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Al via il partenariato esteso RETURN

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RE RETURN


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26 enti, coordinati dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, tracciano il percorso della resilienza ai rischi ambientali, naturali e antropici

Riceviamo e pubblichiamo.

Nasce RETURN – multi-Risk sciEnce for resilienT commUnities undeR a changiNg climate – il Partenariato Esteso che vuole rafforzare le filiere della ricerca sui rischi ambientali, naturali e antropici a livello nazionale e promuovere la loro partecipazione alle catene del valore strategiche europee e globali.

26 partner, tra cui 12 Università, 5 Enti di ricerca e Centri di Competenza, 6 privati, 2 Enti territoriali e il Dipartimento di Protezione Civile per un investimento erogato dal MUR di 115.100.000 euro, attraverso il potenziamento delle conoscenze di base, mirando all’applicazione e allo sfruttamento della tecnologia, il PE RETURN contribuirà a rafforzare le competenze chiave, il trasferimento tecnologico e di conoscenze, nonché la governance italiana nella gestione del rischio di catastrofi, con il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, stakeholder e imprese private.

Spiega il responsabile scientifico del progetto, Domenico Calcaterra:

Le recenti tragedie di Senigallia e Casamicciola confermano la drammatica e perdurante attualità dei rischi geoambientali nel nostro Paese.

La comunità scientifica italiana si accinge a rinnovare il proprio impegno nei confronti del Paese, dando il via al Partenariato Esteso RETURN, nell’ambito del quale si adotterà un approccio multirischio per la realizzazione di condizioni di resilienza in contesti urbani e metropolitani ed in relazione alle infrastrutture critiche, per contrastare conseguenze ed effetti dovuti a rischi interconnessi e correlati al cambiamento climatico.

Il partenariato esteso Return vedrà lavorare insieme per tre anni 26 soggetti tra università, enti di ricerca, aziende e Dipartimento della Protezione civile.

La Federico II avrà il ruolo di Hub, e quindi che coordinerà tutte le attività, affiancata dai 25 partner che sono ripartiti in otto spoke, ognuno dei quali affronterà una tematica particolare.

Quattro di questi spoke affronteranno i principali rischi dei quali ci occuperemo e quindi i rischi legati all’acqua, alle deformazioni della superficie terrestre terremoti e vulcani e poi i rischi connessi all’ambiente.

Altri tre spoke si occuperanno degli impatti che i rischi hanno sulla popolazione e sul costruito, quindi aree metropolitane e urbane, infrastrutture critiche e poi uno di questi tre spoke è dedicato alla comunicazione, un tema per noi particolarmente importante, perché riteniamo che con una comunicazione molto più intensa di quanto non sia stata fatta fino a oggi, si possa venire ad una più efficace mitigazione dei rischi, convincendo i cittadini ad adottare buone pratiche prima, durante e dopo l’accadere di eventi calamitosi.

L’ottavo spoke, infine, si occuperà dei cambiamenti climatici, quindi, dello scenario che governa gran parte dei rischi dei quali ci occupiamo e soprattutto quello cosiddetto idrogeologico che annovera le frane e alluvioni.

Dice il responsabile della Fondazione Return, Andrea Prota:

Il progetto che parte oggi è un partenariato esteso nell’ambito della tematica 3 del PNRR e quindi quella che guarda i rischi ambientali, naturali e antropici. È un progetto che porta un’agevolazione complessiva di 115 milioni di euro per 24 partner a cui si aggiungono Generali, le assicurazioni, e il Dipartimento della Protezione Civile, che partecipano senza chiedere agevolazioni.

La Federico II è capofila di questa iniziativa che vede coinvolti i più grandi Atenei italiani impegnati da sempre sul tema dei rischi. Questo è un progetto che riguarda tutti i rischi e ha la particolarità che il finanziamento arriva al 100% dal campo 22 che significa, riduzione di gas serra e adattamento e mitigazione climatica.

Il grande link che dobbiamo sottolineare è quello tra lo studio, prevenzione e monitoraggio dei rischi con il cambiamento climatico.

