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‘La Cena di Audrey’: intervista a Vincenzo Di Segni

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Una cena a “più dimensioni” che scansiona l’impronta spirituale dei due protagonisti

Stamattina, 20 luglio, ho avuto il piacere di incontrare un autore dalle caratteristiche peculiari, che ha all’attivo due romanzi.
Si chiama Vincenzo Di Segni, è laureato in Filosofia e lavora presso il Co.Re.Com Campania.
Davanti ad un fumante caffè partenopeo, Di Segni mi racconta un po’ di sé, di ciò che scrive e di dove ha intenzione di andare.

Il mio primo romanzo, “La primavera di Davide”, edito nel 2011, in forma di epistolario, narra le turbolenze che agitano il rapporto tra un giovane inquieto ed una madre “virile”, non tralasciando passaggi di forte empatia emotiva.

Il secondo, “La cena di Audrey”, edito nel 2015, è il compimento e l’inizio di un percorso letterario che ha saputo alleggerire la narrazione senza rubarne la dimensione letteraria.
Un viaggio ed un incontro culminante in una cena a “più dimensioni”, che compie il percorso della maturità.

Perché il titolo “La cena di Audrey”? – Chiedo -.

Perché la cena scansiona l’impronta spirituale dei due protagonisti.

Da queste prime battute, mi rendo conto di essere di fronte ad una persona molto introspettiva, che utilizza un linguaggio ad impronta ibrida fra l’ermetismo e l’intimismo.

La spiritualità di Di Segni si percepisce quasi a “tatto” ed il carisma che infonde nelle parole che proferisce è eccezionale, ma, al contempo, riservato, quasi schivo.

Continua, parlandomi del riscontro positivo che sta avendo dai lettori che man mano si avvicinano al suo ultimo scritto e ne discutono durante le presentazioni in numerose librerie campane e non.

Hai un progetto particolare per il tuo futuro di uomo?

Un viaggio in solitudine per trovare la giusta ispirazione.

L’autore rappresenta in realtà, l’esigenza spirituale e mentale di partire per una meta ancora da definire, al solo fine di ritrovarsi e chiedere all’Universo quella che lui identifica come “giusta ispirazione”.

Un viaggio che inizia “logisticamente” fuori di sé, ma che, inevitabilmente, lo condurrà nuovamente a guardarsi dentro e a donare alle pagine bianche altre e brillanti storie da raccontare.

Hai mai pensato di scrivere un libro a quattro mani? Se sì, con quale tipologia di persona?

Certamente. Lo scriverei con una persona fortemente provata dalle esperienze della vita, disposta a condividere un viaggio esistenziale con empatia e verità letteraria.
Una persona in cerca di risposte sul possibile senso dell’esistenza.

C’è qualche autore o scrittore a cui ti ispiri nello scrivere?

No, nessuno.

Quale testo hai sempre sul comodino, accanto al letto?

“Essere e Tempo” di Heidegger.

Stai scrivendo già qualcosa di nuovo?

Si, ho qualcosa in mente, ma è tutto in fase embrionale per adesso.

Eventi in programma?

Si, avrò il piacere di presentare “Il Pescatore di Kalkan” scritto da Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese il prossimo 21 luglio, presso la Profumeria Artistica Letteraria di Francesco Magnetta, in Sant’Anastasia, ed incontrerò nuovamente i miei lettori che ho conosciuto durante la scorsa presentazione, avvenuta nello stesso scenario.

Il tempo a nostra disposizione è terminato.

Entrambi dobbiamo ritornare al nostro lavoro. Una forte stretta di mano sigilla quest’incontro davvero piacevole e quasi confidenziale direi.

Augurando tanta fortuna a Di Segni, riporto qui di seguito un breve passo del suo testo:

Quando ho percepito l’interezza e la continuità del movimento che l’invisibile reca con sé, sono penetrato nel mio eterno cammino.

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Autore Antonio Masullo

Antonio Masullo, giornalista pubblicista, avvocato penalista ed esperto in telecomunicazioni, vive e lavora a Napoli. Autore di quattro romanzi, "Solo di passaggio", "Namastè", "Il diario di Alma" e "Shoah - La cintura del Male".