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Fuga da scuola

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È notizia di pochi giorni fa: in un paesino in provincia di Modena un bambino di quattro anni ha scatenato il panico con la fuga dall’asilo.
La scuola disponeva dei sistemi di sicurezza previsti, ma qualcosa nell’organizzazione è andato storto.

La caccia alla strega è subito scattata, ed immediata è stata la condanna: se cancelli e misure di controllo funzionano perfettamente, l’errore non può che essere umano.

In Finlandia le classi sono in media composte da 18-20 alunni; in Italia, nonostante l’”ottima” riforma della scuola e i millantati programmi di modernizzazione e digitalizzazione nazionale, gli studenti formano classi pollaio a volte di oltre trenta unità e la stessa solidità delle aule è simile a un tetto di paglia.

Come si ripercuote allora sugli studenti l’affollamento delle classi? E su maestri e docenti? Ma vale davvero la pena dibatterne, se la voce relativa all’edilizia scolastica nel bilancio pubblico resta un’esile comparsa?

La scuola italiana non se la passa troppo bene: da circa un anno sarà diventata anche “buona e bella”, ma a molti sembra vecchia e spesso noiosa. Confrontandola con le realtà estere, percepiamo che il lavoro che sia tutt’altro che concluso.

Il bambino che nel modenese ha eluso la sorveglianza della maestra e ha attraversato i binari ferroviari per godersi una rilassante passeggiata in paese non è il primo né sarà l’ultimo e l’unico protagonista delle fughe scolastiche.

Altre maestre, obbligate a sacrificare la didattica per vigilare su classi troppo affollate, continueranno a rischiare il rogo.

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