Mantrika, la posteggia: ancora evoluzione

Mantrika, la posteggia: ancora evoluzione

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'Mantrika'


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L’idea di Danilo Rovani e Cosimo Alberti continua ad incantare e si arricchisce di nuove forme espressive, legate dallo stesso filo conduttore

Venerdì 13 luglio dalle ore 22:00, al Kestè, largo san Giovanni maggiore Pignatelli a Napoli, i Mantrika si sono esibiti nel live ‘Pusteggia e Alleria’. Mantrika ovviamente vuol dire Danilo Rovani e Cosimo Alberti, sul palco con degli strepitosi Tony Saggese e Anthony Della Ragione. Avevamo già visto e recensito come ExPartibus la pièce da cui nasce il progetto, e conoscendo Danilo e Cosimo, la loro immensa qualità di artisti, sapevamo benissimo che ci saremmo trovati di fronte a qualcosa di incredibilmente coinvolgente.

Ovviamente non siamo rimasti delusi, anzi. Un vecchio cliché vorrebbe che un giornalista non si debba scomporre più di tanto ad un evento che deve recensire, ma farne da spettatore neutrale per poi raccontarlo, ma è l’esatto opposto di quello che è successo. Vuoi l’atmosfera di una piacevole serata estiva napoletana, vuoi l’amicizia che ci lega ai due protagonisti, ma complice soprattutto la loro verve travolgente, ad un certo punto ci siamo trovati a seguire con il battito delle mani il ritmo ipnotico di strumenti e voci, a cantare i ritornelli, e non solo, delle bellissime melodie proposte.

Entusiasmante, coinvolgente all’ennesima potenza, grazie ad una sapiente alchimia di elementi assolutamente vincenti: prima di tutto l’estro e l’immenso talento dei due incredibili performer; la straordinaria bravura di Saggese e Della Ragione, un repertorio di canzoni napoletane mai scontato, ma che attinge, invece, ad una tradizione autentica, antica, spesso dimenticata; i due fili conduttori, Napoli e l’amore, che emergono prepotenti, che si fondono, fino a sembrare quasi la stessa cosa, o, forse, lo sono semplicemente davvero. Sì, emerge Napoli, quella di una lingua antica, quella di una cultura ultramillenaria, il fuoco di questa città in tutte le sue espressioni e sfumature, un’identità unica ed ineguagliabile.

Dopo lo spettacolo chiediamo a Danilo e Cosimo di parlare di Mantrika, basta un cenno di intesa, il tempo di “ricomporsi” dopo la fatica in scena, di dissetarsi, e vengono a sedersi al nostro tavolo.

Danilo, come si passa da ‘Mantrika’ spettacolo a ‘Mantrika – Pusteggia e alleria’?

Con l’incoscienza che abbiamo, il nostro divertirci, la voglia di rinnovarci e cimentarci sempre in sfide nuove. Perché Mantrika è sempre un percorso in continua evoluzione, che non si ferma mai. È nato in maniera particolare, ne abbiamo parlato tempo fa.

‘Mantrika’ è nato fuori dal teatro, tra me e Cosimo. All’inizio in modo essenziale, poi abbiamo inserito la melodia dell’arpa, quindi di una chitarra, poi di due. Ormai stiamo facendo questo percorso musicale con più strumenti ma non siamo mai stati fermi al teatro, perché è nata per una nostra esigenza, per strada, per le visite guidate, a teatro è arrivata solo successivamente. Alla fine, questa formula è un tornare alle origini, ma in maniera evoluta.

Cosimo, come nasce invece la formula della “pusteggia”?

Quando Fabrizio Caliendo ci chiese di fare della musica per il nostro happy hour tutto napoletano, abbiamo voluto omaggiare la “pusteggia”, che è il tipo di musica che si faceva tra i tavoli dei ristoranti, tipica degli anni ’40 – ’50. I posteggiatori cantavano con i soli strumenti musicali, senza l’ausilio di microfoni. Dato però che noi siamo attori, abbiamo voluto farla sulla scia del cabaret di un tempo, come avanspettacolo, in cui si interagiva con il pubblico mentre si cantava. Ed è stata un’operazione vincente, perché così i presenti si divertono veramente trovandosi coinvolti.

Il fil rouge è l’amore per Napoli e noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di stuzzicare l’attenzione di tutti i turisti che partecipano all’aperitivo, cantando, comicamente e in modo volutamente maccheronico, alcuni ritornelli in inglese e francese. Sembra quasi un delitto tradurre così le canzoni classiche napoletane, ma è un modo per coinvolgere gli stranieri che visitano il capoluogo campano.

