli escavatori.
Quando mi capita di soffermarmi, realizzo di essere già catapultata in un’altra realtà, focalizzata sul nuovo cantiere e presa dai normali impegni che questo lavora comporta.

Eppure, non c’è giorno che passi senza volgere un pensiero ai ragazzi irpini che per cinque mesi, al Passo Cento Croci, hanno condiviso con me il pane, la tristezza, i giochi, la rabbia e la gioia. Penso agli abitanti di Boschetto, tutti, che mi hanno accolta come una di loro, ad Alessandro che a Boschetto ho conosciuto e che spero resterà l’amore per tutta la vita.

Una cosa, tra le tante, veramente importante mi ha insegnato il mestiere che faccio. Famiglia può essere tutto il mondo e casa, quella autentica, risiede dentro ognuno di noi. Bisogna averne cura.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente‘Le giornate di Napoli – FTIS’ al Teatro La giostra
Articolo successivo‘Schubert 1828’, nuovo album di Alexander Lonquich
Marilena Scuotto
Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale on-line ExPartibus.