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Lombardia, Aldrovandi: catcalling, alcune distinzioni sono d’obbligo

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Elisabetta Aldrovandi


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La Garante regionale per la tutela delle vittime di reato: ‘Comportamento sempre esecrabile, ma dare maggiore attenzione ai casi più seri’

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale della Lombardia.

Il catcalling, ossia le molestie verbali rivolte alle donne lungo la strada o in luoghi pubblici, è un fenomeno sicuramente tanto dilagante quanto fastidioso per chi lo subisce.

Ma alcune distinzioni sono d’obbligo: innanzitutto, è necessario distinguere se si parla di una ragazza minorenne o molto giovane o di una donna adulta, perché ovviamente l’elemento anagrafico può incidere sulla percezione delle parole rivolte.

E inoltre, va compreso se le molestie consistono in un episodio sporadico, come può essere un fischio o un apprezzamento estemporaneo, o in una serie di condotte ripetute in sequenza ravvicinata che portano la donna a sentirsi in pericolo.

Così come fa molta differenza se il catcalling consiste in un complimento, seppure non richiesto, piuttosto che in una frase a sfondo sessuale o sessista volgare e offensiva.

Queste distinzioni sono fondamentali, per evitare di dare eccessiva importanza a condotte sporadiche e di lievissimo disvalore giuridico, e conferire invece il giusto peso a situazioni più gravi, che inducono la destinataria di queste molestie a sentirsi vittima di un reato.

In ogni caso, che l’autore di catcalling si comporti in modo maleducato è certamente un dato di fatto inconfutabile.

E in questo caso, l’educazione che i genitori devono impartire ai propri figli maschi, fin da bambini, è fondamentale.

Lo dichiara la Garante per la tutela delle vittime di reato di Regione Lombardia Elisabetta Aldrovandi.

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