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Danilo Rovani riscrive Fo

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Non tutti i ladri vengono per cuocere


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Il debutto dell’esilarante copione del talento napoletano strappa applausi e risate durante l’ultima serata di ‘Classico Contemporaneo’

Ieri, 30 agosto, ore 21:30, presso il Chiostro di San Domenico Maggiore, abbiamo assistito, con immenso piacere, a ‘Non tutti i ladri vengono per cuocere’, spettacolo conclusivo della III edizione della rassegna teatrale Classico Contemporaneo, direzione artistica Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino.

La pièce, scritta e diretta da Danilo Rovani e liberamente ispirata a ‘Non tutti i ladri vengono per nuocere’ di Dario Fo, vede come protagonisti gli eccelsi Cosimo Alberti, Stefano Ariota, Massimiliano Cataliotti, Daniela Cenciotti, Donatella de Felice, Danilo Rovani. Ad accompagnare gli artisti al pianoforte l’impeccabile Maestro Luigi Montesanto.

Aiuto regia Roberta Guida, make up art Vincenzo Cucchiara, trucco Virginia Pezzella, scenografia Dario D’Isanto, grafica e video Alessandro Derviso, regia Danilo Rovani.

Danilo Rovani, con la sua immensa bravura, ha avuto il grande merito di riadattare a perfezione un’opera che, personalissima opinione, non ci ha mai trasmesso nulla, e un autore che, sempre a nostro avviso, ha raggiunto immeritatamente gli onori del Premio Nobel.

Le interessanti note di regia fornite e la scelta dei componenti del cast sono state la molla propulsiva che ci ha spinto a recarci alla rappresentazione. Soddisfatti di esserci stati!

Il lavoro che ognuno degli attori fa su di sé è notevole; ogni movimento è calibrato in maniera rigorosa e attenta per assicurare la massima resa possibile.
A rendere ancor più piacevole il tutto è il notare come si divertano sinceramente sul palco, contagiati dalle loro stesse macchiette e dal calore del pubblico.

Dire che la commedia sia esilarante forse non le rende appieno giustizia.

A differenza del testo originario, l’azione si svolge a Napoli.
Siamo negli anni ’60, periodo coincidente con il debutto dell’opera, e più precisamente in uno studio di registrazione televisivo fingendo si tratti di un interno borghese.

Difatti è proprio un’annunciatrice, interpretata da Daniela Cenciotti, a comunicarci che lo spettacolo, tributo a ‘Dario Fa’, sta per avere inizio. Il nome del regista lombardo non è l’unico ad essere storpiato; altri VIP, tra cui Gassman, Panelli, Pavone, Tognazzi, Valori, Vianello, saranno citati in maniera volutamente errata.
Ulteriore omaggio a tutti quei grandiosi interpreti che hanno fatto la storia della televisione italiana, in un frizzante ed intelligente mix di musical, show e teatro che, tra fraintendimenti, giochi di parole, equivoci, inganni, scambi di coppia, appare divertentissimo.

Ed ecco entrare in scena gli attori, in eleganti abiti lunghi le due signore, in smoking i quattro uomini.
A turno intonano la prima di innumerevoli e famosissime canzoni del tempo, recitandole e accompagnando opportunamente alle parole il linguaggio del corpo. All’occorrenza occhieggiano, ammiccano, cambiano ritmo e timbro vocale e inviano, quindi, una serie di ulteriori messaggi che contraddicono o sottolineano il testo cantato.

Il risultato è semplicemente trascinante: il pubblico, totalmente preso, ride fragorosamente e, come farà per tutta la durata della rappresentazione, al termine di ogni canzone, applaude con calore senza fortunatamente minare la concentrazione degli artisti.

Si passa poi alla recitazione vera e propria.

Un ‘onesto’ ladro, Antonio, il meraviglioso Danilo Rovani, che nel frattempo indossa un vecchio completo nero dimesso e rattoppato e delle scarpe scollate unite con dei lacci, con fare incerto e munito di una pila, dopo un mese di appostamenti si è arrampicato fino al terzo piano di un’abitazione privata per ‘lavorare’.

Sente squillare il telefono e risponde; dall’altra parte della cornetta c’è la moglie Teresa, lo strepitoso Stefano Ariota, con una parrucca spettinata e un’improbabile veste con due grandi tasche, che ricorda più un grembiule che una vera mise.
Vuole salutarlo, sincerarsi del suo amore, controllarlo, ma soprattutto chiedergli di prelevare qualche ‘regalino’ per sé. Il suo accento è esasperatamente marcato e gergale, l’atteggiamento caricaturale, rozzo, ma fortemente espressivo.

