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‘A midsummer night’s dream’ e serendipity al Nouveau Théâtre de Poche

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'A midsummer night's dream' ph. Francesco Arrichiello


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L’adattamento di Leda Conti rinnova la magia dell’opera di Shakespeare

Ieri, 1° giugno, ho vissuto un’esperienza straordinaria, di quelle che ti allargano il cuore.
Entusiasmo.
Entusiasmo e competenza.
Entusiasmo, competenza e voglia di investire nel futuro, nei giovani, siano essi diciottenni o… ottantenni.

Ieri ho varcato molte soglie: quella sensoriale, mentre mi immergevo in un festival di effetti luminosi e sonori, ad accompagnare una scenografia originale e necessariamente fantasiosa, come richiesta dal lavoro rappresentato, l’immortale e fantasmagorica opera di Shakespeare ‘A midsummer night’s dream’, in lingua originale;

quella percettiva, quando, per accedere al teatro dove si sarebbe svolta la rappresentazione, siamo stati accolti in un meraviglioso palazzo storico, in una delle zone più antiche di Napoli, con i suoi splendidi percorsi nascosti e i soffitti alti, fino ad immergerci in un piccolo ipogeo, alla luce delle candele, con la sensazione di essere ammessi ad un rito misterico per pochi eletti;

e, infine, quella legata alla serendipity, mentre, prima dello spettacolo, chiacchierando informalmente con uno dei direttori artistici di questo piccolo ma prestigioso Laboratorio teatrale, il Nouveau Théâtre de Poche, Peppe Miale che, insieme a Massimo De Matteo e Sergio Di Paola, portano avanti da circa 18 anni questo riuscito esperimento di “e-laboratorio teatrale”, respiravo serenità, allegria operosa e senso di appartenenza, sentendomi stranamente a casa.

Questo piccolo gioiello di creatività teatrale è infatti basato sul desiderio dei suoi promotori e dei diversi insegnanti che prestano la loro professionalità, di prendersi cura del futuro dei nostri giovani attraverso la formazione attoriale che, come afferma Peppe Miale:

È in effetti molto vicina alla crescita dell’uomo. Il teatro è vita e dovrebbe appartenere a tutti. Attraverso la conoscenza di testi prestigiosi, il loro studio ed approfondimento, la collaborazione tra gli allievi e la valorizzazione delle reciproche differenze, i giovani, e anche i meno giovani, che partecipano ai diversi tipi di percorsi laboratoriali proposti nella struttura, accrescono la loro esperienza culturale e la loro consapevolezza, in uno scambio continuo con il personale docente che cambia e cresce insieme a loro.

Serendipity, appunto. La scoperta casuale di una cosa bella.

Ma ora si alzi il sipario: che lo spettacolo abbia inizio.

Buio. Ci accolgono le fate con accattivanti sonetti in lingua originale e ci invitano a prendere parte alla magia che si sta per svolgere dinanzi ai nostri occhi:

Come, come, come… venite, venite e sognate insieme a noi…

E la magia prontamente ci avvolge, trasportandoci in un non-luogo, in una sospensione temporale dove tutto è possibile e tutto infatti accadrà, per poi ritornare alla normalità.

Suoni, danze, colori, tulle, sospiri, risate, scherzi del folletto Puck, rabbie di Oberon, dispetti di Titania, chiar di luna evocato tanto magistralmente da sembrare reale, capricci e disperazioni femminili, rabbie maschili, sogno, sogno, sogno.

In un’ora di spettacolo, tutto magistralmente interpretato in inglese, non vi è un attimo di stanca. Il ritmo teatrale è perfetto e ogni personaggio ha il suo colore, la sua profondità, la sua espressività. Gli attori, anche se giovani e giovanissimi, sono perfettamente in parte, nonostante l’aulicità del linguaggio, interamente conservata, e l’indubbia difficoltà di rappresentare una vicenda estremamente intricata.

Dinnanzi ai nostri occhi si dispiegano, senza sosta, le vicende di fate, folletti dispettosi, amori umani e fatati, gelosie, equivoci e contrattempi, che coinvolgono alcune coppie di umani e quella formata dal principe delle Tenebre, Oberon, e la regina della fate, Titania, in una giostra profumata di sogni, poesia e amore, in un continuo affannarsi e sospirare l’uno per l’altra, che accomuna il mondo invisi visibile del piccolo popolo dei folletti e delle fate e gli esseri umani.

‘A midsummer night’s dream’ è una delle opere più gioiose, fantastiche e divertenti del Bardo di Stratford-upon-Avon, una perfetta commedia dell’arte scoppiettante e sospirosa, in cui il nonsense, gli scorci umoristici e quelli grotteschi si sposano perfettamente con la passione, la fantasia, l’apollineo e il dionisiaco, la voglia di amare ed essere amati. E chi meglio dei giovani interpreti del Nouveau Théâtre de Poche poteva impeccabilmente dare corpo a questo turbinio di sospiri, emozioni e sogni, caratteristica primaria dell’essere giovani e dell’essere attori.

