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Gay Pride Londra


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L’orgoglio di essere se stessi

Mi trovo a Londra per la mia attività di scrittore; sono con alcuni amici che mi informano del Pride; è il primo luglio, e alla loro richiesta di andare e assistere, rispondo categoricamente di sì!

Non ho mai partecipato ad alcun pride, né in Italia né all’estero; non ne ho mai avvertito la necessità o la mera curiosità, ma stavolta è diverso; probabilmente il mio processo di maturazione e consapevolezza è giunto a un gradino in su, per poter comprendere che il Pride, o Gay Pride come lo si voglia nomenclare, è molto di più che una parata di parrucche, paillettes e corpi seminudi.

Stavolta ho visto con i miei occhi, sentito con le mie orecchie, intuito con le mie intime percezioni e così racconto.

Centinaia e centinaia di persone, perfettamente organizzate e consapevoli di quello che stanno facendo; ogni monumento, palazzo o negozio londinese è bardato dalla bandiera multicolore LGBTQ+.

Vecchie e nuove generazioni che manifestano con slogan, sorrisi e colori il rispetto dei loro diritti, evidenziando in primis, quello della libertà di essere se stessi ‘The pride of being yourself’!

L’intreccio del tempo, del prima e del dopo, delle battaglie giuridiche e giudiziarie del passato e del presente, sono fuse in un solo atanor che le amalgama e le accomuna dietro un unico colorato vessillo di giustizia e pace: la libertà.

The Freedom!

Vedo persone in carrozzella, una ragazza con sondino al naso, per oggettivi ed evidenti problemi oncologici, famiglie omogenitoriali con bambini che sorridono e manifestano assieme ai propri genitori, la libertà e la sacralità di diritti umani, irrinunciabili, personali e personalissimi.

Non è una mera parata, ma un sentire comune, che abbraccia tutte quante le identità che si sono accettate e riconosciute per ciò che sono, facilitando la strada alle generazioni successive, al Prossimo.

In questo momento, Londra non rappresenta soltanto i londinesi o alcune categorie di inglesi, che molti ghettizzano con la nomenclatura di “lobby gay”, additandole e facendone quasi un fenomeno da baraccone: non è così!

Il pride non è il momento in cui ci si incontra per andare a fare sesso e trascorrere una giornata all’insegna del vizio e dell’immoralità; può accadere di incontrarsi e piacersi, ma non è questo né il fine né l’obbiettivo.

Il pride che vedo io è la sintesi di un percorso pluriennale di lotte, battaglie, vere e proprie guerre per abbattere muri di gomma istituzionali e mattoni di ignoranza, edificati e utilizzati dal Deus Ex Machina Discriminazione.

Questa è la madre di ogni forma di razzismo, antisemitismo, omofobia, bifobia; tutti aspetti di un unico male discriminatorio, che arreca nocumento alla civiltà, rendendo tossici i pensieri dell’Uomo.

Ogni Paese ha la sua Storia, fatta da uomini e da donne che hanno pagato con il tributo della vita, la validità del proprio pensiero e il valore delle loro gesta; io oggi vedo l’Inghilterra di Enrico VIII e di Anna Bolena, che insieme furono i fautori dello Scisma anglicano, liberando contestualmente il loro Paese dal dominio religioso della Chiesa cattolica cinquecentesca.

Vedo l’Inghilterra di Elisabetta I, che con la Legge di Uniformità costituì un unico libro per tutti i credenti religiosi del suo popolo, arginando le lotte interne tra cattolici e protestanti, preparandosi, contemporaneamente, a combattere l’Invincibile Armata di suo cognato Filippo di Spagna, che portava in grembo l’oscurantismo e l’Inquisizione ecclesiastica, decidendo di mandare a uccidere un’altra Regina sua pari, Maria Stuarda, sua acerrima avversaria.

Vedo riverberata nelle strade e nei colori, l’Inghilterra di Shakespeare, che ha raccontato al mondo del suo tempo e di questo, le varie forme dell’Amore.

Vedo l’acume, l’intuito e l’ironia di Oscar Wilde, che, a colpi di provocazione, ha scalfito i pregiudizi e i dogmi consolidati del suo tempo e da ultimo, l’eclatante scelta della Brexit, che ha portato il Regno Unito fuori dall’Europa.

Non esiste uno Stato o un Paese ideale, ma al di là di tutti gli errori politici e non, anche a carattere storico che il Regno Unito ha commesso nel corso dei secoli, voglio almeno credere, che da un punto di vista idealistico, l’Inghilterra rappresenti la forza di un popolo che ha voluto a tutti i costi, essere autonomo e indipendente da qualsiasi altra forma di potere o oligarchia all’esterno delle proprie mura di cinta.

Non mi interessano Re e Regine, Principi e Principesse, ma il filo conduttore che lega il prima e il dopo di generazioni di persone che si sono battute per ottenere il riconoscimento e il rispetto della propria identità e che tutt’ora perseguono il cammino di autonomia, di indipendenza e di libertà.

Non conosco e non mi interessano gli eccessi consequenziali delle pregresse vittorie nei predetti ambiti, ma ciò che vedo oggi è un sentire comune, a livello nazionale, di un’uniformità identitaria, nel rispetto di un oggettivo e sacrosanto pluralismo identitario.

Questo io vedo, questo io racconto.

‘Fight HIV stigma!’: combatti lo stigma dell’HIV!

Gay Pride Londra

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Autore Antonio Masullo

Antonio Masullo, giornalista pubblicista, avvocato penalista ed esperto in telecomunicazioni, vive e lavora a Napoli. Autore di quattro romanzi, "Solo di passaggio", "Namastè", "Il diario di Alma" e "Shoah - La cintura del Male".