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Patrimonio culturale in Europa: gli interventi

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Patrimonio culturale in Europa: unire passato e futuro


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Ricchi di spunti i contributi delle special guest della conferenza di alto livello presso il Parlamento Europeo

Continuiamo il nostro approfondimento sulla conferenza di Alto livello Patrimonio culturale in Europa: unire passato e futuro che si è tenuta presso l’Emiciclo del Parlamento Europeo di Bruxelles, organizzato il 26 giugno. Dopo il resoconto dell’intero pomeriggio e il discorso del Presidente Antonio Tajani cui è seguito un breve intervento del Presidente della Commissione Europea Juncker, è il momento di analizzare alcuni dei principali contributi delle special guest che intervengono.

Il primo ad intervenire è il francese Jean-Michel Jarre, compositore, musicista e produttore. Rimarca come la parola patrimonio se pur possa sembrare un termine polveroso sia, invece, molto dinamico nella sua incessante evoluzione. La direttiva sul diritto d’autore è il cuore di tutta la tematica, perché è su di essa che si gioca il futuro dei giovani artisti. Occorre definire un quadro normativo equo, attuale, rispondente ai cambiamenti sociali e non più legato alle regole dell’era precedente ad internet, che tuteli il creatore dell’opera e non il distributore. Finora, infatti, il valore della creazione viene trasferita a quest’ultimo, mentre è impellente riequilibrare il gap, dando il giusto riconoscimento al vero artefice dell’opera, che in qualunque campo del sapere si cimenti, diffonde la sua arte nel mondo a vantaggio di tutti. Il diritto d’autore è senza tempo, perché legato al contenuto, e si trasferisce alle generazioni successive; i creativi, da sempre, sono dei visionari che immaginano il futuro, innovando ed esplorando, e vanno tutelati perché solo rispettando il copyright si rispetta il lavoro. Al contrario, indebolire il patrimonio culturale depotenzia il territorio. I creativi di tutto il mondo, termina, guardano all’Europa per capire che ne sarà del diritto d’autore e l’UE è obbligata a non perdere questa importante battaglia.

Tocca quindi all’argentino-israeliano Daniel Barenboim, pianista e direttore, che evidenzia le gravi minacce che pesano sulla nostra cultura, omogeneizzata dalla globalizzazione, ma il nazionalismo non è la risposta, in quanto prevede una esclusione degli altri; al contrario, se si è sicuri di sé, si può lavorare insieme verso l’universalità, verso l’idea di una cultura condivisa. Sottolinea che da musicista ha trascorso una vita a capire le altre culture, cosa bellissima, e ha compreso che proprio le differenze ci permettono di apprezzare le culture vibranti. La musica, ad esempio, è uno dei modi migliori per promuovere lo sviluppo emotivo dei bambini. Dare valore ad arte e cultura, e quindi ai creatori registrando i loro lavori, è un modo concreto per collegare passato e futuro e assicurarne la sostenibilità per le generazioni a venire, evitando che vada irrimediabilmente persa. Una diversità culturale aperta e pacifica è l’unica via da seguire e, in questo senso, l’UE deve trovare valori congiunti di condivisione.

La parola passa alla tedesca Petra Kammerevert, presidente del Comitato per la cultura e l’educazione del Parlamento europeo, che si sofferma sul fatto che l’anno del patrimonio meriti l’appellativo europeo, perché, al di là dei confini nazionali e linguistici, mira a sottolineare il collante culturale. La cultura, però, non deve essere considerata come panacea risolutiva per tutti i problemi, né strumentalizzata, data la forte differenza tra nazionalismo e patriottismo, ma intesa piuttosto come un’inesauribile fonte di opportunità. La visita ad un museo, l’assistere ad uno spettacolo teatrale per un alunno deve essere un vero momento educativo e formativo, non un mezzo per saltare una lezione a scuola. La diversità, nucleo centrale del modello europeo, serve a lavorare insieme, ad arricchirsi reciprocamente e continuamente attraverso lo scambio di esperienze.

Tocca quindi a Roumen Dimitrov, vice Ministro della Cultura bulgara, che si sofferma sul patrimonio culturale quale uno dei principali successi della nostra identità, capace di ampliare i nostri orizzonti e trasmettere messaggi sostenibili. La crisi globale palesa come l’UE non sia solo unione di moneta e politica, quanto condivisione di valori, senso di appartenenza e di cittadinanza. Appare, dunque, fondamentale sviluppare una soluzione strategica per usare tutte le opportunità affinché il nostro patrimonio sia volano dell’attività economica. La cooperazione armoniosa si otterrà, infatti, solo mediante un coinvolgimento multilivello.

