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Il (Bel)Paese costruito per non darti opportunità

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Ricordo ancora una di quei film di Michael J. Fox, lui umile portiere d’albergo o semplice recluta nella multinazionale con un sogno nel cassetto, sogni che, puntualmente si realizzavano col tipico “esser al momento giusto nel posto giusto”.

Già quando ancora adolescente, guardi quei film e dopo aver immaginato un futuro simile ti scontri con la realtà del pensiero “nostrano”.

“È solo un film”, quante volte ci siamo scontrati con queste parole dette dai nostri genitori.

Poi col crescere e con la conoscenza del mondo, aiutata anche dalla possibilità di far arrivare il mondo a casa tua attraverso internet, il web, i social, quella dura realtà ti cominci a rendere conto che è un pensiero molto italiano, il popolo con la cultura del posto fisso e con i sogni chiusi nel cassetto.

Steve Jobs, padre meccanico, madre contabile; Mark Zuckerberg, genitori umili; Bill Gates, genitori facoltosi ma con vena giudiziaria, tanto da tagliare i fondi al figlio perché non voleva seguire le loro orme; Andrew Mason, cresciuto in un sobborgo di Pittsburgh; Levi Strauss trasferitosi povero in America per seguire i fratelli che stavano facendo successo (partiti anche loro dal nulla); William Harley (figlio di meccanico) e Arthur Davidson (figlio di fabbro); John Pemberton, farmacista, figlio di farmacisti.

Quanti ne potrei citare ancora, partiti tutti dal classico niente ed oggi tutti sappiamo cosa sia Apple, tutti usiamo Facebook, Windows è praticamente più usato del pane quotidiano, Groupon, è diventata una macchina sforna soldi e vogliamo parlare dei Jeans Levi’s oppure delle Harley Davidson ed infine della Coca Cola?

Si, vero, anche in Italia abbiamo i Ferrari, i Berlusconi, i Benetton, i Valentino, ma quanti di loro vengono dall’umiltà?

Oggi, anno 2013, l’Italia ha reso con le sue leggi, con le sue chiusure mentali e con le sue lobby (altro che lobby americane) tutto ciò ancora più marcato, perché se un Andrew Mason può affacciarsi al successo, basta che non sia nato in Italia, mentre un Gennaro Esposito non ha nessuna di queste possibilità, eppure Gennaro Esposito come Andrew ha studiato, si è diplomato con il massimo dei voti, e mentre faceva il cameriere tutte le sere a 25/30€ al giorno si laureava in Ingegneria Informatica con 110 e lode, poi?

Poi la cultura del posto fisso che chiude i sogni nel cassetto; e se i sogni nel cassetto non li voglio chiudere? Negli altri paesi del mondo posso rivolgermi ad enti finanziari e fondi privati e addirittura nel Medio Oriente, al microcredito; qui?

Qui Gennaro Esposito non ha un posto fisso, ed essendo in forte recessione con possibilità di assunzione ZERO, non potrà mai avere una busta paga, busta paga necessaria per avere un piccolo finanziamento; Gennaro Esposito vuole solo comprare un Computer di nuova generazione per sviluppare un’idea che ha in mente che rivoluziona il web, un Computer, al massimo 1000€.

I genitori purtroppo sono umili, la madre è esodata, il padre è un VERO invalido civile che, pur avendo avuto una malattia non reversibile ogni anno si vede decurtato il mini aiuto statale perché deve dimostrare che la malattia non è regredita, perché soltanto in Italia, un poliomielitico deve dimostrare ciò.

Gennaro Esposito, non si vuole arrendere, si apre una Partita Iva, e decide di cominciare una piccola attività di manutenzione pc e sviluppo siti internet, ma si sa che in un mondo così saturo, i guadagni non potranno mai essere elevati, e così, tra tasse, spese e quantaltro, quel PC continua a non poterselo permettere.

