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Via umida e via secca in Massoneria

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San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello


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Si opera con la bilancia del Fuoco (via Ignea), con la bilancia dell’acqua (via Umida), o con la combinazione delle due.
Geber, alchimista arabo – Libro delle Bilance

Ognuno di noi, per gli altri è un “altrove”.
Hermes

Prima di immergermi in questa riflessione di natura simbolica, vorrei chiarire il mio modo attuale di vivere la Cerca utilizzando alcune parole tratte dal manifesto Incoerista di Rémi Boyer:

a) non ci sono valori universali, ma soltanto personali. La Questione dei valori, origine di tutti i conflitti, interni o esterni, si risolverà con la sparizione della Persona.

b) la ricerca del superamento dell’arte trova il suo apogeo nella Cerca di un’Arte del Nulla, Arte assoluta dell’Intervallo. All’lncrocio della Bellezza Assoluta, della Virilità Assoluta, della Femminilità Assoluta, solo l’lnafferrabile è Arte.

Pertanto, probabilmente, potrebbero suonare inutili anche queste mie parole, per definizione espressione del duale. A meno che, sia chi scrive che chi legge, non si armi di una “mentalità tradizionale” e cessi di combattere, di voler prevalere.

In un nuovo (e più sottile) stato di coscienza ogni “giudizio” dovrebbe essere sospeso, nella convinzione che giudicare è una vera e propria patologia dell’Anima.

Dobbiamo sempre tentare di accostarci all’altro con rispetto, soprattutto verso coloro con cui dissentiamo. Ognuno di noi, per gli altri è un “altrove”, un mondo di simboli e di allusioni, di evocazioni, impossibili da definire solo razionalmente.

Ogni lettura, ogni stimolo, può fare risuonare e accendere qualche luminaria nelle tenebre della nostra grotta interiore oppure scatenare un dissidio egoico di competizione e contrapposizione intellettuale o dialettica.

Incanto e mistero di fronte a un’immagine potente e arcana di Paolo Uccello

Ho scelto di meditare sull’immagine e di proporre analogo esercizio ai frequentatori di questa rubrica perché sono stato, più volte, magneticamente attratto da questo straordinario dipinto di Paolo Uccello, ricco di preziosi spunti ermetici su cui riflettere, o meglio, sui cui aprire il terzo occhio!

In quest’opera mi ha sempre profondamente colpito l’immagine della donna che mette al guinzaglio, che “doma” con leggiadria, la natura animale del “Drago”. E lo conduce, senza condurre! È la rappresentazione e celebrazione della “passività attiva” del femminile.

Due momenti solo apparentemente contrastanti: il ferimento del Drago con la lancia conficcata nell’occhio (la via maschile), e la forza tranquilla, “non violenta”, “wu wei”, per dirla con il Tao , della donna che doma senza sforzo la Bestia tenendola al guinzaglio.

Quest’ultimo simbolismo riporta per analogia all’Arcano maggiore della “Forza” dove una donna spalanca senza sforzo le fauci di un Leone.
La donna possiede la “forza generatrice del grembo”, qualità molto più invidiata dal maschio di quanto non si voglia far credere. Altro che “invidia del pene” di freudiana e maschilista memoria!

La donna, ovviamente quella compiuta, possiede una forza non brutale e non violenta, ma sottile, magica e arcana capace di domare, senza sforzo apparente, la natura animale scatenata.

Tale caratteristica archetipica e ideale si può sintetizzare nella formula:

l’uomo è attivamente passivo, la donna è passivamente attiva.

Chiaramente non c’è opposizione tra i due diversi approcci, tra azione e non-azione. La Via secca e la Via umida non si riferiscono al sesso del Cercatore ma all’apertura della sua coscienza. Le Vie servono entrambe all’iniziato.

Quella che ho sempre vissuto e praticato personalmente è una via mista, la via dell’amalgama o, come l’ha definita qualcuno

una via cardiaca secca, giacché essa, mediante la concentrazione, passa per la testa dovendo, con le forze delle facoltà dell’anima pervenire all’elevazione del pensiero.

