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‘Taranterra’ al Teatro Bolivar

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Taranterra


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In scena a Napoli il 30 dicembre

Riceviamo e pubblichiamo.

Lo spettacolo girovago Taranterra calca per la prima volta le tavole di un palcoscenico. Dopo 60 repliche in giro per la Campania, in siti di interesse storico, archeologico e artistico, dall’abbazia di Sant’Angelo in Formis a Capua al chiostro della basilica di San Vincenzo alla Sanità, dai ruderi di Sant’Eusatchio a Scala al sacello degli augustali a Miseno, dalla foresta regionale di Cuma alle basiliche paleocristiane di Cimitile passando per l’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi e il museo del sottosuolo, va in scena al Teatro Bolivar di Materdei il 30 dicembre alle ore 21:00 con un riallestimento speciale per un’unica e imperdibile data.

Taranterra, che il 21 giugno del 2012 debuttò a Nola nella piazza dedicata Giordano Bruno, è la messa in scena dell’omonimo testo poetico di Mimmo Grasso. Un testo che non nasce per il teatro ma che contiene al suo interno straordinarie suggestioni visive tali, da sfociare naturalmente in una riscrittura in chiave scenica. È uno spettacolo in cui gli attori danno vita agli oggetti, ai quadri e ai loro abitanti evocati dai versi, servendosi esclusivamente dei propri corpi, di tammorre, bastoni e tessuti che trasformano e ridisegnano lo spazio dell’azione, evocando ora la tenda nel deserto di un anacoreta, ora una processione, una penultima cena, una piazza d’armi, una distesa assolata di grano, un formicaio, un tempio, un pantano, una giostra, un giaciglio, una fossa.

Taranterra rimanda alle esperienze liminali di ogni uomo: la nascita, la tenerezza materna, le ferite d’abbandono, la necessità del conflitto, l’incontro con l’altro/a, il ricongiungimento, il confronto ultimo con sé stessi e con ciò che si è raccolto nella propria esistenza e riporta tutto questo alla storia irraccontabile dell’istante in cui un uomo (o l’uomo?) nasce/muore/nasce o forse dell’attimo in cui l’eterno ritorno si trasmuta per sempre in ricordo placato, senza rancore, guarito.

Taranterra, il poema in versi di Mimmo Grasso, è stato pubblicato nel 2009 per i tipi de Il filo di partenope in 200 esemplari numerati, con incisioni di Mario Persico e la copertina ottenuta impastando sabbia di un termitaio africano per raggiungere l’effetto vento-di-scirocco.

Il regista ha scorto nel testo due ‘miracoli’ da raccontare:

Il primo, quello di un uomo che guarisce attraverso la parola/azione, il secondo – comune a tutta la poesia quando è poesia – relativo alla dissoluzione della parola che, da segno astratto, si trasmuta in vibrazioni dell’anima.