“Gennaro, hai una Partita Iva, hai un reddito, paghi le tasse, vai in un centro commerciale e compralo a rate”; Gennaro, contento, accetta di seguire il consiglio, si reca al centro commerciale e, la brutta ed amara sorpresa, la finanziaria gli rigetta la pratica, motivazione “il cliente non è affidabile”, alla richiesta di spiegazioni il buon Gennaro si rivolge direttamente alla finanziaria e la risposta è secca “in Italia i possessori di Partita Iva oggi non sono affidabili, l’azienda può fallire anche con ricavi alti, serve un reddito di almeno 50mila euro annui e comunque anche se lei avesse busta paga, non potremo concederle il prestito senza un garante, visto che non avendo mai fatto finanziamenti non è censito dalle finanziarie e quindi resta non affidabile”.

Gennaro Esposito ripone il suo sogno nel cassetto e continua a vivacchiare con i guadagni giusti per mangiare la sera, per comprare una pizza al figlio, massimo una al mese e pagare le tasse  finché non arriverà quel cliente che potrebbe farlo “svoltare”, il cliente che gli commissiona un lavoro enorme; Gennaro Esposito lo svolge alla perfezione, il cliente sparisce, ed il nostro malcapitato si ritrova con i debiti contratti per svolgere quel lavoro e senza nessuna possibilità di aiuto mentre, indagando, viene a sapere che il cliente in questione ha aperto dopo un mese un’altra partita iva, ed è appena la sesta in dieci anni, perché ad ogni truffa chiude per poi riaprire e quando in passato è stato oggetto di indagini, condannato, dopo due mesi esce di prigione col conto in banca ancora intatto.

Ancora sconfortato, Gennaro Esposito ormai ha 40 anni, lotta per pagare i debiti e sfamare la famiglia ed un giorno navigando su internet vede Andrew Mason, di anni 26, si era rivolto ad un fondo privato americano per un piccolo progetto da realizzare e, ottenuto il piccolo fondo oggi è uno degli uomini più ricchi del mondo, quel progetto si chiama “Groupon” e Gennaro Esposito quel progetto lo ha nel cassetto da 15 anni.

Domani, dopo aver letto di Gennaro Esposito, apriremo un quotidiano a caso ed a fondo pagina in terzultima pagina leggeremo diverse notizie tra le quali:

“operaio di suicida dopo aver ricevuto la cartella esattoriale”; “imprenditore si lancia nel vuoto, per pagare le tasse ha dovuto licenziare i suoi operai”; “Gennaro Esposito trovato morto nella sua auto, in preda alla disperazione aveva richiesto 1000 euro ad uno strozzino per dare da mangiare il figlio, dopo esser stato vessato per mesi pur avendo già corrisposto il doppio della somma, ma non avendo gli ultimi soldi viene torturato e decide di denunciare il suo aguzzino; S.V. l’aguzzino, è uscito di prigione due giorni fa, dopo aver scontato tre mesi, si indaga”

Gennaro Esposito non c’è più, ma la sua storia è vissuta da ognuno di noi ogni giorno, la troveremo sempre scritta in quei fondo pagina, magari con sempre meno dettagli e chissà forse un giorno, manco più quelli.

Credo in questo paese, mi sento fortemente italiano, quando sento l’inno mi emoziono ancora, ma chi ha creato questo paese e chi dal 1945 ad oggi ne ha tenuto le redini e fatto le regole, ha tradito me, il paese ed ha distrutto quel che poteva essere il Bel Paese, quello stivale invidiato dal mondo per la posizione geografica, per la storia e per la cultura.

Amo ancora questo paese, vorrei soltanto che chi ne gestisce le regole cominciasse ad amare me e Gennaro Esposito.

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Livio Olino
Livio Olino, la passione per il mondo della Comunicazione e la voglia di innovare mi hanno portato ad incontrarmi con moltissime aziende del territorio campano. La voglia di unire il mondo del digitale e di rilanciare l’economia di una terra unica ha fatto il resto. "Di giorno comunico, di notte mi formo".