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‘Scappa a piedi nudi’: intervista a Ilde Terracciano

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Ilde Terracciano

Una storia di sofferenza e riscatto

Il mio incontro con Ilde Terracciano non è stato un caso, non credo alla casualità, credo che ogni qual volta ci incamminiamo in un progetto l’universo ci venga incontro, mettendo sulla nostra strada delle persone che, per un motivo preciso, dovranno entrare nella nostra vita.

La storia di Ilde è una di quelle che non avrei mai voluto leggere, è inverosimile, un colpo allo stomaco, una sofferenza che lascia tante domande senza risposte.

Ilde è stata una sposa bambina, all’età di 13 anni, negli anni ’70, a San Gennariello di Ottaviano, alle porte di Napoli, dopo essere stata venduta dalla madre ad un delinquente di oltre 30 anni, che si occupava di case di tolleranza, in gergo un “magnaccia”.
Violata, torturata, privata della libertà di poter vivere, come ogni bambina, la propria età, i giochi, l’amore familiare, i sogni.

Non voglio raccontarvi delle sue esperienze, dei tanti uomini che l’hanno usata, degli anni trascorsi in una cella: il rispetto profondo per la sua intimità me lo impedisce. Ilde ha auto-pubblicato l’autobiografia ‘Scappa a piedi nudi’, che si trova in internet, chiunque può conoscere la sua storia cercandola in rete.

È stata lei stessa a contattarmi, dopo aver letto la mia intervista, sempre da questa stessa testata, al Generale Carmine De Pascale, sul femminicidio:

Mi puoi aiutare? Sento che di te mi posso fidare, ti ho inviato il mio libro, lì c’è la mia storia. Non voglio farmi pubblicità per diventare una star, voglio solo portare avanti la mia missione, la mia testimonianza, affinché tutte le donne che oggi vivono una violenza, possano imparare che è possibile scappare e ricominciare una nuova vita.

Ci siamo incontrate in un appartamento a San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli; il nostro è stato un “riconoscersi” prima di vedersi, un grande abbraccio e tante emozioni ci hanno accompagnate in questa intervista.

Ilde è di fronte a me, con lei una “tata” che la segue ovunque, in silenzio, ascolta e si muove discretamente per non disturbarci. Ilde è bella, radiosa, capelli lunghi, corvini e un sorriso che non ha perso la genuinità; oltre il velo dei suoi occhi c’è un mondo, la sua essenza, ora triste, ora spaventata, ma anche forte, determinata, resiliente.

Ilde, parlaci di te, oggi. Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Ilde Terracciano, ho 60 anni, lavoro come estetista e parrucchiera. Sono madre di cinque figli: il primo, Antonio Fiore, 46 anni, poi ci sono Angela, 45 anni, Marco, 38, Emiliano, 33 e Antonio, 27.

Dei primi due figli, partoriti rispettivamente all’età di 13 e 14 anni, non ricordo né il periodo delle gravidanze né tantomeno i parti.
Ho rimosso completamente tutto, così come il giorno del mio matrimonio forzato. Mi è stato detto che li ho dati alla luce in una clinica privata, che sono stata sottoposta a trasfusioni di sangue e che ho rischiato la vita.

Gli altri figli sono arrivati dopo, da padri diversi. Ognuno di questi uomini è stato un ulteriore incontro di dolore e di abusi fisici e psichici.

I tuoi figli oggi sono tutti adulti, che rapporto hai con loro?

Sono riuscita a rimettere in piedi la mia famiglia. È stato un sogno che si è realizzato! Non ho potuto curare i due figli avuti da bambina. Mi sono stati strappati dal mio ex marito – carceriere e da mia madre.

Per salvarmi la vita sono scappata, ho vissuto da fuggiasca.
Mi nascondevo, a volte, nei cimiteri o su in montagna. Però, appena potevo, mi travestivo e andavo fuori scuola della mia piccola Angela, la prendevo e la portavo in giro con me. Lei era felice di vedermi; le avevo promesso un bambolotto, Cicciobello nero. Gliel’ho dato solo pochi anni fa.

Il mio rammarico è stato quello di non averli potuti crescere. Ma a 13 anni, come avrei potuto? Ricordo che mentre davo loro gli omogeneizzati, poi li mangiavo io. Era come giocare con le bambole.

Dunque i tuoi figli non si conoscevano tra di loro?

No. Il giorno del loro incontro è stato stupendo! Io, che vivo in Emilia Romagna, ho organizzato il viaggio per tutti. Pensa che Emiliano e Fiore si trovavano, senza saperlo, sullo stesso treno. Quando uno dei due mi ha chiamato per dirmi l’orario di partenza, l’ho avvisato che suo fratello era lì, viaggiava con lui.

Quindi oggi hai riunito la tua famiglia, è molto bello. Hai dei nipoti?

Sì, sei nipotini. La mia è una famiglia numerosa. Ora vivo per loro. Con me abita Antonio, il mio piccolino, è laureato in medicina ed è alla sua seconda specializzazione

Il tuo libro è stato per loro la rivelazione di una vita piena di sofferenza?

