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DAD e nuove regole Covid: fondamentale il ruolo psicologo scolastico

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Francesca Cavallini, coordinatrice del Gruppo di lavoro di Psicologia scolastica dell'Ordine degli Psicologi


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L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna punta i riflettori sui benefici che gli psicologi possono portare a scuola e non solo

Riceviamo e pubblichiamo.

La didattica a distanza deve trasformarsi. Anche grazie al lavoro dello psicologo scolastico.

È quanto sostiene l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna che, dopo l’annuncio del Governo sulle nuove regole DAD e riflettendo sulle conclusioni di due recenti ricerche, punta i riflettori sui benefici che le psicologhe e gli psicologi possono portare a scuola e non solo.

Spiega Francesca Cavallini, coordinatrice del Gruppo di lavoro di Psicologia scolastica dell’Ordine degli Psicologi regionale:

La psicologia scolastica lavora sulla “comunità scuola” e il suo obiettivo è portare benessere all’interno degli istituti.

Con la pandemia sono emerse criticità importanti, vissute sia dagli studenti sia dagli insegnanti, che hanno bisogno di essere affrontate da professionisti preparati.

Francesca Cavallini spiega che non esiste una normativa nazionale che regoli la presenza degli psicologi a scuola e nonostante un protocollo siglato fra Ministero dell’Istruzione e il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, la situazione risulta molto diversificata da scuola a scuola.

Proprio per discutere della figura dello psicologo scolastico, soprattutto in ambito regionale, il Gruppo di lavoro ha organizzato per domani, sabato 5 febbraio un evento online nel quale interverranno dirigenti scolastici, professoresse universitarie e rappresentanti delle istituzioni per un pubblico di mille persone, il video sarà disponibile nei giorni successivi su www.ordinepsicologier.it.

Spiega Cavallini:

Il nostro obiettivo è affrontare i problemi emergenti per offrire il migliore servizio alla comunità scolastica, fatta di studenti, ma anche di insegnanti.

Uno dei problemi più discussi è sicuramente quello della didattica a distanza.

Una ricerca pubblicata a gennaio su ‘Current Psychology’, realizzata in varie regioni d’Italia grazie alla collaborazione di 5 università Italiane, Bologna, Milano Cattolica, Torino, Federico II Napoli, Salento, ha messo in luce le criticità rilevate dagli studenti sulla DAD.

Spiega Cinzia Albanesi, co-autrice della ricerca, professoressa all’università di Bologna e membro del Gdl di Psicologia Scolastica dell’Ordine degli Psicologi ER:

Ciò di cui più hanno bisogno i ragazzi è la relazione, ed è la relazione che va rimessa al centro. Per gli adolescenti a scuola, trovare uno spazio di interazione anche virtuale con compagni e professori è fondamentale.

La DAD non è il male assoluto, ma è un male quando non va incontro alle esigenze di chi la utilizza. La ricerca, che si basa su dati raccolti fra maggio e giugno 2020 racconta che i ragazzi durante il primo lockdown grazie alla DAD hanno potuto riposare di più la mattina, avere più tempo per se stessi e qualcuno è anche riuscito a studiare meglio.

Ma molto spesso sono stati sovraccaricati di lavoro dagli insegnanti e hanno sperimentato modalità didattiche non inclusive, soffrendo la mancanza di relazione e di opportunità di interazione.

A subire la situazione quanto i ragazzi sono stati proprio gli insegnanti. Lo conferma un’altra recente ricerca pubblicata sulla rivista ‘School Psychology’ da tre ricercatori italiani, fra cui Maria Cristina Matteucci, professoressa all’Università di Bologna e membro del Gruppo di Lavoro di Psicologi Scolastica dell’Ordine degli Psicologi regionale.

Spiega la docente:

La mancanza di supporto e il dover sperimentare modalità didattiche non conosciute ha creato disagio negli insegnanti.

Alla fine della prima ondata, un terzo degli intervistati ha espresso preoccupazioni rispetto al proprio lavoro e molti hanno sentito di non avere a disposizione gli strumenti adeguati per svolgerlo al meglio.

La didattica a distanza, dunque, è stata molto spesso subìta e le sue potenzialità non sono state sfruttate appieno.

Continua Matteucci:

Lo psicologo scolastico può aiutare a mettere in atto strategie migliorative, trasformando la DAD in uno strumento che possa anche avere un valore aggiunto se utilizzato in modo adeguato.

Progetti psicologici a favore dei docenti possono portare benefici non solo agli insegnanti e all’insegnamento ma a tutto il sistema scuola.

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