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Napulione remastered su Amazon Prime: intervista ad Alessandro Derviso

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Ennesima soddisfazione per il film sul poliziotto scugnizzo nato dalla penna del regista campano e interpretato dagli ottimi Danilo Rovani e Arduino Speranza

Sono anni ormai che seguiamo con attenzione la carriera artistica di Alessandro Derviso, sceneggiatore e regista di Castellammare di Stabia (NA), diventato nel tempo un carissimo amico, e torniamo con piacere oggi a parlare del suo primo film, ‘Napulione’, quello grazie al quale ci siamo conosciuti, produzione esecutiva i De Muro fotografia, che vede come protagonisti i talentuosi Danilo Rovani e Arduino Speranza, a cui siamo molto affezionati, che approda su Amazon Prime.

Per i pochi che ancora non lo conoscessero, basti sapere che Alessandro dal 2004 al 2006 è nella lista dei 100 registi emergenti del colosso americano Warner Bros s.p.a. e che ha diretto, tra gli altri, Vincent Riotta, Lando Buzzanca, Massimo Lopez e con una delle sue ultime pellicole, ‘L’amore ai tempi di Sh. Rek.’ di cui abbiamo parlato in una precedente intervista, è stato candidato al David di Donatello nella categoria Film italiano in concorso nel 2020.

Ha lavorato, inoltre, con il Make up Artist e Special effect designer Vittorio Sodano, stella di Hollywood, candidato a due premi Oscar e vincitore di due David di Donatello.

Come tradizione vuole, anche quest’intervista la realizziamo durante una divertentissima cena, tra battute, ricordi, risate ed incursioni di amici comuni, riuscendo, a stento, a ritagliarci un attimo di serietà.

Dunque Alessandro, ‘Napulione remastered’ sbarca su Amazon Prime. Come si è arrivati a questo traguardo? Quali le differenze con l’originale, ammesso ce ne siano?

‘Napulione’ è un progetto del 2014, soggetto di Danilo Rovani e mio, di cui ho curato sceneggiatura e regia. Inizialmente anticipato da una puntata pilota di 20 minuti, ‘Operazione Fuffy’, che ha partecipato a numerosi festival nazionali ed internazionali ed ottenuto alcuni riconoscimenti, è poi diventato il primo episodio di quella che doveva essere ‘Napulione – La serie’, per divenire, infine, il mio primo film, uscito nelle sale nel febbraio del 2015. È e resta il mio vero debutto, quello che poi mi ha aperto la strada al cinema, a cui sono molto legato.

È il racconto di un’inusuale simpaticissima coppia di poliziotti, l’Ispettore Esposito Napoleone, detto Napulione, scugnizzo nato in un rione malfamato, interpretato da Danilo Rovani, e il Commissario Scognamiglio, impersonato da Arduino Speranza, incaricati di sconfiggere una banda di mafiosi russi, guidati da un leader insolito e maldestro, con la singolare passione per i detti napoletani, a cui presta il volto Valerio Largo.

Il vero leader della squadra è proprio l’Ispettore, anti-eroe dall’atteggiamento a volte discutibile ma dal fascino irresistibile, dedito ai vizi e poco incline a seguire le regole, amante della buona cucina e delle belle donne, e che fa dell’ironia la sua arma vincente. Da ex mascalzone, che è stato probabilmente colto in fallo più volte, conosce la mentalità criminale e, proprio per questo, riesce a prevederne ed anticiparne le mosse. Con rara capacità di infiltrazione, resta credibile in ogni cambio di dialetto e con uscite geniali risolve ogni genere di situazione.

Lo stesso Commissario, rapito dal suo carisma e dalla sua abilità, lo coinvolge nuovamente nelle indagini, a dispetto di una sospensione subita, che lo aveva allontanato dal Corpo di polizia.

È un film anti ‘Gomorra’, perché inizialmente presentiamo i criminali con quelle tipiche caratteristiche che fanno presa da subito sul pubblico, ma finiamo con il ridicolizzarli e renderli goffi. Lo stesso boss, fissato con i modi di dire partenopei, va a scardinare, nell’immaginario collettivo, la figura del cattivo per eccellenza.

