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Comunità e beni comuni, convegno a Firenze. Bugli: Legge in gestazione

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Vittorio Bugli


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Dichiarazione dell’Ass. Bugli

Riceviamo e pubblichiamo da Agenzia Toscana Notizie.

C’è una quantità incredibile di beni immobili e interi borghi abbandonati che sono preziosi spazi identitari e comunitari: l’autocostruzione è una risposta possibile e concreta alla loro rovina e riportarli in vita e farli diventare bene comune è una meravigliosa scommessa per il futuro.

Padre Guidalberto Bormolini della Comunità dei Ricostruttori racconta l’esperienza portata avanti dalla comunità di monaci al Borgo di Mezzana nel comune di Cantagallo in provincia di Prato.

L’Assessore alla partecipazione e alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli, si sofferma sulla proposta di legge regionale sui beni comuni in gestazione, sintesi di due testi già presentati dai Consiglieri.

Spiega:

Uno degli snodi su cui stiamo lavorando è permettere il riuso degli immobili attraverso lavori in autocostruzione, continuando però a mantenere fermo il tema della sicurezza sul lavoro.

Quindi ricorda il percorso intrapreso con ‘Collabora Toscana’ e il sostegno alla nascita delle cooperative di comunità: la Regione ha finanziato l’anno scorso a dicembre venticinque progetti con un milione e 200 mila euro e già è stato annunciato un nuovo bando da 740 mila.

Informa l’Assessore:

Nella modifica della legge sul patrimonio e in quella sulle cooperative di comunità abbiamo previsto la concessione di beni della Regione, dei Comuni e della sanità al Terzo settore e alle stesse cooperative.

Ma la Regione sui beni comuni ha già fatto varie esperienze, tra le quali quella di Rispescia dove ha sperimentato lo strumento di un social bond per il recupero di un bene regionale messo a disposizione per iniziative sociali, culturali e legate ai prodotti bio locali e alla loro degustazione. Un’altra iniziativa è stata realizzata a Pontedera a Villa Crastan.

Di autocostruzione e condivisione di case e terreni, di comunità e beni comuni si è parlato oggi, fino al pomeriggio, a Palazzo Strozzi Sacrati in piazza del Duomo a Firenze. L’evento era promosso dai Monaci ricostruttori e “Tuttoèvita onlus”, con la collaborazione della Regione. Sono intervenuti istituzioni, urbanisti, architetti e geometri e proprio con il racconto di tre esperienze concrete si è concluso il convegno: quelle del Borgo di Mezzana per l’appunto, dell’associazione “Le case” con il podere Aita Santa a Vicchio in provincia di Firenze e della Piazzetta di Puliciano, un condominio solidale nel comune di Castelfranco-Piandiscò in provincia di Arezzo.

Quello che sta accadendo a Mezzana nel comune di Cantagallo in provincia di Prato è un progetto particolare: la Comunità dei Ricosruttori sta recuperando il vecchio nucleo di case abbandonato negli anni Settanta e lo sta trasformando in un villaggio sostenibile, attraverso progetti di agricoltura biologica e il reinserimento specie vegetali locali, dove vivranno un gruppo famiglie e i monaci e dove verrà realizzato un hospice speciale, per fornire a malati inguaribili e alle loro famiglie un accompagnamento sanitario ma anche spirituale all’insegna del dialogo aperto a tutte le religioni.

Anche il borgo di Pulicciano, a quattro chilometri da Castelfranco – Piandiscò in provincia di Arezzo, si sta ripopolando. È accaduto grazie al progetto di un condominio solidale che ha visto protagoniste un gruppo di famiglie, tre coppie con nove bambini, che hanno condotto un recupero ecocompatibile della vecchia canonica, con un contratto per venticinque anni con la Diocesi di Fiesole, e che ha fatto da apripista. Adesso a Pulicciano, dove erano rimasti una decina anziani, stanno infatti arrivando anche nuove famiglie.

Alla ristrutturazione hanno lavorato anche amici e conoscenti. Sono stati utilizzati in larga parte prodotti naturali: l’isolamento termico, ad esempio, è realizzato con prodotto grezzo di canapa. Un maestro piemontese ha insegnato la tecnica di finitura dei bagni con grassello di calce e coccio pesto, come facevano i romani. Ed ora le famiglie condividono i consumi energetici, gli acquisti alimentari e una serie di spazi comuni.

Quella infine del Podera Aia Santa a Vicchio è la storia di una casa dove sono accolti per lunghi periodi minori non accompagnati o in affidamento, le madri con figli in situazione di difficoltà, rifugiati e richiedenti asilo, per la prima metà di quest’anno, o condannati che devono scontare misure alternative al carcere. Il podere si trova accanto all’edificio dove è nato Giotto. La proprietà è dell’associazione “Le Case, che possiede immobili destinati allo stesso uso anche alla Rufina e a Sesto Fiorentino. Le attività dell’Aia Santa sono gestite da quattro famiglie dell’associazione, di cui tre domiciliate nella stessa struttura.

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