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Intervista allo scrittore e archeologo Massimo D’Antonio

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Massimo D'Antonio


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Un’indagine da ricostruire, viaggiando nel tempo, tra esoterismo e Sibille

Tra l’incanto di una terrazza di Ischia (NA) e il profumo dei fiori di gelsomino, raggiungo lo scrittore Massimo D’Antonio a Villa Izzo, nostra dimora estiva, che ha fatto da cornice e da collante affinché questo incontro, del tutto casuale, anche se il caso, per me, non esiste, avvenisse.

Resto favorevolmente colpita dal suo sorriso e dalla sua loquacità travolgente: un vulcano di idee, di progetti e di energia.

Massimo D’Antonio, sei autore, con Edizioni Stamperia del Valentino di Napoli, di una trilogia basata sul controverso mito della Sibilla; prima di inquadrare la tua nuova opera ci racconti un po’ di te?

Sono napoletano, ho 59 anni e risiedo con la mia famiglia nei Campi Flegrei. Sono laureato in materie umanistiche.
Mi interesso di letteratura a seguito di una campagna archeologica che ho condotto molti anni fa con l’Università di Roma in alcune località dell’Asia Minore, culminata con la pubblicazione del mio contributo scientifico negli Atti del VIII Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana. In quel frangente ho scoperto che mi piace scrivere e da quel momento ho iniziato a dedicarmi alla valorizzazione del territorio, specie quello flegreo, che amo particolarmente, sperimentando diversi tipi di azioni promozionali, tra cui, appunto, la letteratura.

Ci ricordi qualche tua opera che si collega in qualche modo con l’attuale produzione?

In questo caso sono due i miei scritti maggiormente pertinenti. Il primo è ‘Campi Flegrei – Guida alla scoperta delle terre di fuoco’, un vademecum archeologico illustrato, pubblicato da Massa Editore nel 2003, con traduzioni in inglese, francese e tedesco. Un testo particolarmente fortunato, giunto alla sua III edizione, purtroppo oggi introvabile, in quanto la Casa Editrice ha chiuso i battenti.

Il secondo è ‘Alle porte dell’Ade’, pubblicato da Stamperia del Valentino nel 2008, che parla del più celebre matricidio della storia: quello che portò a termine l’imperatore Nerone nei confronti di Agrippina.

Che cosa hanno in comune queste due opere?

L’ambientazione nei Campi Flegrei, uno dei territori al mondo maggiormente ricchi di storia e miti. Una specie di paese a sé, dove il calore del vulcano sottostante sembra influenzare gli elementi stessi della natura: quello che prima era acqua ora è fuoco, quello che era prima era terra ora è aria.

Non a caso Nerone poté uccidere impunemente Agrippina a Baia, nei Campi Flegrei, dove sembrano valere altre regole.

Parlami della tua ultima fatica letteraria.

Il titolo non è ancora definitivo, in quanto è prerogativa dell’editore scegliere quello più appropriato. Comunque dovrebbe contenere il nome Sibilla, protagonista del romanzo, perché di un romanzo si tratta, seguita dalla specifica La Trilogia.

Se ho capito bene, si prosegue sul cammino dei Campi Flegrei. Si tratta, dunque, di tre distinti volumi?

Esatto! Quando ho portato il testo completo a Paolo Izzo, l’editore, mi ha fatto notare che, una volta impaginata, la lunghezza dell’opera era eccessiva, e tradurla in un solo libro avrebbe gravato troppo sui costi di produzione, divenendo improponibile al mercato.

È stata sua l’idea di scinderlo in tre volumi. Francamente all’inizio mi è costato molto, in termini creativi, intendo, dividere in tre parti un romanzo che nasce come un discorso unico, ma credo di essere riuscito a saldare la frattura.

Ci puoi anticipare qualcosa?

