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La comica sensualità di ‘Sogno di una notte di metà estate’

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'Sogno di una notte di metà estate' - ph Marco Quaranta Locatelli


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Ottimo debutto dell’opera di Cesario impreziosito da splendide prove attoriali

Sabato 18 maggio, ore 20:30, presso il Succorpo Vanvitelliano della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore di Napoli, nell’ambito del Maggio dei Monumenti, nell’ambito della rassegna ‘Tutto il mondo è palcoscenico’, dedicata a William Shakespeare, direttore artistico Gianmarco Cesario, abbiamo assistito alla messa in scena di Sogno di una notte di metà estate’, uno spettacolo scritto e diretto dallo stesso Gianmarco Cesario, assistente alla regia Assia Iaquinto, con Roberto Capasso, Danilo Rovani, Denise Capuano, Giuliano Casaburi, Giuseppe Fedele, Paolo Gentile, Luca Lombardi, Francesco Luongo, Rita Russo, Iole Schioppi.

Fil rouge di questa quarta edizione della manifestazione dedicata al Bardo, che torna dopo due anni di assenza, è l’Amore, declinato attraverso varie forme dell’arte: teatro, danza e musica.

In una splendida cornice, che ci permette di scoprire uno dei tanti gioielli nascosti di Napoli, anche se ricoperto di “incrostazioni”, dovute ad uno stato di manutenzione davvero insufficiente, a voler essere buoni, Cesario, così come da lui stesso dichiarato, si produce in un adattamento che ha la precisa intenzione di approfondire l’aspetto fortemente sensuale che anticipa, di tre secoli, le teorie freudiane su sogno e subconscio.

E, in effetti, ad aprire lo spettacolo è proprio una sensuale danza di Teseo e Ippolita, interpretati da un Danilo Rovani, come al solito magistrale, e da un’ottima Rita Russo, in scena anche nei panni di Oberon e di Titania, doppia veste che li costringe a rapidi cambi di costume, bianchi nel primo caso, neri nel secondo. Le belle coreografie sono merito di Mariacira Borrelli.

Lo splendido lavoro della scenografa e costumista Melissa De Vincenzo si esprime anche in scelte di colore molto precise ed azzeccate. Abbigliamenti in cui prevale il verde per la coppia Demetrio ed Elena e il rosa per la coppia Lisandro ed Ermia, quest’ultima avvolta in una nuvola tenue, effetto bomboniera, proprio ad enfatizzare l’aspetto romantico di tutta la vicenda. Costumi non d’epoca, ma contemporanei, che sfociano, anzi, in un gothic dress per il Re degli Elfi e la Regina delle Fate.

Il disegno luci, curato dallo stesso direttore artistico, appare decisamente funzionale proprio nella sua semplicità.

La mano di Cesario si esprime anche nei tagli operati, laddove, ad esempio, sono stati esclusi personaggi come Egeo o Filostrato, per il risultato di un ritmo assolutamente frizzante.

Riduzione e rielaborazione dei personaggi anche per quanto riguarda il gruppo di artigiani che metteranno in scena ‘Piramo e Tisbe’ in occasione del matrimonio di Teseo e Ippolita, qui solo in tre, tra i quali giganteggia il bravissimo Roberto Capasso. La particolarità è che gli stessi si esprimono in napoletano, cosa che Cesario utilizza per creare anche tutta una serie di situazioni esilaranti, non trascurando, quindi, quelle che sono le potenzialità, su questo versante, della più celebre opera comica di Shakespeare.

Il napoletano, dunque, utilizzato per rendere il linguaggio popolare degli artigiani, che fa da contraltare a quello aulico, forbito degli altri personaggi, quest’ultimo spesso reso in tono caricaturale, quasi sempre volutamente sopra le righe per precisa scelta registica.

Molto convincente, in questo senso, una meravigliosa Denise Capuano nei panni di Ermia, che, per talento e verve, si rivela quale piacevolissima sorpresa della serata. Le doti di Danilo Rovani, Roberto Capasso e Paolo Gentile ci sono note da anni, stasera scopriamo una Capuano che regge assolutamente il confronto.

In generale, però, le prove attoriali sono state tutte di buon livello, bravissimi tutti, dunque; come non apprezzare, ad esempio, Paolo Gentile assolutamente impeccabile nella sua interpretazione di Puck, unico superstite, assieme a Roberto Capasso, di una precedente messa in scena dello stesso Cesario; così come rilevante è la performance di Iole Schioppi, ottima Elena.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo, mettere mano all’adattamento di grandi classici, di autori immensi come Shakespeare, è sempre infinitamente rischioso. Si tratta di andare a modificare qualcosa che rasenta la perfezione, con il rischio incombente di peggiorarla, addirittura di rovinarla.

Gianmarco Cesario, invece, riesce a farlo mantenendo intatto, pur nell’innovazione, lo spirito originario dell’opera.

Respiriamo appieno la magia di un mondo mitico e popolato da creature fantastiche come gli elfi Oberon e Titania o il folletto Puck.

Come è reso a dovere il rapporto tra sogno e realtà, i cui confini sono sapientemente tenui, con l’uno che sfuma nell’altra e viceversa.

Cosa hanno realmente vissuto i personaggi? Quanto, invece, è esperienza onirica, inconscia?

Così come nell’opera originale, il saluto al pubblico di Puck lascia il dubbio nello spettatore.

Intatte sono anche le potenzialità comiche dell’opere, amplificate, anzi, in alcuni tratti, da scelte come la riscrittura in napoletano di alcuni passaggi.

In più, come dicevamo, l’accento su una sensualità esaltata nell’adattamento e che gli attori riescono a far arrivare nel migliore dei modi al pubblico presente.

Lo spettacolo, che replicherà stasera, 19 maggio, ore 20:30, sempre nel Succorpo Vanvitelliano della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, appare particolarmente indicato per chi, adorando il drammaturgo inglese, è stuzzicato da sperimentazioni e contaminazioni.

Foto Marco Quaranta Locatelli

'Sogno di una notte di metà estate' - ph Marco Quaranta Locatelli

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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.