Antonio non era al corrente delle mie esperienze così dure. Dopo la pubblicazione del libro gli ho chiesto di leggerlo; lo ha fatto non subito, con grande fatica, dopo aver partecipato ad una mia video intervista. Da madre credo che, per quanto possibile, i figli vadano preservati dal dolore. Bisogna far loro conoscere solo cose buone e dar loro tanto amore.

Parliamo appunto d’amore. A cosa o a chi ti fa pensare questo termine?

A mio padre, ero molto legata a lui, ero la sua ombra, l’ho perso quando avevo 8 anni. Dopo poco è iniziato il mio calvario. Ho cercato sempre un padre come lui negli uomini che ho incontrato.

La parola “amore” mi fa pensare anche alla madre che avrei voluto avere; credimi se ti dico che ancora oggi non so davvero come abbia potuto comportarsi così.

Tua madre è morta anni fa, come hai vissuto questa fine?

Ero in carcere in quel periodo, sono uscita per vederla, mi sono presa cura di lei e mi ha chiesto di perdonarla. Mi manca la madre che non ho mai avuto. Nonostante tutto, ero legata a lei. Oggi posso solo riconoscere che era una persona con un grave disturbo psichico, non avrei altre giustificazioni.

Sei stata in prigione varie volte, per differenti motivi. Ho letto il tuo libro e so che la vita da reclusa è molto dura, dato che occorre rispettare anche delle leggi interne, tra i carcerati…

Sì, è dura e sei presa di mira. Anche lì c’è il rischio di essere abusate. È la legge del più forte.

Che messaggio vorresti dare alle detenute?

Vorrei portare il mio esempio. Come ce l’ho fatta io, possono ricostruirsi una nuova vita anche loro. Bisogna crederci, farsi aiutare, iniziare a lavorare. Se sono qui, dopo una vita di stenti, di illegalità, di dolore, vuol dire che è possibile uscirne.

Hai avuto un supporto psicologico?

Sì, sono stata da psicologi, ma, ogni volta che parlo del mio passato, si riapre una ferita. Dopo la fine della stesura del libro sono stata ricoverata in ospedale cinque volte; è molto doloroso per me affrontare i fantasmi del passato. Quando mi intervistano e ho i riflettori puntati sul volto, non mi sento a mio agio, non riesco ad essere me stessa.

Ecco perché cerco di entrare in punta di piedi nella tua intimità. Posso comprendere il tuo dolore, da donna, e abbracciarlo con amore. Hai chiesto di aiutarti a cercare un regista, perché vorresti che, dalla tua autobiografia, fosse realizzato un film a testimonianza del tuo vissuto e della tua vittoria su tutto ciò che hai dovuto subire.

Vorrei un regista che appoggiasse il mio progetto perché credo che un film, se realizzato bene, possa arrivare direttamente al cuore delle persone. Dico basta al femminicidio! Voglio dare un segnale forte alle donne che in famiglia subiscono violenze. Purtroppo sono abbandonate; chi sa tace, chi tace, acconsente. Le Forze dell’Ordine, a volte, ci lasciano sole; quante donne denunciano percosse e, nonostante ciò, nessuna legge le tutela?

Un uomo violento è un pazzo e quando alza le mani non puoi farlo ragionare. Assecondatelo in quel momento, proprio come si fa con un grave malato psichiatrico, è l’unico modo per prendere tempo.

Appena dopo, scappate! Non tornate più nelle case di tortura, adattatevi a qualsiasi lavoro, ma siate libere ed indipendenti. Un uomo che vi picchia non lo fa per amore, l’amore è un’altra cosa. Bisogna avere rispetto e stima per se stesse.

Ecco, questo è quello che vorrei che arrivasse a tutte le donne. Affinché la mia sofferenza non sia stata vana, vorrei darle un senso.

Il messaggio di Ilde è coraggioso e forte; la sua vita carica di dolori, oggi diventa un segnale di positività, di amore. Sono fiera di poter dare spazio a chi, come lei, si fa portavoce dei diritti di libertà e di rispetto per le donne e per tutte le persone più fragili.
È dalla condivisione delle proprie esperienze che ci si arricchisce e ci si confronta.

Dopo averla ringraziata per aver condiviso con noi il suo vissuto, ci siamo promesse di risentirci per seguire l’iter del suo progetto.

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Maria Filomena Cirillo
Maria Filomena Cirillo, nata a San Paolo del Brasile, vive in provincia di Napoli, dopo aver abitato per anni sul lago di Como. Il suo cammino spirituale è caratterizzato dalla ricerca continua dell'essenza di ciò che si è, attraverso lo studio della filosofia vedantica, le discipline orientali di meditazione e l'incontro con i Maestri che hanno "iniziato" il suo percorso. Tra Materia e Spirito. Master Reiki, Consulente PNF, tecniche meditative e studi di discipline orientali. Conduttrice di training autogeno e studi di autostima e ricerca interiore. Aromaterapista ed esperta di massaggio aromaterapico.