Ma l’amore per la città lo trovi anche nel riferimento a tanti grandi artisti partenopei. Stasera, ad esempio, abbiamo omaggiato Totò e Raffaele Viviani, attore, drammaturgo e cantante importantissimo troppo spesso dimenticato. Io e Danilo prima di tutto siamo attori, quindi credo sia naturale voler citare, appunto, i grandi del teatro. Come Totò, che nasce sul palco e poi si dà al cinema. Strizziamo l’occhio ad Eduardo, a Salvatore Di Giacomo e dirottiamo il nostro repertorio sempre in base al pubblico che abbiamo di fronte. Stasera, appunto, è andata benissimo e abbiamo in qualche modo ripreso quasi tutti i principali protagonisti del panorama artistico napoletano.

Danilo, a teatro avevamo trovato molto suggestive le evoluzioni con il fuoco di Carmela Ioime, che a mo’ di vestale ne spiegava la simbologia, la rinascita, il tendere al divino. Qui questo elemento è assente, perché?

È sempre una questione evolutiva, il fuoco c’è sempre, ma lo tiriamo fuori noi, a seconda della ‘Mantrika’ che decidiamo di rappresentare.

In base a cosa definite ogni volta questo percorso?

Quando io e Cosimo creammo tale connubio, avevo già in mente il titolo. Proposi istintivamente ‘Mantrika’, che avrei scoperto solo dopo essere un etimo di origine sanscrita, che significa “la madre di tutte le parole”, “la madre di tutte le madri”. Termine quanto mai appropriato, visto che abbiamo creato ‘Mantrika’ rivolgendoci proprio alla mamma principale, la Mamma Schiavona.

‘Mantrika’ è una vibrazione e ogni sera è una vibrazione diversa. Andiamo a “ousemo”, come si dice in napoletano, ad odore, non riproponiamo mai gli stessi pezzi, alcuni non li riprendiamo affatto.

Cosimo, in tutte le cose che fai c’è una tensione al divino, dato che, per tua stessa definizione, la danza è un modo per accostarti al divino. E stasera ci avete dato una dimostrazione concreta di energia allo stato puro, meravigliosa sintesi di divino e terreno, percepibile da tutti.

Di pura energia si tratta, infatti. Quella che io e Danilo esprimiamo, come tutti i danzatori, è data, in realtà, dalla carica che arriva a noi dal pubblico. Io e lui siamo anche performer, questo ci consente di adeguarci alle persone che partecipano ai nostri spettacoli. Abbiamo una scaletta di base, che attinge ad un repertorio di centinaia di pezzi teatrali, musicali e canori, e che cambia rispetto alla domanda del pubblico, in base alla nostra capacità di improvvisare con esperienza e professionalità a seconda dei presenti.

A tutto questo si sommano le nostre attitudini. Danilo sa recitare, cantare e suonare, io so danzare, canticchiare e suonare e grazie alle nostre esibizioni, sempre ad “uosemo”, abbiamo fatto una fusion di tutto ciò, in cui profondiamo quest’energia pura e terrena che permette di avvicinare e raggiungere il divino spingendoti in alto. Quindi la danza, il canto, ma anche l’energia del performer che si relaziona con gli spettatori, si fondono per arrivare al divino, o, almeno si spera che tendano ad esso, in qualunque forma ognuno di noi lo percepisca.

Ad ogni modo, come sempre, il filo conduttore della serata è l’Amore in tutti i suoi campi. Amore allo stato puro. Danilo prima accennava alla nascita del progetto, che appunto è scaturita dall’Amore per il fratello che ci ha lasciato troppo presto e da una poesia da lui scritta per ricordarlo. Io l’ho accompagnato spontaneamente con la tammorra e da quel pezzo ne sono seguiti tanti altri. Amore verso un fratello, verso la Madre, verso Napoli, verso la donna, verso l’uomo, Amore inteso in senso universale.

Cosimo, tu e Danilo non siete soli nella posteggia, ci parli dei vostri compagni di avventura?

Infatti, ci affiancano due validi artisti. Tony Saggese, un pluristrumentista, che, sempre a “uosemo”, pur non essendo diplomato in musica, suona magnificamente tammorra, tamburello, chitarra, armonica, canta benissimo e, da quando è con noi, si improvvisa anche comico. Io sono il suo padre putativo; è un carissimo ragazzo che viene da Acerra e forse ha ereditato da Pulcinella l’amore per la sua terra manifestando le sue doti canore e musicali.
In ‘Mantrika’ ci sta benissimo.
Per Antony, invece, ti faccio parlare con Danilo.

Confermando l’affiatamento che abbiamo apprezzato artisticamente sul palco in diverse occasioni, Danilo coglie immediatamente l’invito di Cosimo.

