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Soft Power – I Parte

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Smart Power


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Soft Power + Hard Power = Smart Power

La migliore propaganda è la non propaganda, perché durante l’era dell’informazione la credibilità è la risorsa più scarsa.
Joseph Nye

‘L’Arte della Guerra’ è un famoso manuale militare scritto nel VI – V secolo a.C. dal generale cinese Sun Tzu: un libretto di 6.000 parole. Sebbene redatto oltre duemila anni fa, ‘The Art of War’ è diventato uno dei libri più influenti sulla strategia militare, studiato non solo nelle accademie militari di tutto il mondo, ma anche nelle scuole di economia, marketing, management e politica.

La sua rilevanza è stata riconfermata a pieno titolo dagli esperti militari americani del XXI secolo come compendio per affrontare i problemi nel mondo cosiddetto ‘V.U.C.A’.

V.U.C.A. è l’acronimo usato per descrivere (e riflettere sulla) Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità che caratterizzano le condizioni generali e i fenomeni che sono causa dei conseguenti problemi che investono l’attuale Società post-moderna. La nozione di V.U.C.A. è stata introdotta agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso ai cadetti dell’US ARMY / American War College (l’Accademia militare dell’Esercito degli Stati Uniti) quale oggetto di studio, e per la ricerca dei suoi effetti in quel mondo multilaterale ‘Volatile, Incerto, Complesso ed Ambiguo’ che si andava configurando agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso, cioè con la fine della ‘Guerra fredda’.

Per Sun Tzu, e ovviamente per ogni stratega, la migliore tattica è quella che offre la vittoria senza combattere:

Truppe che portano il nemico a sbandare senza combattere è l’ideale.

Molti di coloro che hanno combattuto durante la Guerra Fredda o in una qualsiasi altra guerra, possono attestare la saggezza di questa considerazione.

Sun Tzu apprezza il valore delle guerre rapidamente intraprese e rapidamente concluse:

Ho sentito parlare della guerra scatenata da una folle fretta, ma non ho mai visto una guerra abilmente prolungata. Nessuno Stato ha mai guadagnato dalla lunga guerra. Data la natura della guerra, la velocità è essenziale.

Le guerre prolungate sono costose e prosciugano le truppe del loro potere di resistenza.

Indiscutibilmente la necessità di comprendere il nemico è vera oggi come 2.500 anni fa.

Egli osserva:

Conosci il tuo nemico e conosci te stesso e combatti un centinaio di battaglie senza pericolo (…) Conosci te stesso ma non il tuo nemico, puoi vincere una battaglia, ma puoi perderne un’altra e la guerra (…) conoscere i piani, le disposizioni, i punti di forza e di debolezza è essenziale.

Di grande importanza per Sun Tzu è anche la necessità di avere nozione e capire il terreno di battaglia, meglio del nemico, con tutte le sue possibili variazioni e i potenziali usi che se ne possono e se ne dovrebbero fare: un precetto d’ordine elevato, specialmente quando ci si scontra in terra straniera o in territorio nemico.

Un’altra riflessione chiave contenuta nel manuale consiste nell’importanza di adattare continuamente le tattiche allo scopo di evitare la prevedibilità:

non si vince in battaglia nello stesso modo due volte;

sottolineando l’importanza dell’apprendimento costante dell’avversario sui campi di battaglia perché spesso prevale la parte in competizione che impara più velocemente:

promuovere una cultura dell’apprendimento in un’unità militare è di estrema importanza.

Giancarlo Elia Valori in recentissimo saggio fa riferimento a Sun Tzu viaggiando nel pensiero del filosofo Henri Bergson. Il francese, con il suo testo ‘The Meaning of War’, ‘Il Significato della Guerra’, sviluppa alcuni concetti su guerra e politica.

Valori evidenzia che:

la de-territorializzazione della guerra è ora completa, dato che la Cina, come gli Stati Uniti e, in misura minore, i Paesi europei, si concentrano su una guerra incentrata sulla rete (…) Ciò ha ricreato una ‘nuova immaginazione collettiva’ dei popoli, che è un’altra questione molto attuale nel pensiero strategico contemporaneo, non più legato alla terra da conquistare, ma alla serie di punti immateriali da controllare.

Ed ancora:

… il filosofo francese ha delineato una differenza sostanziale tra la ‘forza che viene utilizzata’ e la ‘forza che non viene utilizzata’. È un problema particolarmente attuale (…) ed un concetto molto cinese: la forza usata ti mette in mostra e ti fa notare. Ti fa immediatamente prendere in considerazione nei calcoli dei nemici e diventa un probabile punto d’appoggio per la loro reazione diretta contro le tue mosse.

La ‘Forza che non viene usata’, invece, è sempre invisibile, quindi incalcolabile e, soprattutto, sempre morale, anche per quanto riguarda lo spiegamento delle forze: ciò che non viene usato immediatamente nella lotta è ciò che viene realmente usato alla fine, perché è solo ciò che consente la durata (…)

I vincitori sono quelli che durano un minuto in più rispetto ai loro avversari, quindi i vincitori sono quelli che saggiamente dosano e misurano le loro forze ancora inutilizzate, nascondendole.

Questo è un altro tema classico del pensiero strategico cinese: ‘attraversare il mare all’insaputa dell’imperatore’, il primo stratagemma dei classici trentasei stratagemmi dell’arte cinese della guerra, significa, in sostanza, che Yin, l’arte dell’inganno, è già tutto dentro Yang, l’arte dell’azione. Non esiste una chiara separazione tra i due momenti, tra la forza che siamo obbligati a usare e la forza che rimane nascosta.
‘Creare qualcosa dal nulla’ è un altro stratagemma e si tratta di creare l’illusione che qualcosa non esiste o che qualcosa esiste – ma è la stessa cosa.

