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Rapporto IRPET donne e lavoro: passi avanti, ma differenze di genere

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Cristina Grieco e Monica Barni


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Le dichiarazioni degli Assessori Barni e Grieco

Riceviamo e pubblichiamo da Agenzia Toscana Notizie.

Sono sempre più attive sul mercato del lavoro, ma spesso ancora i loro obiettivi professionali devono cedere il passo alle esigenze familiari. Hanno livelli di istruzione più elevati, ma molto raramente riescono a trovare spazi nelle posizioni dirigenziali.
Il rapporto IRPET 2019 sulla condizione economica e lavorativa delle donne in Toscana – presentato oggi, 5 dicembre, alla Fortezza di Firenze nell’ambito dell’evento annuale del Fondo Sociale Europeo che ha preso il via oggi pomeriggio in parallelo alla Fiera regionale del Lavoro – ci dice che il cammino di emancipazione femminile prosegue, che nella nostra regione il passo è più spedito rispetto alla media nazionale, ma anche che le differenze restano.

Afferma la Vicepresidente della Toscana, Monica Barni:

Le donne sono la parte più ampia degli studenti universitari, li sopravanzano di 12 punti percentuali ma la stragrande maggioranza dei ricercatori o di chi è nei posti di vertice, anche nella pubblica amministrazione, è ancora costituita da uomini. E questo è un problema: culturale, ed infatti abbiamo lavorato sull’educazione per abbattere stereotipi di genere duri a morire, ma anche sociale.

La cura della famiglia è ancora quasi tutta sulle spalle delle donne, che si devono dividere tra lavoro e casa. E con servizi poco presenti, anche se la Toscana costituisce un’eccezione favorevole, tutto questo diventa più difficile per una donna.

Sottolinea l’Assessore all’istruzione e al lavoro della Toscana, Cristina Grieco:

C’è innegabilmente un problema legato all’occupazione femminile: e questo nonostante le bambine siano spesso le allieve più attente e brave a scuola.

Le donne trovano lavoro con maggiore difficoltà e in molti casi sono pagate meno dei colleghi maschi. Inoltre, dopo aver fatto un figlio, spesso si allontanano dal mondo del lavoro per non più farvi rientro.

Per questo la Regione Toscana si impegna, ormai da tempo, per fare in modo che, anche a livello occupazionale, si affermi la parità di genere, che si deve sostanziare, in una parola, in parità di opportunità.

Grieco annuncia poi che è allo studio l’elaborazione di un piano regionale teso proprio a favorire l’effettiva pari opportunità a livello di ingresso e permanenza nel mondo del lavoro con i medesimi livelli retributivi tra uomini e donne.

Occorre avere un’attenzione particolare per l’universo femminile anche nel settore del lavoro e della professionalizzazione. A questo scopo riserveremo, nella prossima programmazione dei fondi strutturali europei, una serie di azioni mirate alla parità di genere e al contrasto alle discriminazioni.

Ecco in sintesi, cosa dice la ricerca IRPET.
Istruzione
La quota di toscane laureate appariva superiore a quella maschile già nella seconda metà degli anni novanta. Negli ultimi anni la crescita è più accentuata per le donne e si amplia il dislivello generale. Attualmente nella fascia 25-29 anni la percentuale di donne laureate (31,1%) è superiore di 9 punti a quella degli uomini (22,3), nella fascia 30-34 il divario aumenta a 13 punti (donne 36,2, uomini 23,2). L’ampia distanza di genere a favore delle donne nei livelli d’istruzione è una particolarità italiana e toscana che ci distingue dalla media europea.

Occupazione
La Toscana mostra, rispetto alla media italiana, alti tassi di partecipazione nel mercato del lavoro delle donne. Secondo i dati ISTAT relativi all’ultimo trimestre 2018 l’occupazione femminile ha superato in Toscana la soglia dei 60 punti percentuali (60,5%) ben 11 in più della media nazionale (49,5). Anche i livelli di disoccupazione femminile sono più bassi della media italiana (9%).
E la percentuale di donne occupate cresce se cresce il livello di istruzione: il 78% delle toscane laureate tra i 25 e i 54 anni sono attive nel mercato del lavoro, contro il 67% della media italiana.

Differenze di genere
Nonostante questi risultati il gap di genere resta ancora elevato: gli uomini occupati sono infatti il 72,7%, rispetto al 60,5%. Inoltre, tra le donne occupate il 30% svolge un lavoro part-time ma il 19% lo fa involontariamente, ossia preferirebbe lavorare a tempo pieno.
Se poi si guarda dentro la cornice del lavoro si notano le maggiori disparità e riguardano i settori di attività̀, le retribuzioni, il tipo di contratto, le carriere.
Nella nostra regione così come a livello nazionale, per esempio, cresce la percentuale di lavoratrici che lasciano il lavoro perché non ce la fanno a gestire lavoro e figli.
In Toscana, nel corso del 2018 2958 donne sono uscite dal mercato del lavoro, con un aumento del 33% rispetto all’anno precedente quando erano state 2255.
Tra le motivazioni più frequenti l’incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della casa e della famiglia. In sostanza per la donna, una volta diventata madre, aumentano le probabilità di lasciare in via temporanea, se non definitiva, il lavoro.

Settori di lavoro
La presenza femminile è significativa soprattutto nel terziario: nel commercio e nel turismo è maggiore di quella degli uomini mentre nei servizi pubblici, istruzione e sanità, le donne sono più del doppio degli uomini.
Evidente invece è la disparità quando si guardano le posizioni di vertice occupate: la quota di dirigenti donna ammonta allo 0,1% e anche la posizione di donne in posizione di quadro non raggiunge il 2%; più elevata quelle delle libere professioniste che si attesta al 6%.

La rappresentanza politica
La rappresentanza politica in Toscana è più rosa rispetto alle alla media italiana. Si ha infatti una presenza significativa di donne negli enti locali, anche se si resta al di sotto del 50%. Alcuni esempi: la quota di donne sindaco e assessore comunale è al 39,4%, 19,9 nella media italiana, quella di consigliere comunale al 35, rispetto al 30, la quota di donne nel CdAdi controllate pubbliche è al 29%, rispetto al 28.

 

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