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Cosa resta dei diritti umani?

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Diritti umani


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Tra salvaguardia e strumentalizzazione

Durante l’Illuminismo cominciarono ad essere elaborati molti dei principi che portarono al concepimento dei diritti umani, ovvero tutte quelle accezioni che definivano gli uomini creati tutti uguali, tutti dotati di inalienabili diritti, tra i quali la vita, la libertà e la legittima ricerca della felicità.

Questi presupposti furono poi consolidati con l’inizio del Processo di Norimberga, in cui vennero messi a giudizio gli ufficiali dell’esercito tedesco colpevoli dei gravi crimini di guerra perpetrati a danno degli ebrei e dell’umanità, durante la Seconda Guerra mondiale, e con la promulgazione del 10 dicembre 1948, da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, della Dichiarazione dei diritti umani. Furono ritenuti tali, oltre al diritto alla vita e alla libertà, il diritto alla libertà di opinione e di espressione, a non subire la tortura, trattamenti o punizioni crudeli, disumane e degradanti, il diritto alla sicurezza della persona.

L’ONU, inoltre, con la Dichiarazione estendeva a garantire per legge il diritto al cibo, alla salute e al benessere, ai servizi sociali, ai vestiti, alle cure mediche, all’assistenza durante i periodi di disoccupazione, malattia, vecchiaia, disabilità, soprattutto in assenza delle condizioni di base utili a garantire la sopravvivenza.

Successivamente, altri trattati e convenzioni sono stati stipulati a livello internazionale, ma con esigua efficacia soprattutto per quei paesi che, per motivi economici e politici, poco o troppo interferiscono con le dinamiche di potere degli Stati che lo detengono. Ottocentomila ruandesi furono violentemente trucidati nel 1994 da un popolo rivale, ma nessun paese membro dell’ONU intervenne durante il genocidio né tantomeno ne dichiarò la punibilità.

In almeno centocinquanta paesi, due delle più grandi organizzazioni non governative a livello mondiale che si muovono a tutela dei diritti umani, Amnesty International e Human Rights Watch, hanno registrato gravi violazioni dei diritti della persona: detenzioni senza colpa, senza processo, torture, violenze, omicidi commessi nelle carceri dalla polizia locale, dall’esercito o dai paramilitari.

Le persone che entrano nel circuito delle organizzazioni non governative e che lavorano a tutela dei diritti umani affrontano non solo le violazioni individuali come l’esproprio della terra, la tortura, l’assassinio, la sparizione e lo stupro, ma anche gli oltraggi collettivi, sociali, culturali ed economici. Spesso lavorano per grandi gruppi, Istituti di credito e Istituzioni.

Tutte le norme e i codici legislativi internazionali lasciano che si occupino gli Stati – Nazione dell’applicazione delle leggi a tutela dei diritti umani, ma contemporaneamente sono proprio questi, in teoria indipendenti e autodeterminati, che violano e ledono i diritti umani attraverso l’uso delle armi e delle forze armate.

Uno strumento che ha dimostrato essere utile per la diffusione dei soprusi taciuti e per la loro condanna è appunto la comunicazione. Quando l’ex presidente del Cile, Augusto Pinochet fu arrestato nel Regno Unito per genocidio e tortura, ma anche per le inquietanti vicende dei desaparecidos, la notorietà del caso permise alla Corte inglese di non concedergli l’immunità, nonostante fosse un ex capo di Stato.

Altre gravi violazioni sono una consuetudine durante le guerre intestine e le successive fughe verso altri Paesi da parte dei profughi e dei rifugiati politici. Esistono violazioni per ragioni legate alla razza, alla nazionalità, alla religione, all’appartenenza a un determinato gruppo, al credo politico, motivo per cui spesso si richiede asilo all’estero.

Certo è, che anche la concessione dell’asilo, le modalità attraverso questa avviene, sono foriere di specifici interessi da parte dei Paesi ospitanti che possono, in maniera discriminatoria, scegliere, a ragioni mirate, chi possa usufruire dell’asilo politico e chi no. Per alcune persone di specifiche etnie risulta più semplice l’accesso in territorio straniero, mentre ad altre l’ingresso viene oltremodo negato con relativa intercettazione e rimpatrio immediato.

Thomas Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti sottoscrive:

Riteniamo che siano per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi vi sono la vita la libertà e la ricerca della felicità.

Allo stesso modo, l’uguaglianza, la fratellanza e la libertà rivoluzionarono la Francia fino a diventare motto nazionale della Repubblica Francese.

Ma perché questi valori vengono irrimediabilmente depotenziati di significato quando a rivendicarli è un popolo altro?

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Marilena Scuotto

Autore Marilena Scuotto

Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Giornalista pubblicista, archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale online ExPartibus.