Home Territorio ‘Il Proiezionista’: commento musicale al pianoforte di Rossella Spinosa

‘Il Proiezionista’: commento musicale al pianoforte di Rossella Spinosa

858
Giovanni Circelli - 'Il proiezionista'


Download PDF

Il regista Giovanni Circelli racconta l’evoluzione della sua opera

Il filmato ‘Il Proiezionista’, di Giovanni Circelli, del 2023, si arricchisce del commento musicale originale al pianoforte del Maestro Rossella Spinosa, docente al Conservatorio di Mantova, le cui composizioni ed arrangiamenti vengono suonate dalle orchestre di vari teatri europei.

Presentata nell’estate 2023 a Villa Pignatelli a Napoli, in occasione della rassegna ‘Doppio Sogno’ in collaborazione con il Teatro Galleria Toledo, e, successivamente in autunno, al Napoli Film Festival, nella sezione fuori concorso, l’opera verrà proiettata prossimamente a Milano.

Si tratterà, comunque, di una prima, perché il filmato sarà arricchito di altre scene, tagliate in primo montaggio; ma la novità più grande sarà, appunto, il commento musicale, nuovo e dal vivo, come si faceva all’epoca del muto, affidato alle ‘dita magiche’ della compositrice e pianista milanese Rossella Spinosa.

Un piccolo capolavoro della durata di 3’44”, ‘Il Proiezionista’, un lavoro romantico, dolce, nostalgico, struggente, poetico, che indugia in quel passato che non tornerà più, quando anche proiettare un film era arte, perché quello del tecnico addetto alla proiezione di un film, responsabile delle macchine all’interno nella cabina di proiezione della sala cinematografica, era un vero e proprio mestiere artistico.

Ne emerge, con forza impetuosa, l’essenza dell’analogico come un qualcosa di artigianale, emotivo, contrapposto al digitale, ormai freddo, impersonale, asettico ed anaffettivo.

Il protagonista del breve filmato è il partenopeo Alberto Bruno, classe 1943, che ha dedicato tutta la sua vita alla Settima Arte, universo a cui si è accostato fin dalla tenera età di 6 anni, affascinato dai proiettori cinematografici, per iniziare facendo il garzone e, via via, la maschera, lo strappa biglietti, il direttore di sala e, finalmente, il proiezionista di decine e decine di cinema di Napoli, tanto che, ancora oggi, continua l’attività culturale, con il Cineclub Materdei, una piccola sala, nel rione omonimo, che ha riaperto dopo trent’anni.

È lo stesso regista a spiegarci, in maniera entusiasta, questa nuova avventura:

Ho racchiuso in tre minuti l’arte dell’ottantenne cinematografaro Alberto Bruno, ultimo proiezionista napoletano vivente. Il signor Alberto, come mi ha raccontato, si è appassionato al mondo del cinema a soli sei anni ed ha trascorso gran parte della vita nel glorioso cinema Materdei, proiettando film in pellicola per un pubblico fatto spesso di scugnizzi del quartiere e collezionando manifesti, locandine e pellicole.

Un tesoro, materiale ed immateriale, coltivato in quel rione Materdei, stesso luogo nel quale il Maestro Vittorio De Sica diresse Giacomo Furia e Sophia Loren in ‘Pizze a credito’ – episodio de ‘L’oro di Napoli’.

Il mio vuole essere un tributo ad Alberto ed al mondo che rappresenta, quello del 35 millimetri, che trasuda emozioni, un rimedio omeopatico al freddo digitale, che ha soppiantato il 35mm.

Tutto si racconta e si dissolve nel cuore del cinema: la cabina. E dal bianco muro umido, oltre a fotogrammi e spezzoni di code, sporgono chiodi antichi, come Alberto, a sorreggere vecchie ed arrugginite bobine, impolverate dal tempo che il proiezionista custodisce e restaura, salvando la memoria.

Di quel mondo Alberto era attore coprotagonista mai citato, perché suo compito non era solo proiettare, ma anche, nel battere di ciglio, mantenere la poetica della pellicola, come l’artista che, dimenticata la battuta, improvvisa senza che lo spettatore se ne accorga.

Nei miei tre minuti di spezzone, ho lasciato ad Alberto il compito di rievocare, attraverso la sua arte, la memoria dello spazio storico del film del 1947 ‘Natale al campo 119’, ricostruire un ponte generazionale, tra quelli che erano stati prima attori, loro malgrado, e, poi spettatori di quegli eventi e quelli a cui quella narrazione sfugge.

Quadro! Fuoco! Voce!… e la sala buia si rianimava. Un mondo dove l’intelligenza era umana e non artificiale!

E ora ‘Il Proiezionista’ si è evoluto con lo straordinario apporto di Rossella Spinosa…

Che dire di lei? Aver avuto un suo commento musicale al pianoforte, con una sua composizione, è un privilegio.

Allieva del Maestro Luis Bacalov e, poi, con lui concertista di una Suite.

Agli addetti ai lavori ed agli appassionati parlano le oltre 132 pellicole musicate e le varie collaborazioni con musicisti; progetti importanti come il Festival del cinema muto di Milano, omaggio originale alla poetica di alcuni film di Charlie Chaplin, Fritz Lang, Buster Keaton e della nostra Elvira Notari, così come il suo pianoforte a commento della lettura di poesia di Antonia Pozzi.

In un’epoca della memoria smarrita e del nuovissimo ad ogni costo, la Spinosa edifica un ponte tra tempi così lontani.

La tua passione per il cinema da dove ha origine?

Sono nato in un piccolo borgo medievale dell’entroterra irpino e, all’età di undici anni, mi sono trasferito nel capoluogo campano.

Dopo gli studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, mi sono dedicato al restauro di tele ed affreschi, per poi coltivare la passione per la maschera – teatro – ed il cinema.

Documento con ‘spezzoni muti’, preferisco non etichettarli come ‘corti’, in maniera istintiva e da autodidatta, immagini non edulcorate del mare e della campagna con il duro lavoro di gettare e rialzare la rete da parte dei pescatori e dei contadini chini per la semina ed il raccolto.

Galline, uomini del mare e della terra, senza fissa dimora, non certo attori consumati animano i miei brevi filmati, che vanno da un minimo di pochissimi secondi ad un massimo di tre minuti.

Attualmente, la ricerca dell’inquadratura si è focalizzata sul mondo del teatro, di quello che fu un tempo l’avanspettacolo e del dietro le quinte, di tutti i suoi dimenticati.

Cosa ha cambiato l’ottica con cui guardi il mondo?

Significativi incontri hanno segnato il mio percorso di raccoglitore dell’immaginifico e dell’espressionismo. Il primo, nella città di Bologna, con lo scrittore Ermanno Cavazzoni, il quale, fin da subito, dimostrò interesse e stima per le mie ‘facce napoletane’ colorate di bianco e nero.

Di particolare memoria, è stato quello con il Maestro Wim Wenders, avvenuto a Napoli nel 2013, in occasione della sua mostra di fotografia ‘Appunti di viaggio’ a Villa Pignatelli. In quell’occasione regalai al Maestro de ‘Il cielo sopra Berlino’ 20 minuti di spezzoni muti in un formato DVD, in una confezione rivestita da carta da imballaggio tenuta con spago.

Oggi, a distanza di anni, custodisco l’emozione della sua stretta di mano e le parole ed il tempo che mi concesse.

Print Friendly, PDF & Email

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.