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Penelope tango

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VII spettacolo della rassegna teatrale 61RL5

Lo spettacolo si terrà al Nuovo Teatro Sancarluccio il 24 marzo.

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa di HERMES COMUNICAZIONE.

24 marzo

LAAV OFFICINE TEATRALI

PENELOPE TANGO

Testo di: Itziar Pascual Ortiz
Traduzione, adattamento e regia: Licia Amarante
Con:   Antonella Valitutti e Marika Mancini
assistente di scena: Sara Lisanti

Lo spettacolo declina il senso dell’attesa – il colore blu – inizialmente senza speranza, ma poi, grazie ad una sempre maggiore consapevolezza di sé, come costruzione di una ragione di vita in un’architettura di intrecci che, come in tango, disegna il destino di una coppia dove la donna, apparentemente “preda”, finisce per essere la vera artefice del proprio destino. 

La pièce si svolge su due piani differenti: due luoghi e due tempi diversi. Da un lato la rilettura di un personaggio, Penelope, che la storia ci ha tramandato come paziente vestale del focolare domestico, ma che ci appare moderna, emblema di tante donne che combattono quotidianamente la loro guerra silenziosa. È una donna sola. Una donna in attesa di un uomo che tarda a tornare. Una madre che dagli eventi è stata costretta a fare i conti con il dolore, con i rimpianti, con le responsabilità. E con se stessa. Tutto l’ha portata a conoscersi, a scoprirsi, a trovare una forza inaspettata. E ad amarsi. Dall’altro il rapporto amicale di due donne fragili, “l’amica di Penelope” e “la Donna che aspetta”. Donne libere, moderne, sognatrici, ma deluse da amori contrastati, rapporti superficiali e desideri di fuga. La riflessione le porta ad accettarsi ed accettare le proprie debolezze, comprendendo che non abbiamo certezze, ma solo dubbi sui quali costruire le nostre esistenze. La messa in scena, volutamente scarna, si incentra sulla parola e su gesti che ricostruiscono il mondo esterno ed interno dei personaggi che dialogano soltanto per chiarirsi con se stesse.Il tutto avvolto nelle sfumature del blu. Come il mare che separa e riunisce Penelope con Ulisse. Come il cielo degli dei che lei invoca per una pace interiore. Come il tempo dell’attesa che si svolge lentamente nel filo che tesse e distrugge continuamente.

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