Convincente debutto di ‘Io e Giovanna’

Convincente debutto di ‘Io e Giovanna’

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'Io e Giovanna'
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Uno spettacolare Lucio Allocca e un’ispirata Tina Femiano regalano momenti di assoluta magia

Ieri, 8 luglio, ore 21:00, presso Palazzo Ricca, sede del Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, via Tribunali, 214, Napoli, il reading-spettacolo ‘Io e Giovanna’ con Lucio Allocca e Tina Femiano, tratto dal libro di Delia Morea, ‘La voce delle mani’, adattamento e direzione scenica di Carmen Femiano, ha inaugurato la piccola rassegna di teatro dedicata a temi storici, ‘Teatro in Archivio’, organizzata da NarteA.

Gli spettatori giunti un’ora prima della rappresentazione hanno potuto visitare, con lo stesso biglietto, il suggestivo Museo multimediale Kaleidos, allestito da Stefano Gargiulo – Kaos Produzioni.

Un vero e proprio tuffo nel passato al cospetto della più imponente raccolta archivistica di documentazione bancaria esistente al mondo: atti di inestimabile valore che testimoniano la storia economica, sociale ed artistica delle regioni meridionali, concernenti la struttura e la trasformazione degli istituti di credito in esse operanti e contratti commerciali con nazioni europee.

E di una bellissima immersione in una delle vicende storiche più crude dell’Europa del XV secolo, la Guerra dei Cent’anni, tratta il reading-spettacolo ‘Io e Giovanna’, che prende spunto dalle vicende della Pulzella d’Orléans per narrare la storia di uno scontro tra poteri, di una redenzione, di una rinascita.

Non meno affascinante di una pièce tradizionale, la formula della mise en espace permette di affermare, con forza, il valore del testo, dando la possibilità allo spettatore di concentrarsi sulla capacità evocativa delle parole lasciando spazio alla singola immaginazione nel creare, idealmente, il proprio allestimento scenico e la propria azione.

La bravura dell’Attore sta, appunto, nel riuscire ad ipnotizzare il pubblico con l’ausilio del “solo” strumento vocale, seppure, nei momenti di maggior pathos, si sia sfociati in un recitato accompagnato ad un po’ di fisicità che ha reso il tutto ancor più piacevole.

La scenografia naturale dell’intimo e suggestivo cortile interno contribuisce a rendere l’atmosfera più accogliente e a concentrare ancor di più Artisti e pubblico. Il gioco di luci passa da un giallo intenso ad un bianco brillante per poi accendersi in un rosso forte e abbassarsi ancora verso il buio della notte a scandire le varie fasi dello spettacolo: Ethos, Eros e Pathos.

Le voci divine che Giovanna sentirà nell’arco di tutta la sua esistenza riecheggiano opportunamente in scena attraverso bisbiglii dal ritmo ossessivo, incalzante, penetrante.

Il primo a salire sul palco è l’immenso Lucio Allocca: presenza scenica dirompente, capacità espressiva totale, mimica facciale intensa che ammalia e coinvolge pienamente. Indossa un maestoso mantello che rimanda al personaggio cui dà voce, un potente Monsignore, Presidente del Tribunale Ecclesiastico, che avrà un ruolo determinante nella vita della futura santa.

Lo raggiunge, dopo poco, l’energica Tina Femiano, sguardo timoroso e fiero, a seconda del momento, poi malizioso nella rievocazione del suo passato di donna di malaffare e nel suo rivolgersi a lui per provare ad ottenere ciò che vuole, per mutare, ancora, fino a diventare supplichevole e pentito.

Abbigliata in più modesto abito nero, scalza, a sottolineare la differenza del rango sociale della sua Anna, che proviene da una povera famiglia contadina in cui l’amore non ha mai trovato posto. Racconta la sua storia personale, intervallando lettura pura a recitazione, per mostraci come la sua vita si sia intrecciata con quella di Giovanna d’Arco, terza protagonista, fisicamente assente sulla scena, ma continuamente evocata dalle parole degli altri due.