In quel lavoro c’è tutto me stesso, il mio sangue, il mio sudore, ma anche la passione e lo spirito di abnegazione di tutti coloro che, a vario titolo, vi hanno partecipato, maestranze comprese, oltre che della produzione stessa. È stato uno sforzo collettivo, ma di cui siamo fieri.

A distanza di anni, abbiamo ripreso il film e ne abbiamo fatto una nuova versione ed ecco spiegato il perché ora si chiami ‘Napulione remastered’. Si tratta dello stesso lungometraggio – medesime scene e cast – ma abbiamo migliorato audio, musiche, luci, colore, attraverso una sorta di restyling, dandogli una veste nuova, per provare a metterlo sulle piattaforme e ci siamo riusciti con Amazon Prime. Soddisfazione enorme.

Tra qualche ora sarà disponibile negli Stati Uniti, Germania, Giappone, Inghilterra, con i sottotitoli nelle rispettive lingue, mentre l’uscita in Italia è prevista entro ottobre. Non so ancora la data per la Spagna, ma è certo che ci sarà, e speriamo possa giungere anche in Sud America.

Mi fa molto piacere per gli USA, dato che abbiamo già pronti sequel e teaser, ‘Neapoletan cops’, che sarà girato in inglese con gli stessi Danilo ed Arduino. Al momento c’è solo una sceneggiatura, avevamo iniziato a provinare qualche attore, ma la pandemia ci ha costretto a fermarci, per cui il cast non è ancora stato formalizzato. Le new entry, ovviamente, dovranno saper recitare ottimamente in lingua inglese, questo è indiscutibile.

Tengo tantissimo a ‘Napulione’, rispecchia il mio approccio al cinema. Un po’ sul filone di Er Monnezza, interpretato dal grandioso Tomas Milian, quella era l’idea iniziale su cui mi sono basato, quel genere di commedia che ha fatto storcere il naso alla critica, salvo poi essere rivalutata nel corso degli anni.

Lo spirito, il ritmo, l’idea stessa di cinema che continua a rappresentarmi, nonostante abbia fatto altri film, di svariati generi, tra cui commedie, thriller, dramma, ma questa è la narrativa in cui si racchiude, per me, tutta l’essenza della Settima Arte, quell’intenzione di rendere fruibile la comicità a culture diverse, nonostante la sua natura sia strettamente napoletana. Quello è il mio motore, speriamo piaccia.

Stiamo tentando di farlo uscire anche sulla piattaforma Netflix, per ora abbiamo avuto un primo incontro conoscitivo e la procedura non è velocissima. Vedremo. Intanto ci godiamo l’ottimo risultato su Amazon Prime.

Alessandro Derviso e Danilo Rovani - 'Napulione'
Alessandro Derviso e Danilo Rovani – ‘Napulione’

Al di là della profondità dei messaggi che lancia – lotta al crimine, alto senso di giustizia, legalità e voglia di riscatto indipendentemente dall’ambiente in cui si cresce – l’ironia è forse la componente principale di tutta la trama, senza la quale il risultato non sarebbe lo stesso, sbaglio?

L’idea di fondo che ci ha spinto a realizzarlo, a cui siamo stati fedeli in scrittura, regia e postproduzione è stata quella di creare un contrasto tra la drammaticità degli eventi e una sana leggerezza. L’intento era alternare atmosfere di tensione, pericolo, suspense alla pura comicità.

Soprattutto all’inizio troviamo una serie di momenti apparentemente seri puntualmente interrotti da motti di spirito di Danilo e Arduino, entrambi perfetti anche nelle movenze, volutamente ambigue, negli ammiccamenti, negli sguardi tra il languido, l’impacciato e il ridicolo.

Un prodotto tipicamente partenopeo, come sottolineavi, ma per quanto riguarda la fotografia non c’è alcun riferimento specifico al capoluogo campano. Quanto quest’ambientazione anonima è voluta e quanto, invece, è stata frutto della necessità di un terreno neutrale per sottolineare l’eterna lotta tra il Bene e il Male?