Proverò a fare una rapida sintesi.
La storia che narro non è un semplice thriller, e il lettore lo potrà constatare sin dall’esordio del primo romanzo della trilogia, che si alternano, in una danza quasi ipnotica, passato e presente, mistero e realtà conosciuta. L’immagine iniziale che il lettore si trova di fronte è quella di una donna nuda, legata in un luogo buio e umido, descritto in maniera vivida, in modo tale da trasmettere le sensazioni provate dal personaggio. Intorno a lei, delle figure non identificate iniziano un inquietante interrogatorio, che si protrarrà per diversi capitoli, scandendo, in parte, il ritmo dell’intero libro.

La donna è Emma Bartolo, antiquaria, scomparsa insieme al marito Rosario, il cui corpo, tuttavia, verrà ritrovato dopo non molto tempo martoriato; un’ignota mano assassina ha riservato all’uomo l’antico supplizio della poena cullei.

Perché c’è un filo rosso che attraversa l’opera, che vede come protagonisti i personaggi storici di Senocrita, Aristodemo, l’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, Cesare Ottaviano Augusto…
Gli eventi narrati rappresentano, infatti, solo l’antefatto di quanto accade del presente, e Senocrita si rivelerà il personaggio chiave di questa complessa vicenda, che si dipana attraverso le epoche.

Al centro del mistero, che toccherà risolvere all’Ispettore capo, Davide Bonelli, ci sono i Libri Sibillini, Cuma e l’affascinante quanto controversa figura della veggente che il poeta Publio Virgilio Marone collocava proprio in quel luogo.

Come si capirà seguendo lo scritto, la vicenda della Sibilla, anzi delle Sibille, è, in verità, ben più complessa e attraverserà come un fiume carsico tutto il romanzo.

Davide, il protagonista di questa storia, si trova di fronte a un rompicapo che non ha la minima idea di dove lo condurrà, come non sa dove lo porterà la richiesta di una consulenza tecnica all’università, che si risolve con l’incontro con la bella e brillante Giulia Orsini, docente ed esperta in archeologia.

Tra i due scatta subito la fatidica scintilla, che li avvicina al di fuori dell’ambiente lavorativo, ma in questi libri la separazione tra le vite private dei personaggi e il lavoro che svolgono sembra svanire, per lasciare spazio a un flusso continuo di pensieri che conducono tutti nella medesima direzione.

Giulia e Davide si muovono nel teatro di una Napoli magica, un groviglio pulsante di vita, che tuttavia emerge direttamente dalle viscere della terra.

Vita e morte, sacro e profano sono destinati a intrecciarsi inestricabilmente in queste pagine; sullo sfondo dei fatti narrati l’antica Cuma, simbolo stesso degli interrogativi che avvolgono le vicende descritte.

Le indagini dell’Ispettore Bonelli proseguono e, al suo fianco, Giulia, contribuisce a porlo sulla strada giusta, anche se all’inizio si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un puzzle di migliaia di pezzi, in cui nulla occupa il posto che dovrebbe. Il raccapricciante rinvenimento del corpo di Rosario sembra dare a Davide una motivazione in più per andare avanti, diventando inspiegabilmente un chiodo fisso.

Mediante accurate ricostruzioni storiche e riferimenti culturali, i protagonisti avanzano nel loro cammino di ricerca, ma quello che si apre loro davanti agli occhi è uno scenario sempre più grande e inquietante. I personaggi del libro si muovono su di un terreno franoso, in una vicenda che all’inizio sembra molto più grande di loro, eppure lo sviluppo della trama dimostra che, al contrario, ognuno si trova proprio dove dovrebbe essere.

La domanda “Io chi sono?” si fa largo nella mente dei protagonisti e si rivela cruciale per l’evoluzione di tutta la vicenda. Tanto Giulia quanto Davide, come si scoprirà in chiusura, hanno una scarsa consapevolezza circa la propria reale identità.

La prima a porsi delle domande è la bella docente, sulle cui spalle grava un passato tutt’altro che lieve; reduce dalla morte dei genitori in un incidente stradale, Giulia si dedica ad una vita di eccessi, l’altra facciata del dolore e del senso di colpa. Solo lo studio sembra offrirle un’ancora di salvezza in un mondo che percepisce ormai come ostile.