Note di regia

Taranterra è dissoluzione della parola che dà segno astratto si trasmuta in vibrazione guaritrice, percussione che scuote dal sonno, soffio rigeneratore, scossa rivelatrice;
Taranterra è una caosgonia, forse, la storia irraccontabile dell’attimo in cui l’eterno ritorno si trasmuta per sempre in ricordo placato, senza rancore, guarito;
Taranterra è (in)coscienza alchemica, se è vero che l’Alchimia è processo attraverso cui la vita, dopo la corruzione del necessario tramutarsi in carne e materia, ritrova nuovamente l’essenziale;
Taranterra è un corale fatto di voci abitanti un piccolo istante/mondo, quello di un uomo (o dell’uomo?) che ascolta distante dal tempo, colto a raccogliere per l’ultima volta o per la prima di una nuova volta, ciò che resta del visto, vissuto o immaginato.
In Taranterra “tutto è già accaduto”: ricordi d’infanzia, preghiere, eros, danze di guerra e d’iniziazione, ferimenti e lenimenti materni, incontri accidentali, abbandoni e ritrovamenti, in un continuum circolare basato su algoritmi che collidendo tra loro generano altri algoritmi, come accade in ogni ontogenesi.
Taranterra è un lungo stasimo a pulsazione variabile in cui gli attori danno vita agli oggetti, ai quadri e ai loro abitanti di volta in volta evocati dai versi, servendosi esclusivamente dei propri corpi, di tammorre, giavellotti e tessuti che trasformano e ridisegnano lo spazio dell’azione, evocando ora la tenda nel deserto di un anacoreta, ora una processione, una penultima cena, una piazza d’armi, una distesa assolata di grano, un formicaio, un tempio, un pantano, una giostra, un giaciglio, una fossa, un solo luogo di ricongiungimento e a un tempo di separazione.
Taranterra è uno spettacolo pensato e realizzato per essere rappresentato ovunque il teatro possa tornare ad essere un momento collettivo di reciproco ri-conoscimento (o di ri-conoscenza?) profonda, tra chi offre e riceve, chi riceve ed offre. E il risultato è uno spettacolo dal forte impatto visivo e sonoro (dunque emozionale), sebbene fondi quasi esclusivamente la sua composizione sugli attori, in questo caso veri e propri strumenti musicali, che interagiscono con altri più convenzionali strumenti musicali e una ridotta attrezzeria che, a tratti, ricorda quella dei giocolieri.
Massimo Maraviglia

Taranterra
di Mimmo Grasso
regia Massimo Maraviglia
una produzione indipendente Asylum Anteatro ai Vergini
con Ettore Nigro e la compagnia Asylum Anteatro ai Verigini 2016
Clara Bocchino, Libera Carelli, Giulia De Pascale, Davina Donadio, Rebecca Furfaro Raimonda Maraviglia, Monica Palomby, Alexander Quintana Torres, Teresa Raiano, Dario Rea, Riccardo Rico

Musiche originali Andrea Tarantino. Voce soprano Leslie Visco. Costumi Monica Palomby. Consulenza scenica Armando Alovisi. Disegno luci Ettore Nigro. Training vocale Caterina Leone. Aiuto regia Monica Palomby e Raimonda Maraviglia. Fotografia Teresa Raiano- Grafica Luca Serafino

Le location 2012, 2013, 2014, 2015:
Piazza Giordano Bruno a Nola. Abbazia di Sant’Angelo in Formis a Capua. Ruderi di Sant’Eustachio a Scala chiostro della basilica di San Vincenzo alla Sanità. Giardini del Palazzo Mezzacapo a Maiori. Cortile libreria La Feltrinelli di Pomigliano d’Arco. Giardino dell’Orco sul lago d’Averno. Giardino Segreto di Napoli Museo del Sottosuolo di Napoli. Lago delle Terme Stufe di Nerone. Pontile di acqua morta a Monte di Procida. Dimora del Fiume di Pietra sul Vesuvio. Sacello degli Augustali a Miseno. Parco Colonia Montana di Agerola. Azienda agricola Ramo d’oro a Bacoli. Giardino dell’Istituto Suor Orsola Benincasa. Largo del Carmine a Monteverde. Piazza Pallante a Sant’Andrea di Conza. piazza Michelangelo a Calitri. Foresta Regionale di Cuma. Municipio di Saviano. Chiesa di Santa Caterina da Siena di Napoli. Basiliche Paleocristiane di Cimitile. CastCafè di Bacoli. Ex Asilo Filangieri di Napoli. Ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli.

Info e prenotazioni:
3925742429 – 3451192971; asylumanteatro@libero.it
Costo biglietto: 15 euro; ridotto studenti e over 65 12 euro; gruppi di dieci 10 euro

Il teatro Bolivar è in via Bartolomeo Caracciolo 30, quartiere Materdei, Napoli, a pochissimi passi dalla fermata Materdei della metro Linea 1

Info teatro:
081 5442616
www.teatrobolivar.com

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