Il nuovo ‘Novecento napoletano’ al Teatro Trianon Viviani

Il nuovo ‘Novecento napoletano’ al Teatro Trianon Viviani

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In scena dal 7 al 17 dicembre a Napoli

Riceviamo e pubblichiamo.

‘Novecento napoletano’ ritorna dopo un quarto di secolo dal suo debutto in una nuova edizione concepita in esclusiva per il Teatro Trianon Viviani di Napoli. La prima al teatro del popolo giovedì 7 dicembre, alle 21:00.
Il fortunato spettacolo, applaudito anche all’estero, dedicato alla canzone napoletana d’autore del cosiddetto “secolo d’Oro”, si ripresenta ora con il titolo Novecento napoletano al Trianon Viviani e la compagnia capeggiata sulla scena da Maurizio Casagrande.

Nato da un’idea di Lello Scarano e Bruno Garofalo, quest’ultimo anche scenografo, regista, nonché autore con Angiolina Campanelli e Raffaele Esposito, lo spettacolo va ora in scena in un nuovo allestimento esclusivo prodotto da Immaginando e Pragma di Rosario Imparato e Mario Minopoli.

Spiega Garofalo:

Il successo incondizionato ottenuto nelle due precedenti edizioni, le sollecitazioni giunte da più parti a ricostituire e rimettere in scena questa felice testimonianza antologica della nostra storia musicale, l’esigenza del mercato internazionale perché sia disponibile per le platee dell’estero una documentazione corretta e spettacolare di tale patrimonio ci hanno spinto a formulare il progetto di questa nuova edizione dello spettacolo rielaborata grazie a una moderna concezione di messa in scena e da una nuova linea drammaturgica, con un nuovo titolo che indica il Trianon Viviani, luogo mitico che ha visto calcare le sue tavole da tantissimi artisti napoletani sin dall’inizio del secolo ventesimo.

‘Novecento napoletano’ debuttava nel 1992. Lo spettacolo si rivelava uno delle più complesse produzioni di teatro musicale degli ultimi anni, con cento artisti, tra musicisti, interpreti, tecnici, danzatori e comparse, accompagnati da scenografie, attrezzi e costumi, che davano vita a una sequenza ininterrotta di quadri a tema e di coreografie ispirate alle illustrazioni e alle pitture dell’epoca di riferimento.

Ai novanta giorni di programmazione tra Napoli, Roma, Milano, Genova, faceva seguito un’edizione ridotta a Parigi, dal titolo ‘Cantata d’ammore’. La tournée internazionale proseguiva nell’anno successivo e nella versione completa, a Zurigo, a Buenos Aires e in sedici città del Giappone con partenza da Tokyo. Sempre con un successo forte e unanime.

Nel 1998, all’Augusteo di Napoli, andava in scena la seconda edizione dello spettacolo.
Di nuovo il gradimento di pubblico era superiore a ogni aspettativa, non solo per la qualità degli artisti in scena, ma anche per la formula drammaturgica e l’esecuzione musicale: rispetto delle partiture originali; interpretazione affidata a cantanti-attori, in grado di rendere nelle interpretazioni tutto il contenuto teatrale e spettacolare dei versi; citazione iconografica delle tante immagini dell’epoca, come i frontespizi decorati delle partiture, per accompagnare l’esecuzione spettacolare delle canzoni.

Con Maurizio Casagrande, in scena Antonio Murro, Susy Sebastiano e Franco Castiglia, e ancòra Fiorenza Calogero, Raffaela Carotenuto, Laura Lazzari, Marianna Liguori, Matteo Mauriello, Salvatore Meola, Gennaro Monti, Cristian Moschettino, Massimo Salvetti e Daniela Sponzilli.

Il balletto è composto da Tonia Carbone, Carmine Rullo, Priscilla Avolio, Andrea Cosentino, Alfonso Donnarumma, Antonio Piccoli, Eliana Virgili e Susy Marino.

I posteggiatori sono Alessandro Tumolillo, Antonio Gagliotti e Antonello Guetta.

I pescatori di Mergellina Ciro Chianese e Giovanni Todisco. La banda vede Alfonso Acquisto al trombone, Gregori Galatan e Michele Auriemma alle trombe, Arcangelo Terracciano al sax, Pasquale Albano al rullante e Antonio Ricci alla cassa e ai piatti.
Gli arrangiamenti musicali sono stati curati da Tonino Esposito. Direttore musicale è Ciro Cascino.

I costumi sono firmati da Mariagrazia Nicotra, le coreografie da Enzo Castaldo e le immagini videografiche da Claudio Garofalo.

‘Novecento napoletano’ al Trianon Viviani andrà in scena tutti i giorni da giovedì 7 a martedì 12 dicembre e da venerdì 15 a domenica 17 dicembre.
Le rappresentazioni sono alle 21:00, tranne le domeniche in cui sono alle 18:00.

Continua, intanto, la campagna abbonamenti del teatro del popolo, che quest’anno propone una nuova formula di abbonamento che consente di scegliere liberamente sette spettacoli tra i sedici programmati nel cartellone.

