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Mais in declino: appello di Confagricoltura Frosinone alle istituzioni

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Vincenzo del Greco Spezza


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del Greco Spezza: ‘Urge predisporre un piano faunistico regionale volto al contenimento del numero dei cinghiali presenti nelle nostre campagne e nelle nostre città’

Riceviamo e pubblichiamo.

Nonostante gli appelli a puntare sul mais grazie agli ottimi prezzi della granella, gli agricoltori italiani per le prime semine hanno virato decisamente sulla soia, che ha aumentato la sua superficie di almeno il 15% rispetto al 2021.

L’aumento dei prezzi delle materie prime ma soprattutto – nel centro-sud Italia – il proliferare incontrollato della fauna selvatica hanno inciso duramente sulle scelte degli agricoltori, e così il mais continua inesorabilmente il suo declino.

La superficie occupata dai seminativi in 40 anni si è dimezzata passando da 6 a circa 3 milioni di ettari, ma quello che più preoccupa è l’andamento negativo delle produzioni di mais, fenomeno che dovrebbe ricercare le sue motivazioni prevalentemente in scelte scellerate sia dal punto di vista della politica agricola comunitaria che nel silenzio delle istituzioni per i sempre più numerosi danni che la fauna selvatica provoca alle coltivazioni, abbassandone sensibilmente la resa ad ettaro.

Dichiara il Presidente di Confagricoltura Frosinone, Vincenzo del Greco Spezza:

Le misure da mettere in campo sono più che mai urgenti oggi, che siamo costretti da eventi imprevedibili sino a qualche mese fa, come la mancanza di materie prime sui mercati mondiali, ad aumentare le nostre produzioni nazionali.

E invece il continuo aumento del numero dei cinghiali presenti nella provincia di Frosinone, come del resto in tutte le province italiane, porta inevitabili conseguenze, sia in termini di danni ambientali ed economici che di incidenti stradali.

La situazione che stanno vivendo gli agricoltori, in tanti casi costretti a lasciare le terre incolte o a ritrovarsi con le colture devastate senza un vero risarcimento, è gravissima e rischia di esplodere se non si prenderanno provvedimenti seri.

Nel frusinate, a causa dei danni provocati dai cinghiali, non si coltivano più girasoli, mais e altri cereali che siamo poi costretti ad importare a carissimo prezzo.

Prosegue il Presidente del Greco Spezza:

Adesso vogliamo anche denunciare l’inazione priva di prospettive delle Istituzioni, la mancanza di coraggio e di senso di responsabilità di tanta politica, forse ostaggio di un’opinione pubblica male informata e totalmente avulsa da quello che succede nelle campagne e che oggi inizia ad arrivare anche nelle zone più centrali della città.

Una fuga dalle responsabilità ancora più grave visto il diffondersi della peste suina tra i cinghiali, fenomeno che, se ulteriormente esteso, porterebbe drammatiche conseguenze per tutto il comparto suinicolo nazionale, uno dei settori di punta del nostro agroalimentare, mettendo a repentaglio l’intera produzione italiana di insaccati e prodotti a denominazione di origine protetta.

È quindi con la consapevolezza di un atto doveroso che mi rivolgo ai candidati sindaci di Frosinone, sollecitandoli sul tema del controllo della fauna selvatica e consigliando ai nostri soci frusinati di votare solo ed esclusivamente coloro che si esprimeranno in modo chiaro e netto a favore di una puntuale quanto urgente predisposizione di un piano faunistico regionale volto al contenimento del numero dei cinghiali presenti nelle nostre campagne e nelle nostre città.

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