Il progetto ha una forte componente di studi dei modelli climatici che impattano sui rischi. Una componente interessante che va evidenziata è la parte sociale, perché uno studio sui rischi e di azioni che riducono i rischi non possono non prevedere un coinvolgimento delle nostre comunità.

Chiari i principali obiettivi scientifici del PE RETURN, in linea con le nuove sfide proposte dagli obiettivi e dalle priorità del Piano Nazionale della Ricerca, PNR:

• Migliorare la COMPRENSIONE dei rischi ambientali, naturali e antropici, nonché la loro interrelazione con gli effetti dei cambiamenti climatici;

• Migliorare la PREVISIONE dei rischi e le metodologie per la prevenzione, l’adattamento e la mitigazione;

• Sviluppare nuove METODOLOGIE e TECNOLOGIE per il monitoraggio;

• Promuovere un uso più efficiente e sostenibile di DATI, PRODOTTI e SERVIZI;

• Rafforzare il ponte tra la RICERCA e i PRODOTTI FINALI, valorizzando trasversalmente le competenze, il trasferimento tecnologico e l’integrazione dei servizi.

Il PE RETURN mira, quindi, a individuare strategie di mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti ambientali e del clima a partire da valutazioni del rischio naturale e antropico eseguite attraverso nuove metodologie, utili alla ricostruzione di scenari quantitativi degli effetti sui beni e degli impatti sociali ed economici.

Il finanziamento PE RETURN:

Il Ministero dell’Università ha avuto circa 6 miliardi a disposizione che ha ripartito in quattro principali misure una delle quali è quella che riguarda i partenariati estesi che si sono affiancati alle infrastrutture della ricerca ai centri nazionali agli ecosistemi. Sono stati finanziati 14 partenariati, tra cui RETURN, che l’è aggiudicato per la misura che riguarda i rischi naturali antropici ed ambientali.

Sottolinea il Sindaco metropolitano Gaetano Manfredi:

È un partenariato molto importante, ha il ruolo di garantire quella capacità di trasformazione, sia del sistema industriale sia del sistema delle istituzioni pubbliche, che deve essere permanente, per migliorare quella che è la qualità di risposta, di resilienza del nostro Paese rispetto al tema dei rischi.

È un partenariato che ha visto il sostegno di tutte le grandi città metropolitane d’Italia perché il tema del rischio è strettamente connesso anche ai temi della complessità delle città e oggi non è più possibile valutare in maniera verticale il rischio.

Ci sono tantissime interazioni, anche i fatti di Ischia lo dimostrano. Quindi è necessario un approccio molto innovativo, molto integrato e che vede insieme il mondo della ricerca e il mondo della protezione civile e il mondo delle istituzioni per fare in modo che anche rapidamente quelle che sono le scoperte e le nuove tecnologie, le nuove metodologie che vengono messe in campo possono essere applicate realmente sul territorio proprio nell’interesse della sicurezza dei cittadini.

Evidenzia dal Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio:

Il sistema di protezione civile è un sistema che si basa molto sul rapporto con la Comunità scientifica. In questo partenariato oltre alla comunità scientifica ci sono strutture che operano sul territorio e che fanno parte del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

Il senso di far parte di questo partenariato sta nel fatto che i fondi del PNRR hanno questa parte dedicata alla parte della resilienza della comunità scientifica, di come la scienza può essere utile e come la scienza può immaginare i percorsi di resilienza.

E noi siamo molto contenti che sia stato immaginato la partecipazione del Dipartimento nazionale di Protezione civile che diventa un partner che accompagna questi percorsi nella piena libertà di quelle che sono le procedure scientifiche, ma che poi finalizzano nelle azioni di protezione civile.

Il Partenariato esteso è stato presentato stamattina nel complesso federiciano dei Santi Marcellino e Festo dai referenti del progetto Domenico Calcaterra e Andrea Prota, della Federico II, introdotti dal delegato alla Ricerca della Federico II, Lorenzo Marrucci, dal Sindaco della Città metropolitana di Napoli, Gaetano Manfredi, dal Capo del Dipartimento della protezione civile, Fabrizio Curcio, da Fabrizio Cobis, della Direzione generale per il coordinamento e lo sviluppo della ricerca del MUR e dai referenti degli otto Spoke in cui si articola il partenariato.

