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“Nessuno tocchi Lombroso”…

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Chiudiamo il Museo Lombroso


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ma non lo faccia nemmeno il dottor Dario David

Riceviamo e pubblichiamo da Domenico Iannantuoni – Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso.

Dario David, naturalista e antropologo, sorvoliamo sulla data di nascita in quanto inconferente, ha lavorato nel settore elettromedicale diagnostico, mentre si occupa attualmente di e-commerce e dark-marketing.Probabilmente, proprio la distanza progressiva frapposta rispetto alle iniziali materie di studio, ha indotto l’antico naturalista e antropologo a talune superficialità, nel suo articolo “Nessuno tocchi Lombroso”, apparso on line su “Ex Partibus” del 10 agosto 2016.

Ad un certo punto della sua narrazione, infatti, David scrive:

In un periodo in cui Dio era bianco, la donna un vassallo e la fisiognomica, pur se catalogata come pseudoscienza, aveva ancora forti influenze sulle scelte giudiziarie, la scoperta della fossetta occipitale mediana, portò Lombroso ad estrarre un ingenuo sillogismo: Giuseppe Villella presenta un atavismo; Giuseppe Villella è un brigante; l’atavismo è la prova ed il tratto anatomico del delinquente nato. Secondo l’autore, dunque, la predestinazione a commettere fatti criminosi, di qualsiasi genere era dovuta ad una forma di inversione evolutiva che trascinava l’uomo verso la delinquenza, ovvero alla sua presunta e darwiniana natura selvaggia.

Bene, consideriamo adesso come nel 1873, nella “Rivista Clinica” (Studi clinici ed antropologici sulla microcefalia e il cretinismo, Serie II, a. III, n. 7, pp. 337-340), Lombroso dichiarò di avere individuato un secondo e più grave caso di delinquente nato, rispetto a Giuseppe Villella e ai suoi presunti reati, così dichiarando:

Una prova recente ne offerse il Bergamasco [inteso come territorio] nel processo Verzeni, il quale strangolatore di donne per una specie di maniaco amore sanguinario, era nipote di due cretini…

Nello stesso anno Lombroso affrontò ancora il caso Verzeni, nella “Rivista di discipline carcerarie in relazione con l’antropologia, col delitto penale, colla statistica” (Verzeni e Agnoletti, a. III, pp. 193 sgg.).
La professoressa Luisa Mangoni, nella sua Introduzione a una raccolta di scritti di Lombroso (Cesare Lombroso, Delitto, genio, follia. Scritti scelti, a cura di D. Frigessi, F. Giacanelli e L. Mangoni, Torino, 1995, Bollati Boringhieri, p.693), chiarisce che in questo secondo scritto

il tema dell’atavismo era esplicitamente affrontato a proposito del criminale Vincenzo Verzeni.

Ma quali sono i reati commessi da Vincenzo Verzeni? Essi vanno dal tentato strangolamento allo stupro e fino all’assassinio di numerose donne, insieme a orridi episodi di cannibalismo, crimini per cui il reo fu condannato ai lavori forzati a vita, salvandosi per un solo voto dalla condanna a morte.

Ecco che, in sostanza, per individuare il “delinquente nato”, Lombroso aveva in esame da un lato Giuseppe Villella, calabrese, sospetto di furto e di tentato incendio di un mulino, mentre, dall’altro lato, c’era Vincenzo Verzeni, responsabile di gravissimi delitti contro la persona e persino di casi di cannibalismo. Ebbene, chi dei due venne considerato delinquente nato, soggetto a riduzione atavistica dei propri comportamenti? Giuseppe Villella, ovviamente, mentre Verzeni, pluriomicida e cannibale e che altri, più tardi, considereranno il primo serial killer italiano, venne inserito da Lombroso in una diversa categoria, diventando il modello del delinquente occasionale!

