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La libertà e i suoi veli

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Costa Azzurra: Cannes e Villneuve-Douves vietano l’utilizzo del burkini in spiaggia.
Il costume “totale”, disegnato dalla stilista australiana di madre libanese Aheda Zanetti per le donne di religione musulmana, rientra tra quelli per i quali “è vietato l’accesso alle spiagge e ai bagni” in quanto privo, si legge dall’Ordinanza del 28 luglio firmata dal sindaco di Cannes, David Lisnard, “di una tenuta corretta, rispettosa del buon costume e della laicità, che rispetti le regole d’igiene e di sicurezza dei bagnanti nel dominio pubblico marittimo”.

È vietato qualsiasi costume che “ostentando un’appartenenza religiosa”, si legge ancora, “in un momento in cui la Francia e i luoghi di culto sono attualmente al centro di attacchi terroristici, rischia di creare problemi di ordine pubblico che è necessario prevenire”.

L’Ordinanza, manco a dirlo, ha suscitato non poche polemiche.

L’associazione transalpina “Ligue des Droits de l’Homme”, per dirne una, ha annunciato di voler adire le vie legali per abuso di diritto.

Vero è che il richiamo motivi di pubblica sicurezza non appare insensato, quelli alle “regole d’igiene” e del “buon costume” molto meno, purché legato all’eccezionalità e quindi anche della temporaneità della situazione. Non pochi dubbi sorgono invece riguardo ai concetti di “ostentazione religiosa” e di “laicità”, perché coinvolgono da vicino il problema della libertà individuale.

Senza girarci troppo attorno, la domanda si pone in questi termini: la nostra cultura delle libertà sostanziali include la libertà di poterne fare a meno?

Se la risposta è sì, allora dovrà contenere anche la sua limitazione, divenendo, quindi, intrinsecamente paradossale. Se la risposta è no, sarà allora limitata dall’impossibilità di fare alcune scelte.

Non è facile scegliere tra due paradossi, tuttavia tra il primo – privarsi spontaneamente della libertà – e il secondo – imporre coattivamente la propria idea di libertà – mi trovo a dover scegliere il primo. Senza contare che non siamo poi così lontani dall’idea sociale di una donna “obbligata” a coprirsi, soprattutto in spiaggia.

Basta andare a ripescare certe foto, o magari apprezzare la fantastica scena di Un turco napoletano in cui Giulietta e Lisetta, vestite di tutto punto per i bagni, ricevono i rimproveri di Don Pasquale per aver osato fare a meno delle calze.

Certo, si dirà, tanto è cambiato da allora. Ed è vero. Tanto è cambiato e forse troppo. Siamo passati dall’obbligo socio-religioso del quasi totalmente coperto a quello socio-economico del quasi totalmente nudo, rimbalzando, nell’arco di un secolo, dal dovere di coprirci alla libertà di non coprirci al dovere di scoprirci.

Nondimeno, il richiamo ad alcuni scenari simili a quelli odierni può esserci utile a ricordare quante battaglie ci costarono e quanto tempo ci volle per cambiarli. E magari a ricordare che una cultura delle libertà fondamentali è davvero poco più che un vessillo di rappresentanza quando non è consapevole della differenza tra un cambiamento maturato in uno stato di diritto e uno imposto da uno stato d’eccezione.

Ci prende in pieno il Guardian quando bolla come estremamente fastidiosa la scelta francese, la quale vuol celebrare la libertà perdendo per strada uno dei suoi fondamentali contrappesi, quello della tolleranza.

E ci prende, a nostro parere, anche il Ministro Alfano con il suo appello ai sindaci a non esacerbare la situazione attraverso misure troppo repressive, con il che si nota come la stessa “sicurezza” può essere perseguita attraverso strategie addirittura antitetiche.

Per una volta, ci liberiamo dalla tradizionale esterofilia decisionale che ci caratterizza e facciamo bene.

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Giuseppe Maria Ambrosio

Autore Giuseppe Maria Ambrosio

Giuseppe Maria Ambrosio, laureato in giurisprudenza con una tesi in filosofia del diritto sull’ermeneutica di Hans-Georg Gadamer, ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia politica nel 2012 presso il dipartimento di Studi Politici della Seconda Università di Napoli, dove attualmente collabora. I suoi lavori trattano in particolare del rapporto tra stato e sovranità, dell’impatto delle teorie neocostituzionaliste sui sistemi nazionali e sovranazionali e delle libertà del singolo in ambito etico e giuridico. Collabora con riviste scientifiche e non. È membro del comitato di redazione della rivista “Persona” diretta da Giuseppe Limone.