Si tratta infatti, a mio modo di sentire, di dominare il Drago dell’ego non uccidendolo, dal momento che ci è in gran parte funzionale e utile per condurre la vita materiale.

Per riuscire nell’impresa occorre sia comprenderlo in modo lunare, empatico che domare e dominare il suo strapotere con un atto solare in cui soggetto e oggetto della conoscenza siano unificati in un tutt’uno.

Tecnicamente la via umida (da umus) è indirizzata alla ripetizione perseverante e costante di pratiche meditative e rituali. Prevede uno svelamento graduale, step by step, nella convinzione che “natura non facit saltus” e che un’esplosione di Luce repentina possa accecare.

Di contro, c’è una via secca, guerriera, che, per dirla con Evola:

comporta il coraggio di strappar via i veli e le maschere con cui Apollo nasconde la realtà originaria, di trascendere la forme per mettersi in contatto con l’elementarità di un mondo in cui bene e male, divino e umano, razionale e irrazionale, giusto e ingiusto non hanno più alcun senso.

A mio avviso ognuno dovrebbe trovare la strada che più gli si confà.

Tenendo conto che la via secca non può che essere la seconda fase del percorso iniziatico, e non solo in ordine progressivo, in quanto può spezzare e travolgere ogni incauto e impreparato esploratore. E non è cammino da proporre “democraticamente” a chicchessia.

La Grande Opera si può raggiungere per diverse vie.

Sento vicino alla mia sensibilità ed equazione personale il motto alchemico

prega, leggi, leggi, leggi, rileggi, lavora e troverai

e reputo simultaneamente altrettanto vero in senso esoterico il verso evangelico

Il regno dei cieli subisce violenza e soltanto coloro che gli fanno forza lo conquistano.

Come ha scritto Laura De Rosa:

Nel primo canto della Divina Commedia sono indicate le due possibili vie per la realizzazione dell’opera alchemica, la via secca e la via umida. La via secca, o diretta, necessita di un confronto diretto con le tre fiere. Dante non ritiene dì poter seguire questa via per uscire dalla selva oscura, cioè per trasformare la materia prima. Tale “corto andar” non è praticabile, egli non si ritiene degno (“l’anima tua è da viltade offesa”, gli dice Virgilio). La via umida, indiretta, lunga, necessita invece di umiltà e corrisponde al percorso del pellegrino lungo i tre regni.

Tale percorso gli è consigliato da Virgilio: “a te convien tener altro viaggio/rispuose poi che lacrimar mi vide/se vuò campar desto loco selvaggio” (Inf.I, 91-93). Nella Commedia la realizzazione della Nigredo corrisponde all’Inferno, quella dell’Albedo al Purgatorio, quella della Rubedo al Paradiso.

Per estensione, concludo con una riflessione sull’iniziazione di Moreno Neri:

Nell’Asino d’oro o Metamorfosi, il suo eroe, Lucio, dopo essere stato iniziato ai Misteri di Iside in Grecia, per la precisione nel tempio di Cencrea nei pressi di Corinto, poi a quelli di Osiride a Roma, riceve la terza consacrazione, l’iniziazione suprema. Non vi sono, quindi, due iniziazioni diverse, una solare e una lunare, una per l’uomo e una per la donna, ma due gradi o due fasi, isiaca-lunare e osiridea-solare, o alchemicamente via umida e via secca, che equivalgono ai piccoli misteri e grandi misteri. La frase essendo la nostra Iniziazione solare, le donne non sono ammesse ai nostri Lavori negli antichi rituali non c’è. Si tratta di un’interpolazione erronea e anti-tradizionale aggiunta nel 1969 dalla Commissione Rituali «per dare una motivazione plausibile all’esclusione». Scopo dell’iniziazione è il superamento di ogni dualismo e consiste nel formare un essere unico (possiamo dire androgino), su uno stato di coscienza spirituale superiore, rimanendo la diversificazione o polarità solo sul piano materiale. La domanda che ci dovremmo porre è: l’Essere Supremo, o G.A.D.U., a cui dobbiamo tendere di somigliare nel nostro lavoro di perfezionamento, ha un sesso?

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Hermes

Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.