Anthony Della Ragione è chitarrista, cantante, polistrumentista, percussionista, bassista, lo hai ascoltato nelle suggestioni sonore in ‘Edipo re(o)‘.

È stato un regalo che mi è arrivato all’improvviso. Sto curando un progetto musicale, ho scritto 11 canzoni e con Antony, che è un compositore, le stiamo musicando. Siamo passati al primo step del tour Music Fest presieduto da Mogol con un testo mio ‘È ‘nu libre’. Stiamo collaborando a questo progetto discografico di cantautorato che sarà poi legato ad un libro a cui sto lavorando, ‘Del vento e della neve’, che andrà di pari passo.

Avendone scoperto il talento, l’ho inserito in ‘Edipo re(o)’ e in ‘Mantrika’ e conto di coinvolgerlo in tutto quello che farò. Oltre ad essere un bravissimo liutaio, sta per uscire un suo marchio di chitarre, è una persona straordinaria.

Danilo, mi hai dato l’aggancio per la prossima domanda che volevo farti parlando di progetti futuri. Come prosegue ‘Mantrika’ e cosa hanno in cantiere Rovani e Alberti?

Innanzitutto, continuiamo con questi spettacoli, che si tengono al Kestè dal giovedì alla domenica, ci alterniamo con un altro gruppo, o alle 19:00, in forma di aperitivo, o alle 22:00, di spettacolo.

Il 22 luglio ci esibiremo per una ventina di minuti nell’ambito dello spettacolo satirico ‘Lo ha già detto Gesù’ di Filippo Giardina che rientra nel programma del ‘Marcondirondirondello – ma che bel Kestello!’, il festival organizzato dal Kestè al Maschio Angioino.

Visto il luogo dove ci troviamo, mi riallaccio ad un altro progetto. Si narra, infatti, che nella Cappella Pappacoda, a pochi metri da noi, ci sia la tomba di Partenope. E, se tutto va come deve, a fine settembre, inizi ottobre, nella basilica di San Giovanni Maggiore a Pignatelli, metteremo in scena uno spettacolo scritto da me che si intitola ‘Parthè, l’Ammore ‘e Napule’, in cui ci saremo io e Cosimo, un altro paio di attori e i musicisti di questa sera. Mentre a Natale io, Cosimo e Salvatore Sannino, che era con me sempre in ‘Edipo re(o)’, rappresenteremo ‘Tre pecore viziose’ di Scarpetta al Teatro di Sotto di Napoli.

Fabrizio Caliendo, oltre ad essere il proprietario del Kestè e ideatore della pusteggia aperitivo, lotta come noi per Napoli dando una spinta ad arte e musica dal vivo. Grazie anche al suo aiuto, appunto, riusciremo a fare finalmente lo spettacolo ‘Parthè’, che parla della nascita della città e del suo legame con essa e, ovviamente, dell’amore in tutte le sue manifestazioni.

Approfittando della disponibilità di Danilo e Cosimo, per chiudere, ci facciamo presentare Fabrizio Caliendo, apprezzando il suo impegno per Napoli, gli chiediamo di raccontarci come nasce il suo Kestè.

Il Kestè apre i battenti nel 1997. L’intuizione di usare per il nome del locale un gioco di parole napoletano è stata precorritrice, così come quella di utilizzare il luogo per diffondere cultura piuttosto che vendere solo da bere, per organizzarvi mostre fotografiche e dare uno spazio di comunicazione visiva, facendone venir fuori la nostra anima partenopea, è stata, in assoluto, innovativa.

L’idea stessa di avere finalmente un pubblico per la posteggia ci fa ben sperare; a Napoli il turismo è sì gentrification, ma è anche vero che gli artigiani, gli attori, la cultura napoletana in generale, stanno trovando un target a cui potersi riferire in casa propria, senza doverlo fare, ad esempio, su una nave da crociera. Per me questo è fondamentale.

Sono onorato di poter ospitare nel mio locale la napoletanità pura, genuina, originale e di renderla fruibile per i miei clienti. Farlo, poi, con due amici attori e professionisti, come Danilo e Cosimo, che si sono prestati a realizzarlo giocando e cogliendo questa ennesima sfida, è bellissimo.

Con Danilo ci siamo conosciuti quasi per caso, ho visto il suo splendido ‘Napulione‘, poi l’intenso ‘Messaggio ai ragazzi di Scampia‘ e l’ho contattato su Facebook. Poi abbiamo scoperto di avere un carissimo amico in comune e, anche con Cosimo, ci siamo avventurati insieme in tanti progetti di successo a difesa della città sopra ogni cosa.

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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.