In realtà, non avevamo una produzione ricca, per cui, per questioni di budget, ci siamo dovuti “arrangiare”, come si fa spesso a Napoli, adeguando le nostre esigenze sceniche alla situazione concreta, non avendo né la forza economica, né l’appoggio delle Istituzioni, per girare nello splendido centro storico.

Il mio è un cinema totalmente indipendente, non abbiamo mai avuto sovvenzioni, ormai non le chiedo proprio più, anche perché penso che la gestione dell’aiuto pubblico sia un meccanismo sbagliato, in quanto porta ad una concorrenza sleale.

Faccio un esempio. Se sono un produttore a cui è stato concesso un finanziamento, tenderò a risparmiare il più possibile, abbattendo i costi, a danno della qualità, che, naturalmente, andrà a scemare.

A mio avviso, il motivo per il quale il cinema americano è più forte del nostro è esattamente questo: la gestione dei soldi, coerente, funzionale, artisticamente valida, affinché le spese rientrino e si trasformino in profitto.

Sei abituato a plausi e riconoscimenti internazionali, sei conosciutissimo e molto apprezzato all’estero – Balcani, USA, Cina, Serbia, Marocco – eppure, in Italia, il Paese più antimeritocratico per eccellenza, il tuo talento non ottiene la giusta attenzione. Perché questo successo oltre frontiera e così poca attenzione qui da noi?

Nella fattispecie, ‘Napulione’ punta ad una nostalgia dei napoletani ma anche degli italiani che sono emigrati e cavalca un po’ l’onda romantica di una Patria lasciata, per svariati motivi, a cui, forse, si vorrebbe tornare.

Quando ero negli Stati Uniti ho visto sulla mia pelle la voglia del pubblico di fruire di prodotti nostrani, che siano qualitativamente confrontabili con quelli che sono rimasti i film, i polizieschi anni 70 – 80, periodo in cui il Belpaese regnava incontrastato nel mondo, ispirando i più grandi registi, come Quentin Tarantino e i fratelli Joel ed Ethan Coen, quel neorealismo di Pasolini che qualcuno, invano, sta provando a riprendere.

Ogni volta che dirigi un film ti ritagli un piccolo, deliziosissimo cameo. Come mai?

Mi diverto tantissimo a fare queste brevissime incursioni, che sono del tutto improvvisate, e a farmi ritrarre per pochi secondi. Non essendo attore non sarei nemmeno in grado di costruirmi mentalmente un personaggio, invece, quando sento l’ispirazione, a volte anche spinto dai ragazzi che mi suggeriscono una scena che potrei realizzare, mi piace inventare al momento e, contagiato dalla loro energia, trovo il coraggio per farlo, perché so di non saper recitare, a me piace stare dietro la telecamera, non davanti.

In ‘Napulione’ sono un cameriere scorbutico che, dopo aver preso la comanda della squadra di poliziotti, torna in cucina e dice al cuoco che al tavolo ci sono dei brutti ceffi, forse dei delinquenti, suggerendogli di farli aspettare un bel po’ prima di preparare l’ordinazione.

Quello che volevo era sottolineare il mancato rispetto di alcuni verso l’autorità, quando, invece, la necessità del cambiamento in positivo, prima di tutto interiore, e del riscatto personale dovrebbero partire dal rispetto verso il prossimo, dalla riscoperta dei valori e da un’azione trasparente in direzione della legalità.

Alessandro Derviso
Alessandro Derviso

Quant’è difficile dirigere gli amici, rispetto ad attori con cui non hai confidenza?

È difficilissimo perché, tra amici, sul set c’è una certa difficoltà a distinguere e rispettare i ruoli.

Dipende però anche dalle singole persone. Danilo, Arduino, Valerio, ad esempio, per me, non sono semplici amici, sono fratelli a cui voglio un bene immenso, con cui ho condiviso fasi importanti della mia vita e la nostra intimità diventa una marcia in più, il vero motore dell’azione.

Quando invece mi trovo a lavorare per la prima volta con artisti che non conoscevo, da un lato è più facile, perché riusciamo a tenere quella distanza necessaria a stabilire le funzioni e le responsabilità di ognuno, dall’altro, non sapendo fino a quanto posso spingermi nel chiedere loro un determinato risultato, sperimento contestualmente e, a volte, per arrivare ad ottenere l’intenzione a cui sto puntando, può volerci più tempo, proprio perché dobbiamo capire, insieme, come carburare e, nel caso, cosa correggere.