Veniamo così a sapere che Anna è sempre stata trattata con disprezzo e distacco dal padre che ha preteso che lavorasse duramente così come avrebbe fatto quel figlio maschio che tanto invano aveva desiderato; la madre, incapace di contraddirlo, le ha insegnato ad obbedire e a subire il suo volere in quanto donna. Nessun gesto d’amore, nessuna carezza per lei, solo indifferenza e dolore.

E l’ennesima prepotenza si consuma su quel prato su cui era solita rotolarsi con gioia e spensieratezza. A soli dodici anni, il nobile Philippe la priva della sua purezza usandole violenza. Incinta ed abbandonata, rischia la vita per dare alla luce un bimbo morto e, non appena ristabilitasi, viene scacciata per disonore dalla famiglia.

Inizia così la sua caduta: vivandiera nell’esercito francese baratta il calore del suo corpo con confidenze dei soldati per arrivare a carpire le strategia tattiche che prontamente riferisce al Monsignore, finché la Pulzella d’Orléans, ormai a capo dell’esercito, in aiuto di Carlo, Delfino di Francia e futuro re, estromesso dalla successione al trono a beneficio della dinastia inglese, non l’allontana duramente per la sua condotta riprovevole.

Dopo l’ennesimo rifiuto, Anna comincia a covare odio e rancore verso di lei e a progettare di ucciderla. Attraverso il suo resoconto, lo spettatore s’insinua nell’animo, oltre che nella mente di Giovanna.

Le musiche si fanno pressanti, si fondono ai battiti accelerati del suo cuore, si mischiano alle voci cadenzate.

Armata di un affilato pugnale, Anna la segue in una chiesa, determinata a compiere la sua vendetta. Viene però improvvisamente travolta da un senso di serenità, di pace, di Amore e trova Dio. Decide di dare un drastico cambiamento alla sua stessa vita e di agire con onestà e rettitudine.

Vede la Pulzella sotto una luce nuova e capisce, finalmente, che questa splendida figura è destinata a compiere un’impresa che cambierà le sorti del mondo. Il regno di Francia, in pericolo, può essere salvato solo da un suo intervento.

Ma gli eventi precipitano. Giovanna ha svelato al mondo che le voci divine le hanno sempre indicato il cammino da seguire, che vede l’arcangelo Michele, santa Caterina e santa Margherita.

Viene catturata dal nemico, imprigionata, tacciata di eresia e processata. Non le si perdona nemmeno più il fatto che indossi abiti maschili. Dopo una prima ritrattazione, la giovane, forte dell’Amore di Dio, sceglie di salvare la sua anima piuttosto che la sua vita terrena e di affrontare il suo destino con fierezza.

Anna si reca affranta dal Monsignore, Presidente del Tribunale Ecclesiastico che giudica la detenuta, affinché la salvi e prova di tutto pur di riuscire nel suo intento. In un gesto di estremo sacrificio, gli chiede, invano, di potersi sostituire a lei.

Perora la causa di Giovanna, che definisce eroe, più che eroina, per quella forza e quel carisma che la spingono a compiere gesta considerate tipicamente maschili, per l’integrità morale e per l’intensa fede che conserva nonostante stia per andare al rogo.
Gli ricorda che lo ha servito con rispetto, riferendogli tutto ciò che lui voleva ma scopre di aver fatto inconsapevolmente la spia per gli inglesi. Da manipolatrice a manipolata.

L’uomo, profondamente turbato dalle sue avance, vacilla, sta per cedere e cadere in tentazione, ma la respinge con veemenza; Allocca dà il meglio di sé in questi brevi momenti di recitazione in cui si avverte tutto il profondo tormento interiore di un’anima peccatrice.

L’ultima parola non spetta a lui, ma agli inglesi; il destino della Pulzella d’Orléans è segnato.

Come sappiamo, dovranno passare 25 anni dalla sua morte affinché il pontefice Callisto III dichiari la nullità del processo e solo nel 1920 Giovanna d’Arco sarà canonizzata e proclamata patrona di Francia.

Il prossimo appuntamento con ‘Io e Giovanna’ è per stasera, 9 luglio, ore 20:00, presso Palazzo Ricca, sede del Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, via Tribunali, 214, Napoli e, recandosi un’ora prima sarà possibile visitare il Museo multimediale Kaleidos.

Foto di NarteA

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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.