Home Territorio Alfredo Martinelli e le sue “Sparse Carte”

Alfredo Martinelli e le sue “Sparse Carte”

1175
Presentazione

Presentata l’opera prima dell’autore sannita

Ieri 28 settembre, ore 18:00, presso la Libreria “Io ci sto” nei pressi di piazza Fuga in Napoli, il giornalista e scrittore Antonio Mocciola, ha magistralmente moderato la presentazione dell’opera prima, “Sparse Carte”, di cui ha curato anche la prefazione, dell’autore esordiente di origine sannita, Alfredo Martinelli.

Dopo il saluto di overture della vice presidente della libreria, la dott.ssa Federica Flocco, che ha ben evidenziato il lavoro e l’impegno del proprio entourage organizzativo nella promozione e diffusione della cultura ad ampio raggio, in un periodo in cui il “mercato letterario” sta appena uscendo da una stagnante fase d’immobilità, la serata ha preso subito il via verso le pagine di “Sparse Carte”, il testo che Martinelli ha dato alle stampe qualche mese fa.

Pubblicato dalla Eretica Edizioni, molto apprezzata dall’autore che ne ha particolarmente palesato la professionalità e la freschezza degli editor che vi lavorano, “Sparse Carte” è una raccolta di racconti in cui Martinelli esprime tutto sé stesso, senza seguire un preciso schema letterario, né una tecnica di scrittura ben definita: il suo è un viaggio di trascrizione di emozioni, sensazioni, immagini, “dalle ciglia alla fronte, e sempre più su” …

Mocciola, nell’addentrarsi fra i “pensieri scritti” di Martinelli, parla ai presenti di una scrittura fluida, liquida, priva di schemi: “non c’è luogo, non c’è tempo, nessuno dei protagonisti ha un nome” afferma.

La lettura di alcuni brani del testo, ad opera di Paolo Gentile, conducono i presenti in un viaggio ad “impronta irreale”, quasi fantastico, dove non esistono tappe o percorsi prestabiliti.

Vengono interpretati da Gentile alcuni brani de “Il guerriero errante” e “Ascolta” inseriti nel testo: “amo sperimentare”, asserisce Martinelli, “e credo che il filo conduttore che unisce tutti i racconti facenti parte di “Sparse Carte” sia lo stato della coscienza che si evolve”.

In effetti, il protagonista di uno dei suoi racconti si trasforma da individuo fisico in vento, quindi etereo, ed in questa nuova forma parla e dialoga con la persona che ha sempre amato e a cui dice: “questo è il mio nuovo modo di essere al mondo”.

Una mutazione che parte dal materiale e giunge nell’immateriale lasciando trasparire, inoltre, la peculiarità cangiante dello Spirito.

L’ottima ed impeccabile moderazione di Mocciola lascia emergere una scrittura priva di regole, dove la leggerezza dello spirito predomina su ogni aspetto.

Alla domanda del relatore: “Cosa ti ispira”? Martinelli risponde con un semplice: “nulla in particolare, se non i testi impegnati di De André che riascolto più volte e da cui apprendo cose sempre diverse, e Tony Tammaro, per la leggerezza con cui si approccia alla vita”.

Antonio Mocciola, nel delineare “per quanto possibile” i contorni della personalità libera di Martinelli, spiega ai presenti la musicalità delle parole dell’Autore che, tra l’altro, è anche musicista di un gruppo hard rock e che ha “rivestito di musica” proprio il racconto de “Il guerriero errante” a cui lascia dire: “la guerra mi ha insegnato ad usare l’imprevisto”.

Tra i presenti all’incontro con l’Autore, un suo lettore afferma deliberatamente che leggerà il libro più di una volta, al fine di meglio comprenderne il senso ed i messaggi velati.

Lo stesso Martinelli, su impulso di Mocciola, asserisce che, a suo parere, molto probabilmente il suo pubblico è per la maggior parte femminile e crede altresì che anche i più giovani possano avvicinarsi alla lettura dei suoi scritti.

Quasi in conclusione, il relatore chiede a Martinelli se ha qualcos’altro in cantiere:
Si, in effetti, anche se in fase embrionale, sto curando la stesura di un romanzo che tratterà della storia di una città che lentamente, con il trascorrere del tempo, sta perdendo la sua cittadinanza”.

Il titolo che avrà il romanzo sarà “Evanescere”.

La serata si conclude con critiche positive ed applausi di alto consenso e gradimento: ma la sfumatura che più emerge di quest’Autore sannita è l’impronta di “realismo magico” che contraddistingue la peculiarità della sua profonda ed irrazionale scrittura.