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‘Reviviscenze da Omero’ al Nouveau Théâtre de Poche

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'Reviviscenze da Omero'


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In scena dal 29 giugno al 1° luglio a Napoli

Riceviamo e pubblichiamo.

Dal 29 giugno al 30 giugno, ore 21:00, e 1° luglio, doppia replica ore 18:00 e ore 21:00, presso il Nouveau Théâtre de Poche, via Salvatore Tommasi, 15, Napoli, andrà in scena lo spettacolo ‘Reviviscenze da Omero’, di Monica Todino, elaborazioni drammaturgiche degli allievi del Nouveau Théâtre de Poche, liberamente ispirate a ‘Le troiane’ di Euripide e ‘Omero, Iliade’, di Alessandro Baricco. Regia Peppe Miale.

Con Benedetta Brancardi, Marisa Coppin, Antonella Cioffi, Claudio Del Vita, Elena Fortuna, Marta La Greca, Sara Mascolo, Chiara Mattei, Alessia Moretti, Giada Padula, Fabio Palliola, Aldomaria Palumbo, Anna Simeoli, Rodolfo Tamai, Monica Todino.

Costumi Fabiana Amato, scene Vincenzo Fiorillo, movimenti scenici Laura Zaccaria, direzione musicale Ernesto Lama, assistente costumista Mariacarmen Falanga, assistenti scenografi Mario Di Nardo e Dario Pererano, assistente alla regia Fabio Palliola, disegno luci Nouveau Théâtre de Poche.

Le canzoni ‘Dimenticate il mio nome’ e ‘La mia vita prima’ sono di Francesca Vico e Claudio Del Vita.

Note di regia
“Perejivanie”, termine russo italiano che si traduce con il termine reviviscenza. Indica il processo mediante il quale un attore rievoca, analizza, comprende e rivive una sua esperienza personale analoga a quella del personaggio e se ne serve per raggiungere la verità dell’interpretazione, condizione essenziale per la credibilità di ciò che si rappresenta e per i processi di identificazione degli spettatori. Abbiamo avuto l’ardire di chiedere agli allievi di farci conoscere il loro processo rievocativo, rendendoci partecipi delle esperienze che immaginavano essere utili o in ogni caso assimilabili a quelle dei personaggi protagonisti della epica guerra tra Troiani e Achei.

La rampa di lancio per i loro fantastici voli di fantasia – e non solo, come da stanislaskiano dettato – sono state le meravigliose parole di Euripide nel suo ‘Le Troiane’ e l’innovativa struttura drammaturgica di Baricco nel suo ‘Omero, Iliade’. Financo la scelta dei personaggi è stata loro demandata.

Gli allievi eroi sono stati capaci di tradurre in drammaturgia lo studio dei due testi individuati e la successiva ispirazione basata sulla reviviscenza. Tutto il processo creativo che ha poi portato alla messinscena li ha sempre visti protagonisti di ogni singola scelta, men che mai meri esecutori. Dalla scrittura in primis che si è avvalsa poi nella stesura del trattamento di Monica Todino, anche lei allieva attrice del corso, passando per la scrittura e l’arrangiamento di due brani musicali, fino ad arrivare a vari suggerimenti di carattere registico, l’intera messinscena è figlia del lavoro creativo degli allievi.

Scrive Stanislavskij: “Ci si può sottomettere ai desideri altrui, agli ordini del regista o dell’autore, ma li si eseguirà in modo meccanico, inerte: si possono rivivere solo i propri personali stimoli e desideri, creati e rielaborati dall’attore stesso, dalla propria volontà e non da quella altrui”.

Abbiamo esplorato il metodo al di là del metodo stesso, e mai e poi mai nel senso presuntuoso che una tale affermazione potrebbe indurre a pensare. Abbiamo fatto sì che il metodo stesso provasse ad essere spettacolo, travalicandone il senso didattico ma imponendolo nella sostanza che si deve alla strutturazione di uno spettacolo. Abbiamo provato a far sì che tutto questo si traducesse in un percorso che fosse didatticamente illuminante per gli allievi e auspichiamo interessante per il pubblico, che in ogni caso guarderà a queste novelle Elene, Ecube, Andromache e Achilli vari con inevitabile curiosità.

È sicuramente altrettanto curioso che spesso il tema delle reviviscenze dei nostri piccoli eroi sia la verità in tutte le sue possibili forme. Forme variegate a tal punto che, per ogni singola storia, è davvero improbabile l’esistenza di una sola verità. Tanto che, almeno nella locandina, abbiamo sentito la necessità di raffigurare concretamente quella sola meravigliosa scultura, denominata Bocca della Verità. Perché ai cinque minuti del Chi è di scena, trepidanti ed in attesa di un riscontro positivo, andremo tutti ad infilare le nostre mani in quella mitica bocca, tutti uniti a gridare la meravigliosa scaramantica immancabile ed emozionante “Merda”. Affinché essa Bocca possa provarci a dire una Verità, o se non altro possa proteggere noi ed il nostro sincero ed onesto ardire.

P.S. sia chiaro, da parte di chi vi scrive, che l’avventurevole demandare non è un declinar responsabilità, che sarà totale nel caso la messinscena non sia di applausi meritevole, e nulla nell’auspicato contrario caso.
Peppe Miale

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