A questo punto sorge spontanea una domanda: se Cesare Lombroso affrontava il tema dell’atavismo criminale e affermava che

… la predestinazione a commettere fatti criminosi, di qualsiasi genere era dovuta ad una forma di inversione evolutiva che trascinava l’uomo verso la delinquenza, ovvero alla sua presunta e darwiniana natura selvaggia,

per quale motivo si rimangiò così platealmente le sue asserzioni pur di salvare il bergamasco Verzeni e condannare alla perpetua esecrazione il calabrese Giuseppe Villella? Non ritiene l’articolista Dario David che abbia qualche fondamento l’opinione di chi vede in Lombroso uno

…scienziato dalle intenzioni quasi naziste che redasse una teoria appositamente per inaugurare l’odio razziale antimeridionale…?

Non finisce qui, perché l’autore dell’articolo commette un’altra grossolanità, frutto di chi ha perso evidentemente la profondità del ricercatore, essendo in altre faccende affaccendato.

No Lombroso

Il paladino lombrosiano scrive:

Una delle ultime iniziative è stata il Comitato NOLombroso, che oltre alla chiusura del museo richiede la restituzione del cranio di Giuseppe Villella al paesino di Motta Santa Lucia, affinché venga sepolto. L’ultima parola spetta alla Corte di Appello di Catanzaro che il prossimo Settembre dovrà decidere le sorti del teschio bicentenario e dimostrare, nel caso, che anche noi abitanti del Sud Italia siamo soggiogati dal fascino della <ruspa>.

Parlare con riferimento al Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso” di una delle ultime iniziative di contestazione, significa togliere ancora credibilità a quanto esposto in precedenza.

Il Comitato T.S. “No Lombroso”, infatti, non impersona una delle ultime iniziative, ma costituisce una delle prime risoluzioni contrarie all’indomani dell’apertura al pubblico del Museo di Torino: le date parlano chiaro, apertura del Museo – novembre 2009, nascita del Comitato No Lombroso – maggio 2010!

Un minimo di doveroso approfondimento, inoltre, prima di lanciarsi in pretenziose note di stampa, avrebbe permesso all’estensore David di apprendere come il Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso” non si propone la chiusura del Museo, bensì, nei suoi intendimenti, punta a ribadire il disvalore scientifico delle tesi formulate da Cesare Lombroso, con la rivisitazione di ogni commemorazione odonomastica e museale a suo nome, per giungere non già alla chiusura ex abrupto del Museo Lombroso, bensì per studiare e deliberare le più idonee modificazioni nominali e sostanziali del Museo stesso, tali da renderlo scientificamente, moralmente, giuridicamente, eticamente e politicamente adeguato ai nostri tempi.

Oltre all’errore di attribuire al Comitato T.S. No Lombroso la richiesta di chiusura sic et simpliciter del Museo, un’altra topica è commessa da Dario David quando afferma che il Comitato

… oltre alla chiusura del museo richiede la restituzione del cranio di Giuseppe Villella al paesino di Motta Santa Lucia…

Sarebbe stato facile, considerata la risonanza che la controversia processuale ha ormai assunto, venire a sapere come l’azione giudiziaria per la restituzione del cranio di Villella sia stata intentata in primo grado dallo stesso Comune di Motta Santa Lucia, presso il Tribunale di Lamezia Terme, mentre il Comitato No Lombroso, in base agli articoli 105 e 267 del Codice di Procedura Civile, ha semplicemente svolto un intervento adesivo del terzo, proprio di chi ha un semplice interesse alla vittoria di una delle parti in causa, con i limitati poteri concessi all’interveniente dal nostro sistema processuale.

In conclusione, si può dire senza tema di esagerare come il fascino della “ruspa”, a sproposito richiamato dal rivedibile articolista Dario David, soggioghi proprio chi, scrivendo senza preventivamente approfondire gli argomenti da trattare, pretende con troppa superficialità di discettare ed ergersi a impettito censore altrui

Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso

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