Gli abbonamenti possono essere acquistati presso il botteghino del teatro, aperto tutti i giorni: dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 19:00; la domenica dalle 10 alle 14:00, o nelle prevendite convenzionate riportate nel sito istituzionale www.teatrotrianon.org.
I prezzi partono da €100,00.

 

La canzone napoletana d’autore
Le canzoni di Novecento napoletano nacquero in un periodo in cui trionfava il romanticismo, il bel canto, l’opera lirica e le romanze da essa derivate. Tanti musicisti e autentici poeti si cimentarono così in composizioni brevi e concluse, di grande qualità, facilmente accessibili al vasto ed eterogeneo pubblico della città, presentate in manifestazioni popolari e di piazza quali le famose “Piedigrotte”.

Si trattava di festeggiamenti religiosi che culminavano in rassegne canore dove si presentavano ogni anno le nuove produzioni dei nostri compositori, dando vita a una gara nobile e avvincente, ma anche estremamente selettiva e spietata, dove l’insindacabile giudizio della “piazza”, decretava successi e bocciature inappellabili.

Questo aveva inizio intorno alla seconda metà dell”800, per concludersi senza scampo alla vigilia della seconda guerra mondiale, avvenimento che, con l’apporto di esperienze culturali provenienti da altre latitudini, cambiò definitivamente anche il gusto e la tecnica della creatività musicale napoletana, e, che, con l’arrivo massiccio delle truppe alleate, fu contaminata da ritmi jazz e afrocubani, mentre la gente, che usciva da quella grande tragedia mondiale, si indirizzava anche per quanto concerneva i contenuti letterari, verso un esasperato bisogno di evasione e di leggerezza, decretando così per questa nostra arte unica al mondo, l’allontanamento degli autentici poeti che indirizzarono la loro sensibilità verso la triste e imperativa tragicità del momento, lasciando da parte il gusto dei sentimenti più privati e intimistici legati romanticamente all’amore e ai suoi protagonisti, motivo che fino ad allora era stato quasi unico ispiratore e contenuto più forte e determinante della canzone napoletana d’autore.

I tempi, gli avvenimenti, i sentimenti cambiano ed è giusto che ciò sia accaduto. Ma ci pare altrettanto giusto non dimenticare quella grande stagione di poesia e di arte che fu il Secolo d’oro della canzone napoletana. Così come è accaduto per altri momenti dell’espressione musicale napoletana, fatta oggetto di ricerche storiche e filologiche approfondite e lontana da ogni forma di folklore strapaesano, abbiamo voluto ricordare anche questo momento alto della produzione napoletana nel campo della musica popolare d’autore, recuperando questo episodio così creativo della nostra storia, sfrondandolo da tutti gli orpelli, dai luoghi comuni, dalla retorica ovvia e modesta nella quale dal dopoguerra in poi è scivolata la canzone napoletana, fatte le doverose quanto rare eccezioni.

Siamo partiti dalla ricerca di una corretta interpretazione canora scevra da lamentosità e gorgheggi nasali malamente arabeggianti e vibrati ghirigori vocali senza alcun nesso con la tradizione, privilegiando come nelle origini, la dizione, l’interpretazione, il gusto della lettura poetica, e nel contempo recuperando l’uso di un’orchestra rigorosamente acustica, che rispettasse nei limiti del possibile le sonorità e gli smalti richiesti nelle accurate partiture originali. Questo grazie al lavoro del m. Tonino Esposito, impegnato nel recupero di musicisti di grande levatura, in grado di seguirlo in questo lavoro di ricerca, di esecuzione e di recupero di sonorità ormai perdute, rimpiazzate negli ultimi anni da infiltrazioni ritmiche e jazzistiche provenienti da altre culture e altri paesi.

L’altra operazione felicemente compiuta, consisteva nella ricerca di atmosfere che scenograficamente potessero evocare insieme alla musica, tutte le atmosfere, gli atteggiamenti, i costumi di un’epoca, prima documentandoci sulle tante pitture ispirate all’argomento e realizzate da artisti come Scoppetta, Matania, Dal Bono, e ora nella nuova versione, con l’apporto di affascinanti e rari filmati d’epoca, e di una particolare tecnica di realizzazione illuminotecnica ed elettronica, siamo riusciti a comporre degli autentici bozzetti dove le immagini, le canzoni, i movimenti coreografici curati da Enzo Castaldo, le figure di cantanti, attori, danzatori, mimi, rappresentanti della musica popolare e di strada, evocate e ricostruite con cura da Mariagrazia Nicotra, riescono a calarci in un’atmosfera magica e surreale che solo il teatro e l’illusione che poeticamente ne deriva, sa ricreare e coinvolgerci con emozione e amore.

Una piacevole visita tra un mondo indimenticato e una coinvolgente confusione di sentimenti che ci accomunano un po’ tutti, noi napoletani, e tutti ci legano alle nostre radici, a una Napoli che non c’è più e della quale ci piacerebbe conservare il meglio, senza la presunzione di essere ricercatori e studiosi, ma con l’amore di figli affettuosi ma anche un po’ disillusi, delusi da quello che a volte si vive, senza mai però abbandonare la speranza del recupero di una nostra dignità, della nostra cultura, e questo nel senso più ampio del termine, grazie anche a una poesia, grazie anche a una “canzone”…
Bruno Garofalo

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