Ho ammirato il loro trasformismo, la loro verve interpretativa e l’immedesimazione estrema, unita ad un’ottima competenza linguistica e serietà interpretativa.
Mi ha poi molto colpito la scelta di ambientare la vicenda umana all’epoca del ’68, sottolineata dall’abbigliamento dei protagonisti umani della vicenda e dalla selezione musicale di accompagnamento ai momenti salienti del testo.

La bravissima regista che ha curato anche l’adattamento del testo rappresentato, Leda Conti, insegnante di Recitazione in inglese del Nouveau Théâtre de Poche, da me intervistata alla fine di questa bella prova teatrale, ha commentato così questa scelta stilistica di trasposizione temporale:

Personalmente ho notato un’assonanza tra la fioritura dell’arte avvenuta nell’Inghilterra del 1600, nel periodo Elisabettiano, e la seconda rivoluzione che ha interessato maggiormente il mondo musicale, quello della moda e dei costumi, con l’avvento, tra gli altri, del concetto di amore libero e liberato, avvenuta nell’Inghilterra degli anni ’70, sotto il regno di un’altra Elisabetta.

Mi è sembrato naturale, quindi, trasportarvi una storia che parla di amore che vuole sfuggire agli schemi e ai dettami altrui, di sogno, di incantesimo, in un’atmosfera vagamente lisergica.

Motivo conduttore e ispiratore della performance è la poesia, intesa come magia e veicolo d’amore. Infatti sarà la poesia e la sua magia intrinseca a far innamorare la figlia di Egeo del suo bel poeta. La poesia come incantesimo.

La particolarità della rappresentazione risiede, tra le altre, nella scelta di regia di dare maggiore spessore al ruolo delle fate, a cui si fanno declamare, in numerosi momenti della vicenda, sonetti contenenti versi inneggianti all’amore, al sogno e alla bellezza, che nell’opera originale di Shakespeare non c’erano e sono stati scelti dalla Conti appositamente per l’occasione, nell’intento di creare un’ideale fil rouge a collegamento dei diversi quadri scenici.

A sottolineare ancora meglio il ruolo dei versi come elisir d’amore, i fiori di carta che tanta parte hanno nelle vicende del bosco incantato, composti di petali interamente coperti da versi di sonetti amorosi.

Quando è calato il sipario ero felice.

Forse è vero che poesia, competenza e passione creano magia e… serendipity, appunto.

La scoperta casuale di una cosa bella.

Lo spettacolo sarà ancora in scena stasera, 2 giugno, ore 18:00, sempre presso il Nouveau Théâtre de Poche di Napoli.

Info e prenotazioni:
Nouveau Théâtre de Poche
via Salvatore Tommasi, 15
Napoli
081-5490928
theatre.depoche@libero.it

Personaggi e interpreti in ordine alfabetico:
Fata Peaseblossom: Sara Riccio
Fata Mustardseed: Irene Latronico
Fata Cobweb: Flaminia Matrone
Theseus – Elfo: Vincenzo Coppola
Hippolyta – Fata Moth: Solène Bresciani
Egeus – Elfo: Alessandro Esposito
Hermia: Sara Guerra
Demetrius: Mariano Di Palo
Lysander: Claudio Del Vita
Helena: Anna Simeoli
Quince – Moonshine: Pierluigi Block
Bottom – Pyramus: Rodolfo Tamai
Flute – Thisby: Gaetano Coppola
Starveling – Wall: Marco Schiattarella
Snug – Lion: Alfonso Sementa
Puck servo di Oberon: Annalourdes Auciello
Oberon Re degli Elfi: Leonardo Di Costanzo
Titania Regina delle Fate: Emanuela Saccardi

registi assistenti Laura Zaccaria e Sergio Di Paola

Movimenti di scena Laura Zaccaria
Costumi e attrezzeria: L&L

I Fiori Magici sono opera di Anna Simeoli

Foto Francesco Arrichiello

'A midsummer night's dream' ph. Francesco Arrichiello

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Floriana Narciso

Autore Floriana Narciso

Floriana Narciso, napoletana. Un cuore sospeso tra Napoli e la verde Irlanda. Mediterranea nell'aspetto ma "Irish"nel midollo, vive costantemente in bilico tra due culture e pensa in due lingue fin dal primo vagito. Laurea in lingue straniere europee, dottorato in linguistica per scopi speciali su tematiche di politica internazionale, vive e lavora tra varie realtà. Pensa a buon diritto che i libri e i gatti siano i migliori amici dell'uomo. Nel suo sangue scorre prevalentemente un buon tè nero, forte e bollente anche sotto il solleone. Scrive perché non riesce a farne a meno.