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Avella e i suoi tesori. Da (ri)scoprire

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Anfiteatro Avella


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Una storia e un patrimonio culturale di inestimabile valore, ma ancora poco conosciuto

L’Italia, si sa, è un museo a cielo aperto. Ci sentiamo orgogliosi quando leggiamo le stime che descrivono il nostro paese come quello con la più alta concentrazione di beni culturali ed artistici del mondo. Ma, orgoglio a parte, siamo altrettanto attenti a questo patrimonio dal valore incalcolabile? La risposta, manco a dirlo, è no.

Intendiamoci, niente di più lontano di noi dai disfattisti ad oltranza: molte cose sono cambiate in meglio grazie anche a Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali, in un Paese, il nostro, in cui al primo colpo di piccone o di trivella, emergono reperti che necessitano di immediato vaglio da parte del MiBACT, acronimo che indica proprio il dicastero attualmente presieduto da Franceschini. Ma si può e si deve fare di più e di meglio.

Sotto l’italico cielo, infatti, oltre ai tesori che godono di costante visibilità e, ogni tanto, perfino delle sacrosante elargizioni di fondi economici statali, ne esistono di nascosti, semiabbandonati e poco conosciuti.

In quest’ultima categoria rientrano, purtroppo, i numerosi siti archeologici della città di Avella, in provincia di Avellino, con le sue tombe e il suo anfiteatro romano ottimamente conservati, con la sua storia millenaria. E con un gruppo di appassionati, provenienti da ambienti professionali di spessore che, gratuitamente e spesso solitariamente, si adoperano con i pochi mezzi a disposizione, ma con grandissima e certosina passione, per la valorizzazione dei tesori che costellano la cittadella adagiata nella Valle del Clanio, sul bacino superiore dell’omonimo fiume campano.

Parliamo del GAAV, il Gruppo Archeologico Avellano “Amedeo Maiuri”, che lo scorso anno ha varcato la non trascurabile soglia dei quarant’anni di attività.

Abbiamo interpellato il professor Pietro Luciano del GAAV, docente di Storia dell’Arte in pensione, che ci ha detto:

Il nostro gruppo, formato da docenti e studenti di archeologia, è animato dall’amore per il territorio e per il suo patrimonio culturale. La nostra azione, che ci vede promotori di visite guidate all’anfiteatro e negli altri siti, si sviluppa sulla base di un protocollo d’intesa siglato con il Comune di Avella [scaduto a dicembre e in attesa di rinnovo, ndr].
Ci avevano anche prospettato un sussidio economico per aiutarci nelle attività che, per adesso, non è ancora arrivato. D’altro canto dobbiamo dire che il Comune è riuscito a far inserire Avella nel Grand Tour del 2014, e questo è un risultato non da poco.
Ma l’Antiquarium attualmente resta chiuso. Abbiamo chiesto i tempi per la riapertura, che si spera avvenga nel giro di un mese o due.

Al momento non ho ancora rendicontato l’affluenza dei visitatori nell’anno 2016, ma ci fa piacere registrare presenze da diverse località europee. Con uno sforzo ulteriore potremmo ottenere risultati maggiori. Se tutto procederà bene, a maggio ripartiremo con nuove iniziative.

Avella, comune che conta poco meno di ottomila abitanti, ha origini osche, benché si abbiano prove di presenza umana risalenti al paleolitico superiore.
La maggior parte dei reperti storici dell’antica Abella, nome che alcuni fanno risalire al termine Abel, cioè “campo erboso”, altri riconducono alle nocciole, per la cui produzione la località è rinomata, altri ancora ai forti venti che battono la valle, risalgono all’epoca dell’Antica Roma, di cui nel III secolo a.C. divenne municipio.

Il patrimonio dell’Antiquarium e del Museo Provinciale Irpino è costituito dai numerosi reperti rinvenuti nelle tombe romane, ricche di arredi funerari. Ma già il poeta Virgilio ne decantò i pregi, definendola ‘Malifera Abella’, cioè terra ricchissima di mele, mentre nell’Eneide lodava il coraggio dei suoi abitanti per essersi schierati a favore di Turno contro Enea.

L’anfiteatro di Avella, uno dei più antichi della Campania, databile tra il I secolo a.C. e il II d.C., fu edificato in opus reticulatum, e sorgeva all’estremità orientale del Decumano Maior. Molto simile in grandezza a quello di Pompei, l’anfiteatro di Avella ha l’insolita caratteristica di non presentare sotterranei e cunicoli. Chiunque lo visiti non può sottrarsi al fascino di questo straordinario luogo di spettacolo e morte dell’antichità, quasi mimetizzato nel verdeggiante paesaggio circostante.

Altra testimonianza del passato ricco di storia della cittadina campana, è costituita dal Castello Fortezza di San Michele, che si erge strategicamente su un’altura che domina il circondario e che testimonia le stratificazioni millenarie del territorio.
Databile intorno al VII secolo d.C., si dice sia stato edificato sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato al culto di Ercole. Per quanto riguarda l’aspetto costruttivo, il castello è interessante perché racchiude tutte le tecniche adottate in Campania nell’antichità.

Ma l’evento più straordinario legato al Castello Fortezza è certamente il ritrovamento, avvenuto tra le sue rovine nel 1685, di un oggetto di eccezionale importanza storica e culturale, il famoso “cippus abellanus” (150 a.C. circa), una lapide calcarea sulla quale gli antichi incisero, in lingua osca, i termini di un trattato tra Abella e Nola per definire i confini dei terreni sui quali, all’epoca, sorgeva un tempio comune alle due città. Un vero e proprio documento burocratico in pietra stipulato tra due “comuni”, potremmo dire.

A quanto finora descritto, si aggiunge il Palazzo Baronale, risalente al XVI secolo, quattro mausolei funerari disposti fuori dalla città antica databili tra il I secolo a. C. e il I d.C. e numerose chiese, oltre al già citato Antiquarium e a una rete di strutture ricettive per i visitatori.

Ci auguriamo che i tesori di Avella che qui, per forza di cose, abbiamo potuto illustrare solo in sintesi, possano essere riscoperti da un numero sempre maggiore non solo di appassionati d’arte, archeologia e cultura in generale, ma anche di persone comuni e turisti italiani e stranieri che non potrebbero che trarne godimento e motivo di orgoglio, quell’orgoglio citato in apertura di questo articolo, che solo una continua e doverosa valorizzazione, nel senso più pratico del termine, può tenere vivo.

Perché, citando Ludovico Magrini, fondatore del Gruppo Archeologico d’Italia:

Il cemento ideale di una comunità, è formato dalla coscienza della propria cultura e dalla capacità che abbiamo di conservarla e di accrescerla.

Per ulteriori informazioni:
http://www.gruppoarcheologicoavellano.org/
http://www.comune.avella.av.it/zf/index.php/storia-comune
https://www.avellarte.it/

Per prenotazioni, visite guidate e informazioni:
Pietro Luciano: 347 45 92 011
Andrea Siniscalchi: 340 0659735

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Autore Michele Ferigo

Michele Ferigo, napoletano, classe 1976, si occupa d’arte da sempre. È musicista, compositore, disegnatore e film-maker.