‘Mantrika’: tra esoterismo e innovazione

‘Mantrika’: tra esoterismo e innovazione

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Mantrika ph ArisPhoto
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Replica all’AvaNposto Numero Zero l’originalissima pièce di Cosimo Alberti e Danilo Rovani

Ieri, 8 aprile, ore 21:00, presso AvaNposto Numero Zero, Via Sedile di Porto, 55, adiacente Via Mezzocannone, Napoli, abbiamo assistito con immenso piacere al suggestivo spettacolo ‘Mantrika delirio per voce e tammorra‘ di Cosimo Alberti e Danilo Rovani, con la partecipazione di Luigi MontesantoTony Saggese e Carmela Ioime.

Un affascinante percorso interiore, tra le pene dell’anima e tormenti d’amore, che nasce dal dolore incolmabile della perdita di Maurizio, fratello di Danilo, avvenuta esattamente tre anni prima, l’8 aprile 2014. Danilo prova a sublimare questa sofferenza scrivendo una poesia struggente, ‘Tieneme cu tte’, musicata poi in un’intensa tammurriata, in cui vanno a convergere altri generi, che dà vita ad un’incantevole fusione di stili e musiche estremamente coinvolgenti.

Nel corso del tempo lo spettacolo, che inizialmente vede come unici protagonisti Danilo e Cosimo, si arricchirà con differenti strumenti musicali, la partecipazione degli altri tre interpreti, l’omaggio alla tradizione musicale partenopea e spagnola e a sonorità più moderne come la musica reggae della Jamaica e la scrittura di testi che contribuiranno a rendere questo rappresentazione unica nel suo genere.

‘Tieneme cu tte’ sarà quindi l’epilogo di tutta l’opera, atto estremo d’amore, da cui tutto parte e tutto arriva.

‘Mantrika’ si evolverà quindi da composizione poetica a concerto da camera, da forma itinerante per le strade partenopee durante le visite guidate alla forma attuale di versione teatrale completa.

La recitazione si alterna sapientemente alla musica, come magistrale è il ricorso a diversi registri interpretativi. A momenti esilaranti seguono altri di una incredibile carica drammatica.

Anche la musica è declinata in diverse accezioni. Sonorità antiche, primordiali, dal ritmo ipnotico, sciamanico, vanno a toccare le corde più profonde dell’animo, in un crescendo che vuole quasi indurre stati alterati di coscienza, una sorta di rito collettivo in cui il coinvolgimento del pubblico è cercato in maniera palese, scendendo dal palco, cercando un vero e proprio contatto fisico; ma anche tarantelle, blues o diversi classici della canzone napoletana, da Spingule francese a Indifferentemente.

Non mancano, però, brani come Canción de las simples cosas, di César Isella, resa celebre da Mercedes Sosa. Da brividi l’esecuzione di ‘O surdato ‘nnammurato di Danilo Rovani.
Vi riconosciamo tutta la tradizione e la multiculturalità napoletana, gli influssi più disparati, arabi, spagnoli, e non solo, che si fondono e sono rielaborati in modo innovativo pur non perdendo il legame con le radici.

Così come costante è il riferimento alla Mamma Schiavona, la Madonna di Montevergine, chiaro esempio di sincretismo religioso, in cui una matrice cattolica si fonde ad evidenti sopravvivenze di natura precristiana e pagana.

Filo conduttore è l’amore, quello contrastato, quello impossibile, che causa sofferenza; non vissuto, per i motivi più diversi, non importa che si tratti della perdita dell’amata, di condizioni sociali ed economiche troppo diverse o semplicemente di una mancata corrispondenza di sentimenti.

Emblematica la presenza di Carmela Ioime, che diventa paradigma della donna, con il suo giocare con il fuoco che rimanda alle vestali, ma che è soprattutto archetipo della passione, delle emozioni più forti e viscerali.

I vari pezzi del mosaico che nel corso di questi tre anni si sono aggiunti seguono proprio questo criterio.