Il consorte la rimprovera per l’inopportuna chiamata; non può essere distratto dal momento che ha ‘timbrato’ il cartellino! Poi finge di ascoltarla ed assecondarla pur di terminare la conversazione.

L’inatteso ingresso del padrone di casa, l’assessore Frazosi, il grandioso Cosimo Alberti, in compagnia della sua amante, la valente Donatella de Felice, abbigliata ora in modo più semplice, spinge Antonio a nascondersi frettolosamente in un grande pendolo.

Lei, secondo il cliché della moglie devota, finge di provare rimorso nel trovarsi lì, di ‘fare la preziosa’, ma, in realtà, il suo comportamento contraddice nettamente il suo parlare. Fa continui paragoni tra se stessa e la moglie, temendo di essere considerata ‘facile’, mentre sobbalza al solo sentir nominare il proprio consorte. Lo stringe poi a sé energicamente, lo schiaffeggia invece di accarezzarlo, e lui, scombussolato, accusa il colpo e cerca un approccio più dolce.

Una nuova telefonata interrompe questa simpaticissima scenetta.

A chiamare è sempre Teresa che credendo, però, di parlare con Antonio, lo aggredisce verbalmente. L’assessore, scambiatala per una straniera, per chiarire il dubbio sulla sua identità le dà l’indirizzo della casa di campagna in cui si trova la sua signora e attacca il ricevitore.

Il rintocco dell’orologio costringe il povero Antonio ad uscire dal suo nascondiglio. Appare piuttosto intontito e dolorante; il pendolo, nel suo movimento, lo ha infatti ripetutamente colpito sulla fronte.

Si innescano, a questo punto, una serie di divertentissimi equivoci, supportati da gag spassosissime interpretate in maniera mirabile.

I due amanti, convinti di essere stati colti in fragrante da colui che ritengono essere una sorta di investigatore privato ingaggiato dalla legittima consorte per svelarne l’infedeltà, appaiono prima disorientati, poi, recuperata una pistola, provano a risolvere in modo definitivo la situazione.

Tra una canzone e una preghiera Antonio tenta di convincerli che è un semplice ladro che ha più volte soggiornato a Poggioreale e che non è affatto interessato alla loro storia. Riesce a distrarli e ad impadronirsi, così, dell’arma.

Ed ecco l’ennesimo colpo di scena.

Sopraggiunge la moglie dell’assessore, l’eccellente Daniela Cenciotti, anch’ella ora abbigliata in modo più informale, messa in allarme da una confusa telefonata di Teresa. Per giustificare la presenza dell’altra donna, Frazosi convince amante e ladro a fingersi una coppia che proprio lui ha sposato civilmente. Mentre vorrebbe mandarli via, la moglie, data l’ora tarda, li invita a trascorre lì la notte e crede Antonio un facoltoso produttore cinematografico che ha tante dimore nell’amena località di Poggioreale Marina, in cui, invece, il marito non l’ha mai portata. Inizia, così, a fantasticare su una loro relazione che la renderebbe famosa permettendole di apparire sulle copertine delle più importanti riviste di gossip.

La situazione si complica ulteriormente con l’arrivo di Teresa, che reclama a gran voce il proprio marito, mentre la signora Franzosi cerca di trovare una spiegazione logica alla sua bigamia.

Il culmine dell’assurdo si raggiunge quando si materializza sul palco l’ottimo Massimiliano Cataliotti, amante della padrona di casa, indispettito dal fatto che lei lo abbia mollato nella casa di campagna e riconosce nell’amante di Franzoni la propria moglie.

Ormai con le lacrime agli occhi per le risate, apprezziamo la sua capacità interpretativa al pari delle altre, singolare fusion di personaggi dei cartoon; con una comicissima esse sibilante pronuncia di continuo parole con questa lettera assomigliando a Paperino e intona una canzone con la stessa espressione e movenze che userebbe Topo Gigio.

Sarà lasciato ad Antonio il compito di provare a chiarire tutti gli equivoci, ma la sua spiegazione, seppur frenetica, non alimenterà altre domande, dato che ognuno dei presenti è colpevole di tradimento.

Mentre le note dell’ultima canzone si sprigionano nell’aria, a stento percepiamo le parole dei cantanti, coperte, come sono, dagli applausi entusiasti e dall’ilarità generale.

Non tutti i ladri vengono per cuocere’
Non tutti i ladri vengono per cuocere, di Danilo Rovani. Foto di Giancarlo de Luca
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Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.