Sono solito lasciare totalmente liberi gli attori di esprimere quello che sentono, di interpretare una scena seguendo le loro emozioni e le loro intuizioni, al di là di indicazioni di massima coerenti con la situazione che si sta sviluppando. Mi limito poi a raccogliere ciò che ritengo più valido, ma quando mi accorgo che sono in fase creativa faccio un passo indietro. Questo succede con tutta la troupe.

In genere, do loro quella che chiamo “l’ora di anarchia”, in cui ognuno fa quel che vuole – il fonico fa il regista, la segretaria di produzione la costumista, lo scenografo il fonico – non solo si divertono, ma, spesso, realizzano un prodotto qualitativamente buono ed è capitato che, in fase di montaggio, lo abbia poi utilizzato. Questo mantiene vivo l’entusiasmo, perché stare sul set è stressante.

D’altronde, in America sono anni che è stata introdotta sul set la figura di uno psicologo, proprio per far scaricare la tensione, stemperare gli animi, addolcire malumori e malesseri. In Italia ora si comincia a capire che è il caso che un professionista li affianchi per aiutarli a gestire quelle reazioni mentali che si verificano, inevitabilmente, a causa del nervosismo.

“L’ora di anarchia” che concedo io, aiuta appunto a ricordare a tutti noi che il Cinema è Arte, divertimento, gioco e solo in un contesto del genere può avvenire la creazione.

Alessandro Derviso e Arduino Speranza - 'Napulione'
Alessandro Derviso e Arduino Speranza – ‘Napulione’

Sceneggiatore, regista ma anche autore. Da pochissimi mesi è uscito il tuo primo libro Le regole dello struzzo, Argento Vivo Edizioni. Come mai hai avvertito l’esigenza di scriverlo?

È un testo sulla sintassi drammaturgica, quindi sulla costruzione degli eventi di un film. Descrive tutto il lavoro che va fatto prima di iniziare a cimentarsi sulla sceneggiatura, dunque lo studio degli accadimenti, la struttura, la costruzione dell’idea, la caratterizzazione dei personaggi, la narrativa, il dramma, la distinzione tra gli atti e il loro posizionamento, i passaggi giusti.

Si tende troppo spesso a redigere la sceneggiatura stessa, saltando quello che, invece, è il passaggio più importante, lo studio di sviluppo.

Se voglio raccontare un film, mi devo porre, a priori, una serie di interrogativi come, ad esempio, l’idea, il protagonista, qual è la posta in gioco, chi gli impedisce cosa. Se, invece, queste riflessioni le faccio in corso di stesura, inevitabilmente avrò delle complicazioni, il copione si impantanerà e, per sbloccarlo, occorrerà fare delle continue forzature che, ovviamente, danneggeranno il risultato finale.

Vattelo a leggere, poi ne riparliamo per bene, magari per una prossima presentazione a Napoli, emergenza sanitaria permettendo. Intanto, ‘Napulione remastered’ vi aspetta su Amazon Prime.

Soldelsur pictures presenta:
‘Napulione’

Da un’idea di Alessandro Derviso e Danilo Rovani
Sceneggiatura e regia di Alessandro Derviso

Con Danilo Rovani
Arduino Speranza
Antonio Buonomo
Armando Iodice
Cinzia Cordella
Produzione esecutiva i De Muro fotografia
Direttore della fotografia Antonio De Rosa

e con:

Valerio Largo
Sophia Rubino
Antonio Ciccone
Laura Tramontano
Gaetano Guida
Sasy Ciccone
Ruggero Gargano
Marco Montecatino
Anna Gentile
Diego Macario
Patrizia Masiello
Luca Monastero
Orentia Marano
Aiuto Regia Antonio Arte
Operatori video Antonio e Giuseppe De Muro
Fonici P.D. Alessandro Calamo Eugenio fabiani Marco Balestrieri e Riccardo Antonielli

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Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.