Dai fratelli De Rege al ‘Vieni avanti cretino’ di Allocca e Varone

Dai fratelli De Rege al ‘Vieni avanti cretino’ di Allocca e Varone

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In scena uno splendido ed esilarante excursus dell’avanspettacolo in chiave partenopea

È andato in scena ieri, in replica per la seconda volta, alle ore 21:00, presso il Teatro Petrolini dell’ex Carcere Angiulli, Piazza Angiulli, Santa Maria Capua Vetere, ‘Vieni avanti cretino’, con Giovanni Allocca, Enzo Varone e Marco Mantovanelli. Scrittura e regia Giovanni Allocca ed Enzo Varone, musiche del maestro Marco Mantovanelli, produzione Associazione Fratelli De Rege.

Come preannuncia il titolo, l’opera di Allocca e Varone è un bellissimo viaggio nel tempo attraverso il teatro, l’avanspettacolo, il cabaret, il varietà e lo sketch contemporaneo, in compagnia delle coppie comiche più significative della storia dello spettacolo italiano. Il tutto condito splendidamente dalle canzoni del repertorio classico e contemporaneo napoletano suonate e interpretate magistralmente al pianoforte dal maestro Marco Mantovanelli.

Dopo l’apertura con Napul’è di Pino Daniele, la traversata comincia con i fratelli De Rege, la cui opera più celebre presta il nome al lavoro di Allocca e Varone e da non confondere con la commedia ‘Vieni avanti cretino’ del 1982 diretta da Luciano Salce e interpretata da Lino Banfi.

Guido e Giorgio, detto simpaticamente Ciccio, nati alla fine dell’Ottocento a Casagiove, vengono interpretati da Allocca e Varone in maniera sorprendente, richiamando anche le pochissime notizie pervenute dalle fonti. Per esempio, Allocca in scena mostra un naso finto, poiché pare che il più giovane dei due, Giorgio, fosse senza naso al centro di una innaturale depressione, a conferirgli un’aria strampalata e ilare.

Arriviamo al 1951, anno in cui fu scritta da Totò, con Malafemmena ad aprire la seconda tappa del nostro viaggio. Eduardo e Peppino De Filippo raccontano la storia del loro primo amore finendo poi a scoprire, in maniera tragicomica, un tradimento della prima fiamma di Eduardo col fratello Peppino.

L’amore è come la scarlattina. Chi non l’ha avuta, l’avrà.

A seguire Uocchie c’arraggiunate, canzone scritta da Alfredo Falco Fieni e musicata nel 1904 da Rodolfo Falvo e Reginella scritta nel 1917 da Libero Bovio.

Riprende lo spettacolo con la rivisitazione di uno degli sketch di Rosalia e Beniamino Maggio, ripreso successivamente anche da Ciccio Ingrassia e Franco Franchi. Esilarante Allocca nell’intonazione di Core ‘ngrato scritta nel 1911 dall’emigrato calabrese Riccardo Cordiferro.

Arriviamo al cabaret nel quarto frame col vigile e l’automobilista, separato dal brano di Pino Daniele I say i’ sto cca’, dall’ultimo sketch i provini e il fravecatore tratto da un testo scitto da Paolo Caiazzo.

Esilarante lo spettacolo in tutta la sua complessa articolazione. Note di merito alla scrittura, alla composizione particolarmente densa di riferimenti storici e culturali, e alla direzione.

Splendidi Allocca e Varone nell’interpretazione di tutti i personaggi; un fravecatore superlativo quello di Allocca. Belli i costumi cambiati a ogni sketch, bellissima voce quella di Marco Mantovanelli a interpretare tutti i brani musicali.

Accurate le luci, semplice la scenografia con solo un paravento e il pianoforte in scena.

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Marilena Scuotto

Autore Marilena Scuotto

Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale on-line ExPartibus.