Sul palco l’affiatamento tra Rovani e Alberti, che avevamo già avuto modo di apprezzare in altre occasioni, è lampante; consente loro di duettare in modo perfetto, di assecondare le reciproche improvvisazioni. Si tratta di un continuo ammiccare e stuzzicarsi a vicenda che diverte gli stessi artisti e che si riverbera inevitabilmente nel pubblico, costantemente cercato, invitato a ritmare, a cantare, a salmodiare improbabili liturgie.

Il rapido susseguirsi di generi e ritmi è sottolineato dalle diverse spoglie assunte in scena. Marinai che in balia di onde e tempesta si affidano a spiritualità di genesi parallele, occidentali come orientali, esotiche come familiari, a sottolineare, probabilmente, come la condizione umana, a prescindere dalla diversità culturale, oltre ogni contingente, sia fondamentalmente universale, soprattutto di fronte a condizioni e realtà estreme.

Ciechi ed emarginati, un prete pittoresco ed una suora molto singolare, che provano a celebrare un fantomatico matrimonio, il torero e la ballerina di flamenco, l’ubriaco e il suicida, in sostanza molteplici sfumature di brigante cu famma d’ammore.

Personaggi delineati con vividezza e animati da un pathos davvero intenso, come il capitano che racconta l’inferno in cui è relegato per essersi tolto la vita, che si ricollega ad un’altra tradizione tutta partenopea, quelle delle anime del purgatorio, le anime pezzentelle del Cimitero delle fontanelle, o come il prete, completamente votato alla vita ecclesiastica che, abbandonatosi alla passione carnale, commette un duplice omicidio quando scopre la donna oggetto del suo desiderio che si concede ad un altro uomo; entrambi interpretati in modo toccante da un grandioso Cosimo Alberti.

Un percorso che a tratti appare anche iniziatico, un viaggio eterno e senza luogo di questi surdate ‘e luce sperze p’a via alla ricerca di se stessi, della salvezza, della pace, e non ci sembra di sbagliare nel voler rintracciare suggestioni esoteriche, anche se espresse con una disarmante naturalezza, scaturite da un magmatico inconscio collettivo, che si incarnano nei simboli di credenze distanti tatuati sulla pelle dei protagonisti.

Ad avvalorare la nostra interpretazione lo stesso riferimento agli opposti, bene e male, sacro e profano, nel loro essere istanze apparentemente inconciliabili, ma che diventano invece complementari in una ricerca del continuo perfezionamento del sé.

In ‘Mantrika’ c’è questo e tanto altro, pura poesia e cabaret, doppi sensi più o meno palesi e battibecchi con il pubblico, spesso apostrofato in modo simpaticamente irriverente.

La centralità di Rovani e Alberti, assolutamente eccelsi, non impedisce al talento di Tony Saggese di emergere in tutta la sua purezza; oltre ad esibire una voce limpida e suggestiva, riesce a suonare praticamente di tutto, dalla chitarra all’armonica, al tamburo a cornice, passando per l’onnipresente tammorra; tantomeno non manca di impressionarci l’impeccabile contrappunto di Luigi Montesanto alle tastiere.

‘Mantrika’ è, dunque, uno spettacolo dirompente, dissacrante senza scadere negli eccessi, in cui l’energia dei protagonisti, alimentata dal calore del pubblico, partecipe tanto da risultare un’ulteriore componente di una perfetta alchimia, è tale da far praticamente volare le circa due ore di rappresentazione.

La pièce che si era aperta con un’invocazione alla Madonna, si chiude con il già citato ‘Tieneme cu tte’; le pene d’amore si sciolgono in quello che è l’emblema dell’Amore universale, la Madre di tutte le madri che regala ad ogni suo figlio amore incondizionato.

La prossima rappresentazione di ‘Mantrika’ è per stasera, 9 aprile, ore 18:30, e ore 21:00 se con sovrannumero di prenotazioni per il primo spettacolo, presso AvaNposto Numero Zero, Via Sedile di Porto, 55, Napoli.

Foto di copertina di ArisPhoto

Mantrika ph AvaNposto
‘Mantrika’ ph AvaNposto

Video concesso dall’Ufficio Stampa

Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.