A tormentare la sua giovinezza, inoltre, è il volto pressoché identico al suo di un’antenata, Iolanda Orsini, considerata folle e morta suicida. Il pensiero di lei, tornerà prepotente nella vita della donna, indicandole la strada per scoprire la sua reale identità.

In un’escalation di immagini surreali ed eventi inspiegabili, la protagonista arriverà a riconoscersi come inchiodata a un triste destino e condannata a reincarnarsi, di generazione in generazione, al punto da desiderare una definitiva morte come un comune essere umano.

Se in Giulia i segni della predestinazione sono, in qualche modo, abbastanza evidenti, in Davide sembrano ridursi alla strana ragnatela di nei che reca sulla clavicola destra e che riproduce la costellazione di Orione.

Solo in chiusura, una Giulia ormai trasformata e pienamente consapevole di se stessa rivela la verità all’incredulo ispettore, rimettendo ogni pezzo al suo posto.

Il caso d’indagine iniziale si scopre essere, dunque, soltanto la punta di un gigantesco iceberg, sommerso da millenni; da Tarquinio il Superbo a Virgilio, dalla Guerra Gotica ai tombaroli moderni. Lo scritto segue la corrente sotterranea destinata a sfociare nell’incontro tra la Sibilla e il Cacciatore, fino a che il tempo stesso smette di esistere, così come lo si concepisce comunemente, per assumere una consistenza del tutto diversa. Le classiche barriere temporali tra passato, presente e futuro crollano, portando con sé ogni possibilità di spiegazione limitatamente razionale, fino al capitolo finale della trilogia che conduce il lettore di fronte ad uno scenario del tutto diverso, forse passato, forse futuro.

Davvero interessante! Ma al di là del piacere di narrare una storia, sulla base del tuo vissuto, immagino che ci sia dell’altro. Cosa si propone trasversalmente l’autore?

Come accennavo prima, ritengo che le nostre terre abbiano bisogno di essere capite, accettate, assecondando la loro natura, che è oltremodo complessa, proprio al fine di rendere maggiormente fruibile al suo popolo e ai visitatori l’immenso patrimonio culturale di cui sono composte.

Finora il discorso è stato scisso, da una parte c’è stato un intellettualismo ad oltranza, da salotto, e aule universitarie, che ha programmaticamente precluso la conoscenza alle masse; dall’altra, forse proprio in risposta a quanto appena detto, un’offerta superficiale, diremmo da avanspettacolo.

Mi sono chiesto: “E se abbassassimo i toni offrendo al pubblico qualcosa di semplice e nello stesso tempo complesso anche a coloro che non sono possesso di un solido bagaglio di conoscenze storiche o esoteriche?”

Credo che questo tuo progetto letterario sia davvero un dono per tanti, anche per me. Quando è prevista la pubblicazione del primo volume della trilogia?

Questo dovresti domandarlo a Paolo Izzo, il mio editore.

Allora aspetteremo questa pubblicazione con fervida attesa!

Saluto e ringrazio Massimo, per averci anticipato il suo futuro progetto, con il suo modo allegro e simpatico di narrare, in maniera semplice, questo intricato giallo oltre il tempo e lo spazio.

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Maria Filomena Cirillo
Maria Filomena Cirillo, nata a San Paolo del Brasile, vive in provincia di Napoli, dopo aver abitato per anni sul lago di Como. Il suo cammino spirituale è caratterizzato dalla ricerca continua dell'essenza di ciò che si è, attraverso lo studio della filosofia vedantica, le discipline orientali di meditazione e l'incontro con i Maestri che hanno "iniziato" il suo percorso. Tra Materia e Spirito. Master Reiki, Consulente PNF, tecniche meditative e studi di discipline orientali. Conduttrice di training autogeno e studi di autostima e ricerca interiore. Aromaterapista ed esperta di massaggio aromaterapico.