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‘Il Ferdinando tra musica e parole’ alla Federico II

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Seminario con Carlo de Nonno dedicato al capolavoro di Annibale Ruccello

Riceviamo e pubblichiamo.

‘Il Ferdinando tra musica e parole’ è il titolo del seminario dedicato al capolavoro di Annibale Ruccello che Carlo de Nonno, musicista e stretto collaboratore del drammaturgo stabiese, terrà venerdì 13 maggio alle ore 14.30 nell’ambito delle attività del Master di Drammaturgia e Cinematografia della Federico II. L’appuntamento è nell’Aula Multimediale 342 del Dipartimento di Studi Umanistici in Via Porta di Massa, 1.
Arturo De Vivo, Prorettore della Federico II, e Edoardo Massimilla, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici porgeranno il saluto istituzionale dell’Ateneo, prima dell’apertura dei lavori, affidata al Coordinatore del Master in Drammaturgia e Cinematografia, Pasquale Sabbatino, e all’italianista Matteo Palumbo, profondo conoscitore del teatro ruccelliano e tra i primi studiosi ad averne fatto territorio di indagine critica.

“Annibale Ruccello costituisce una delle esperienze teatrali più originali del secondo Novecento in Italia”, sottolinea Palumbo. “L’elemento caratterizzante della sua opera è dato dall’intreccio di temi colti con una struttura rappresentativa che resta comunicativa e avvincente. Le riflessioni sull’identità di una cultura o sugli smarrimenti dei protagonisti, le questioni connesse all’ambiguità delle parole e alla complessità delle relazioni interpersonali si combinano con storie che catturano l’attenzione emotiva ed intellettuale del pubblico. Il teatro di Annibale resta un grande teatro di parola, che attinge a modelli come Proust o come Strindberg o come Pasolini e Basile, e li combina con intrecci di grande tensione e malia”.

Se la parola è centrale nel teatro di Ruccello, lo è nella misura in cui corrisponde a una scrittura ovvero a una drammaturgia del testo che, già in nuce, si configura come un dispositivo espanso il quale, proprio attraverso la parola, di volta in volta affabulatrice, profetica, ancestrale, mimetica,  inanella tutte le componenti performative del fatto teatrale: dalla musica alla scenografia, dai costumi alle luci. E proprio su questa cifra costitutiva della drammaturgia ruccelliana, nello specifico della sua sensibilità musicale, si soffermerà Carlo de Nonno, autore delle musiche originali di tutti gli spettacoli di Ruccello e una delle figure-cardine della cooperativa “Il Carro”, nata per iniziativa dell’artista stabiese.

“Aver condiviso un lungo, ma troppo breve, tratto di vita con Annibale non è stata soltanto un’esperienza umana di rara intensità e di invalutabile significato ma anche una continua palestra di arricchimento professionale e artistico”, dichiara de Nonno. “Mai visto un uomo di teatro vivere così in simbiosi con la musica, voglio dire, un autore la cui scrittura fosse così intimamente intrecciata, nell’atto stesso di prodursi, con l’idea e la suggestione musicale. Da questa punto di vista Ferdinando è davvero la sua opera somma”.

Compito di Carlo de Nonno sarà dunque quello di guidare i partecipanti al seminario nelle pieghe fascinose di una pièce, insignita del Premio Idi 1985,  in cui – sullo sfondo di un’imprecisata località vesuviana, all’indomani dell’Unità – il tramonto delle illusioni storiche e amorose della baronessa filoborbonica Clotilde Lucanigro ad opera del giovane impostore Ferdinando, palpita, nel suo slancio vitalistico e nel suo disinganno, non solo attraverso il gusto postmoderno del pastiche di citazioni letterarie, cinematografiche, teatrali, tipico di Ruccello, ma anche e soprattutto attraverso un autentico sottotesto musicale.

Un sottotesto che si affida a un unico motivo conduttore formato dal concertarsi di quattro temi portanti, ciascuno abbinato a una voce e a uno strumento, che corrispondono a ognuno dei quattro personaggi dell’opera.

“Ferdinando”, spiega de Nonno, “è un tenore e un clarinetto. Il tenore infatti è una voce costruita, ‘falsa’ se così si può dire, la più adatta ad esprimere la sfrontatezza di questo personaggio e il clarinetto ne è il contraltare perché è comunque uno strumento molto esposto, melodico. Clotilde è un soprano, con la sua voce forte di donna appassionata che vive l’amore con tutto lo slancio di cui è capace, e un flauto, uno strumento molto femminile con tessitura melodica. Gesualda è un contralto: il contralto è una voce in un certo senso ‘oscura’, non forte, un po’ come la figura della cugina di Clotilde che sembra vivere nell’ombra, tutta chiusa in sé. Ma è anche l’unico personaggio che nella parte musicale canta in napoletano, aggiungendo in tal modo un colore particolare. Don Catello è un basso. Il basso riesce ad esprimere l’aspetto drammatico ma in qualche misura anche ‘comico’ del personaggio. Il contralto è associato a uno strumento mediano, la viola, e il basso a uno strumento profondo, il violoncello”.

Linguaggio verbale, visivo e sonoro si fondono dunque nel Ferdinando, un testo di rara bellezza che racchiude tutta la forza espressiva e la capacità innovatrice di Annibale Ruccello, che ha attraversato la scena italiana tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 con la freschezza di “una ventata di primavera”, come scrisse Aldo Nicolaj.
E proprio nel trentennale della scomparsa l’Università Federico II intende dare nuovo impulso al dibattito critico, all’esegesi e alla ricezione dell’opera ruccelliana con un ricco ciclo di iniziative che si terranno tra il 2016 e il 2017 e che prevede, tra l’altro, nella seconda metà dell’anno, il proseguimento del ciclo seminariale, inaugurato il 13 maggio da Carlo de Nonno, e un convegno di studi presieduto da un Comitato Scientifico Internazionale.

Foto di Giuseppe Del Rossi

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