L’ungherese Tibor Navracsics, Commissario europeo per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, chiarisce come si debba usare questo anno come catalizzatore per rilanciare la nostra identità europea e redigere un piano d’azione per definire una road map in linea con il principio di impegno, sostenibilità, lottando contro il traffico illecito di beni culturali. Si sofferma sulla focale importanza del programma Europa Creativa per stimolare competitività ed innovazione perché:

I cuori si stanno indurendo, la cultura ci aiuta a capire cosa abbiamo in comune al di là del contratto emotivo.

La tedesca Monika Grütters, Ministro, Commissario del Governo federale per la Cultura e i Media, spiega come l’UE si manifesti nel patrimonio culturale, nella musica, nei musei; rendere accessibile il patrimonio culturale europeo diviene fondamentale per riscoprire l’anima culturale dell’Europa di ogni tempo, ma anche l’avanguardia stessa. E proprio per questo sono in programma 70 progetti differenziati in più di 100 luoghi diversi.
La maggiore comprensione delle nostre radici comuni, la consapevolezza del ricordo e della memoria, l’ascolto delle voci e delle esigenze degli altri servono a rafforzare l’impegno democratico di un’Europa che solo così può costruire il suo futuro.

Lydia Koniordou, Ministro greco della Cultura e dello sport, rileva come siamo ad un crocevia, abbiamo forse detto addio al mondo che conoscevamo e siamo ad un momento di snodo. Alcune delle opere che tutt’ora ammiriamo nacquero in periodi bui per l’umanità, quegli stessi che stiamo vivendo oggi; il nostro è un futuro nebuloso, ricco però di sfide e possibilità di essere creativi. Facciamo tutti parte di un unicum, eppure intolleranze, sfiducie, delusioni, non devono bloccarci, necessitiamo di recuperare i nostri gioielli culturali per equilibrare i nuovi sviluppi culturali, perché il patrimonio non deve andare perso sotto il rumore del non senso. È doveroso preservare gli insegnamenti dei saggi che ci hanno preceduto e la cultura, per questo, deve essere la bussola che ci indica la rotta lungo la quale guidare la nostra nave verso una crescita positiva per tutta l’umanità. Resistere uniti, solidali, ospitali, fratelli.

Nina Obuljen Koržinek, Ministro della Cultura croato, ribadisce quanto tutti noi siamo stanchi della crisi e delle tematiche che dividono gli Stati Membri che, a volte, creano dissonanze anche all’interno di uno stesso Paese. Lamenta il fatto che i progetti promossi dall’UE, spesso, siano invisibili per le comunità, che, al contrario, devono essere informate per poter usufruire dei vari benefici concessi e che, proprio per questo, occorre una collaborazione a vari livelli, anche tramite attività di divulgazione da parte della stampa.

Dace Melbārde, Ministro della Cultura lettone, ci delizia, invece, con una dimostrazione concreta di uno dei capisaldi del patrimonio culturale del suo Paese. Vestita con un costume d’epoca, prima ci canta una canzone popolare e poi ce ne spiega il significato: la storia di una donna che ha scelto un luogo alto per parlare e farsi sentire così da quanta più gente possibile. Sottolinea, poi, il valore sociale ed antropologico del canto popolare in Lettonia, l’esistenza di un festival celebrativo delle canzoni della tradizione che avrà luogo dalla prossima domenica, il forte simbolismo insito nei testi e nei balli, espressione dell’identità nazionale, e come sia stato utilizzato quale strumento di resistenza non violenta durante l’occupazione russa.

L’On. Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura e Istruzione, chiosa sul fatto che la riconoscibilità dell’Europa nel mondo è data da arte, cultura, spiritualità, architettura, musica, letteratura, teatro, cinema che danno un senso di appartenenza e possono rifondare un europeismo più consapevole. Il patrimonio culturale e paesaggistico dimostra meglio il motto dell’UE per il suo significato profondamente umano e universale, trasmesso, anche attraverso tragedie e divisioni, di generazione in generazione. Sottolinea, quindi, che gli ospiti invitati aiuteranno a spiegare questo intimo legame tra patrimonio culturale e senso di appartenenza europea, partendo da esperienze, ruoli e paesi diversi.

A questo punto Costa introduce il geniale Maestro Ezio Bosso. Non andiamo oltre nel nostro resoconto perché il talentuoso Artista merita un focus a parte.

Patrimonio culturale in Europa: unire passato e futuro

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Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.