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CLN: ‘Cacciamo Speranza! Subito una raccolta firme’

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Roberto Speranza


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Il Comitato di Liberazione Nazionale attacca Speranza a seguito della sentenza del TAR Lazio che ne sospende la circolare sulle terapie domiciliari

Riceviamo e pubblichiamo dal Comitato di Liberazione Nazionale.

La Sezione Quater del TAR del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Comitato di Liberazione Nazionale contro il Ministero della Salute, per l’annullamento previa sospensiva della circolare ministeriale relativa alle Gestione dei pazienti Covid-19, aggiornata al 26 aprile 2021, nella parte che prevede “unicamente una ‘vigilante attesa’ e somministrazione di fans e paracetamolo e nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da Covid”.

I giudici ribadiscono l””onere imprescindibile” dei medici di “agire secondo scienza e coscienza” secondo la propria professionalità e titolo specifico acquisito. Pertanto ritengono che il contenuto della nota ministeriale “si pone in contrasto con l’attività professionale” dei medici.

Il TAR ha stabilito, oltre ogni ragionevole dubbio, che i medici sono stati posti nell’impossibilità di poter operare in scienza e coscienza, e che ci sono migliaia di decessi non figli del Covid, ma di scellerate linee guida che, ove applicate, hanno potuto determinare conseguenze gravissime, anche esiziali, per molti cittadini. Linee che hanno, tra l’altro, contribuito ad intasare Ospedali e Pronto Soccorso.

A ciò si aggiunga che il Ministro Speranza non ha mai attuato il Piano Pandemico, rendendosi quindi anche protagonista di una gravissima omissione dei suoi obblighi giuridici, sanciti dalla legge n.833 del 23 dicembre 1978, di sorveglianza e prevenzione sanitaria.

Alla luce di quanto appurato, ed alla luce della sentenza del TAR Lazio, ci saremmo aspettati che il Ministro Speranza avesse la dignità di rassegnare le dimissioni, ma così non è stato.

Invero, l’atteggiamento di sicurezza e di superiorità mostrato innanzi ai media rendono ancora più manifesta l’inadeguatezza del soggetto a permanere nel proprio ruolo.

Un Ministro della Salute che impedisce ai medici di curare i malati è un evidente pericolo per tutta la collettività. Per questo avrebbe già dovuto rassegnare le proprie dimissioni.

Ora, posto che questo non è stato fatto e che la nostra Costituzione non considera, almeno esplicitamente, la possibilità per un primo ministro di revocare (o proporre la revoca) di uno dei suoi ministri, cosa che altrimenti siamo certi il Premier Draghi avrebbe fatto senza indugio, spetta quindi al neo costituito CLN farsi carico di tale istanza attraverso una raccolta firme volta a deporre il Ministro Speranza, e conseguentemente il sottosegretario Sileri, la cui responsabilità è aggravata dal fatto di avere le competenze, essendo medico chirurgo, per comprendere appieno gli errori che venivano compiuti e che sono stati ora pienamente palesati dal TAR.

Sono ormai numerose le tesi secondo le quali coloro che hanno gestito questa lunghissima emergenza sanitaria dovrebbero essere chiamati a rispondere delle molteplici responsabilità emerse, teoria che alla luce del TAR appare sempre più condivisibile, ma ciò che è ormai fuori dubbio è che in uno stato democratico non possa sedere un minuto di più in Parlamento, e tantomeno in un ruolo di indirizzo e gestione quale quella di vertice di un Ministero – ed in una posizione così strategica e delicata vista la fase storica che si sta attraversando – chi, come il Ministro Speranza, ha commesso tanti errori.

Nota del Direttore

Abbiamo ricevuto questo comunicato del Comitato di Liberazione Nazionale qualche ora prima che, con atto monocratico, Franco Frattini, Presidente del Consiglio di Stato, sospendesse la citata sentenza del TAR romano fino alla camera di consiglio del 3 febbraio 2022.

Che ci fossero delle reazioni, anche e soprattutto a livello giudiziario, era qualcosa che si attendevano un po’ tutti.

Meno scontate, invece, sono le motivazioni del decreto, contenute, sostanzialmente, nel seguente passaggio:

“Ritenuto che, in questa sede di delibazione sommaria, laddove non emerge una puntuale motivazione circa il carattere vincolante censurato, appare invece:
– che il documento contiene, spesso con testuali affermazioni, “raccomandazioni” e non “prescrizioni”, cioè indica comportamenti che secondo la vasta letteratura scientifica ivi allegata in bibliografia, sembrano rappresentare le migliori pratiche, pur con l’ammissione della continua evoluzione in atto;”

La sospensione avviene perché non si ravvisa l’obbligatorietà della circolare.

Ci chiediamo, allora, come siano maturate le sospensioni e radiazioni nei confronti dei medici che non si sono attenuti alle ‘raccomandazioni’.

Torneremo sull’argomento con un approfondimento nelle prossime ore, in cui, partendo da questi presupporti, porteremo avanti alcune riflessioni sulla vicenda.
Pietro Riccio

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