La guerra è condotta e fatta principalmente nella mente del nostro avversario, che è esattamente ciò che si muove contro di noi ‘sotto il cielo’.

Coloro che vedono solo la Forza visibile non vedono nulla. Vedono solo pezzi di una scacchiera senza conoscere le regole, che sono sempre il Tao, l’invisibile che si adatta ad ogni momento, rimanendo sempre lo stesso perché cambia sempre.

Un altro stratagemma è ‘decorare l’albero con falsi fiori’, ovvero rendere importante ciò che vale poco, invertendo così l’ordine dei valori apparenti, proprio come un mago potrebbe fare.

Infine, l’ultimo stratagemma ‘infliggere lesioni a te stesso per conquistare la fiducia del nemico’, un altro criterio tradizionale che mira a combattere non solo contro alcune forze materiali, ma anche contro l’immagine mentale che il nemico crea e ci possiede.

Sun Tzu attribuisce particolare importanza alle pratiche di occultamento e d’inganno, parte vitale del suo pensiero strategico:

La forma più raffinata per dare vantaggio alle tue truppe è essere senza forma o invisibile. Se sono invisibili, una spia ben nascosta non può spiarli e un uomo saggio non può fare piani contro di loro.

Nel suo manuale Sun Tzu rivela una visione insolita dell’alto potenziale che consiste nel combinare l’azione di truppe regolari con altre irregolari per la conduzione di una guerra regolare ed irregolare.

Con ciò che descrive come strane tattiche non proprio ortodosse, dimostra di essere in anticipo sui tempi anche in questo:

Nel fare la battaglia… ottieni la vittoria con mezzi irregolari. Quindi se sei bravo in una guerra irregolare sarai inesauribile come il cielo e la terra.

Con l’ultimo precetto, cioè mischiare la forza tradizionale con una irregolare, ci introduce al titolo di quest’articolo.

Tutti hanno idea di cosa sia il ‘Potere Forte’, quello delle Armi, che tecnicamente viene chiamato ‘Hard Power’, che noi in Europa, per fortuna, non conosciamo direttamente da oltre 70 anni. Tuttavia, sono certo che non sono tanti coloro che si rendono conto di cosa sia, invece, il ‘Potere Morbido’, il ‘Soft Power’, sotto la cui influenza ci troviamo spesso fin da bambini.

Che cos’è il Potere?

Il filosofo e sociologo Michel Foucault descrive il Potere come

quel fenomeno che si attribuisce a una situazione strategica complessa in una particolare società.

Il Potere, non può essere esaminato a partire dalle sue forme istituzionali e giuridiche, attraverso i concetti di sovranità e di legge, ma va compreso nella quotidianità degli effetti che esso produce nel mondo sociale.

L’antropologa Dorinne Kondo nel suo saggio ‘Sulla creazione dell’identità in Giappone’ afferma:

Il Potere è creativo, coercitivo e coestensivo di significato.

Pierre Bourdieu introduce negli anni ’70 del secolo scorso il concetto di ‘violenza simbolica’, definendo il Potere come

forme di violenza esercitate non con la diretta azione fisica, ma con l’imposizione di una visione del mondo, dei ruoli sociali, delle categorie cognitive, delle strutture mentali attraverso cui viene percepito e pensato il mondo, da parte di soggetti dominanti verso soggetti dominati influenzando gli habitus sociali; ci dà una visione del potere che: “non è semplicemente incorporata nelle relazioni strutturali (mantenuta con la forza) ma anche come costituita dal linguaggio e dalla pratica quotidiana”.

Dunque il Potere, Power, può essere inteso come costruzione di un Sapere che, quando diffuso, diviene strumento di sottomissione dell’Altro che diventa, pertanto, consapevolmente sottomesso. Questa è la base di Conoscenza delle strategie di ‘Soft Power’ espressione coniata dal politologo Joseph Nye.

Soft power: “la capacità di convincere per influenzare attraverso la cultura su valori ed idee; al contrario dell’Hard Power, che conquista e costringe con la forza militare”.

Il ‘Soft Power’ è un importante strumento di persuasione che può essere usato, come tutti gli strumenti a fin di bene, o a fin di Male; ed è in quest’ultimo caso che da strumento diventa Arma di persuasione di massa distinguendosi dalle armi usate per l’esercizio dell’‘Hard Power’.

Nye ha codificato la famosa distinzione tra queste due forme di potere, descrivendo il ‘Soft Power’

come la capacità di convincere per influenzare attraverso la cultura su valori ed idee

al contrario dell’‘Hard Power’ che

conquista e costringe con la forza militare.

La combinazione strategica nell’esercizio di queste due forme di Potere prende il nome di ‘Smart Power’.

Nella lezione di seguito riportata, sottotitolata in italiano, il professore Joseph Nye spiega proprio gli aspetti e le implicazioni dell’esercizio del ‘Soft Power’:

https://www.ted.com/talks/joseph_nye_on_global_power_shifts?language=it

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Vittorio Alberto Dublino

Autore Vittorio Alberto Dublino

Vittorio Alberto Dublino, giornalista pubblicista, educatore socio-pedagogico lavora nel Marketing e nel Cinema come produttore effetti visivi digitali. Con il programma Umanesimo & Tecnologia inizia a fare ricerca sui fenomeni connessi alla Cultura digitale applicata all’Entertainment e sugli effetti del Digital Divide Culturale negli Immigrati Digitali. Con Rebel Alliance Empowering viene candidato più volte ai David di Donatello vincendo nel 2011 il premio per i Migliori Effetti Visivi Digitali. Introducendo il concetto di "Mediatore della Cultura Digitale" è stato incaricato docente in master-post laurea.