Sono intervenuti per lo Spoke VS1, Water, Francesco Ballio, del Politecnico di Milano, per lo Spoke VS2, Ground instabilities, Salvatore Martino, dell’Università di Roma Sapienza, per lo Spoke VS3, Earthquakes and volcanoes, Pierfrancesco Dellino, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, per lo Spoke VS4, Environmental degradation, Cosimo Solidoro, dell’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, per lo Spoke TS1, Urban and metropolitan settlements, Andrea Prota e Mario Rosario Losasso, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, per lo Spoke TS2, Multi-Risk Resilience of Critical Infrastructures, e Pierluigi Claps, Politecnico di Torino, per lo Spoke TS3, Communities’ resilience to risks: social, economic, legal and cultural dimensions, Fabio Castelli, dell’Università degli Studi di Firenze, per lo Spoke DS, Science underpinning Climate services for risk mitigation and adaptation, Alberto Montanari, dell’Università di Bologna Alma Mater Studiorum.

Le attività

Le attività previste dal PE RETURN riguardano otto aree tematiche, gli Spoke, organizzate in tre gruppi.

Il primo gruppo contiene gli Spoke riguardanti i processi pericolosi connessi all’acqua, alle instabilità della superficie terrestre, ai terremoti, ai vulcani e alla degradazione dell’ambiente. Le attività di questo gruppo si identificano, nello schema di progetto, come linee tematiche verticali.

Il secondo gruppo contiene gli Spoke inerenti alla valutazione degli impatti di eventi ambientali, naturali e antropici sul costruito in aree urbane e metropolitane, sulle infrastrutture critiche e sulle comunità. Le attività di questo gruppo si identificano, nello schema di progetto, come linee tematiche trasversali.

Il terzo gruppo coincide con lo Spoke che tratterà il cambiamento climatico, le cui attività si identificano, nello schema di progetto, come linee diagonali rispetto a quelle degli Spoke verticali e trasversali.

Gli Spoke saranno coordinati, dal punto di vista scientifico ed amministrativo, dall’hub costituito presso l’Ateneo federiciano che, insieme agli altri partner, ha dato vita alla Fondazione RETURN.

A svolgere il ruolo di presidente della Fondazione è stato designato il professore Andrea Prota, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Ateneo federiciano. La responsabilità scientifica del partenariato è affidata al professore Domenico Calcaterra, Ordinario di Geologia Applicata dello stesso Ateneo.

In tale struttura, utile all’implementazione di una visione scientifica multi- e trans-disciplinare, il contributo direttivo del Dipartimento della Protezione Civile, coinvolto nella gestione nazionale del rischio di catastrofi, e l’esperienza del Gruppo Ferrovie dello Stato, in termini di requisiti operativi nella gestione e mitigazione del rischio per le infrastrutture critiche, orienterà le attività verso la soluzione di grandi problemi, permettendo di passare direttamente dalla ricerca di base all’utilizzo dei suoi risultati.

I numeri del partenariato

– Contributo erogato dal MUR: 115.100.000 euro

– Data di inizio del progetto: 1° dicembre 2022

– Durata del Progetto: 36 mesi

– Ente Capofila: Università di Napoli Federico II

– Responsabili partenariato: professore Andrea Prota, Presidente Fondazione; professore Domenico Calcaterra, Responsabile scientifico

– Partner coinvolti: 26, di cui 12 Università (Napoli Federico II, Alma Mater Studiorum Bologna, Bari, Cagliari, Enna Kore, Firenze, Genova, Padova, Palermo, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Roma Sapienza), 5 Enti di ricerca e Centri di Competenza (OGS, CIMA, ENEA, Eurac Research, Fondazione Ca’ Foscari), 6 privati (Gruppo FS Italiane, Almaviva, Engineering, Generali Assicurazioni, IREN, ENI Rewind), 2 Enti territoriali (Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino meridionale, ARPAE Emilia-Romagna), Dipartimento di Protezione Civile

– Ricercatori impegnati: 347

– Contratti da attivare: almeno 100 ricercatori a tempo determinato di tipo A, oltre ad alcune decine di borse di dottorato e di assegni e/o contratti di ricerca.

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