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‘Iapodes’, la mostra che attrae ottomila visitatori

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Giapodi

A Trieste l’appassionante finissage sotto la conduzione del geoarcheologo Paolo Paronuzzi

Si è concluso ieri, 17 febbraio 2019, presso il Civico Museo d’Antichità J. J. Winckelmann, in via della Cattedrale, 15, Trieste, nell’ambito della mostra curata dal Museo di Zagabria ‘Iapodes – Il popolo misterioso degli altopiani dell’Europa centrale’,a ingresso libero dal 16 novembre al 17 febbraio, il ciclo di conferenze ‘Iapodes e noi – Eventi collaterali, Ciclo di conferenze sugli Iapodes e la cultura dei castellieri’, organizzato dallo stesso Museo in collaborazione con la comunità croata di Triesta Zajednica u Trstu.

Il finissage della mostra ha visto la partecipazione delle Curatrici dell’Arheološki Muzej u Zagrebu AMZ di Zagabria, la dottoressa Lidija Bakarić e la dottoressa Ana Dukić, l’intervento di Marzia Vidulli, Funzionario direttivo culturale e conservatore del Civico Museo d’Antichità J.J Winckelmann e la magistrale conduzione del Professore Paolo Paronuzzi, geoarcheologo e docente di Geologia Applicata presso l’Università degli Studi di Udine.

La mostra ha presentato e proposto al territorio triestino, agli addetti ai lavori e agli appassionati, ben 133 reperti provenienti da Museo Archeologico di Zagabria che rimandano e narrano della cultura degli Iapodes, abitanti dell’area montana della Croazia e della Bosnia nord – occidentale, tra la fine dell’età del bronzo, ultima parte del X secolo a.C. e la conquista romana del 35 a.C.

I Giapodi costituivano un gruppo autonomo indipendente, non ancora interessato dai fenomeni di complessizzazione delle città e dalla stratificazione della società. Non abbiamo ancora una delimitazione chiara e netta di quale fosse la porzione di territorio interessata dalle loro attività, ma sappiamo sicuramente che si inserirono perfettamente all’interno di una rete commerciale e di scambio con i popoli vicini.

Considerato che i confini interessati dai Giapodi cambiarono nel corso di un intero millennio, sappiamo che la loro cultura si insediò nelle regioni della Lika, delle valli di Ogulin e Plaški, in parti delle regioni del Gorski kotar e Kordun, a nord – ovest dell’attuale Bosnia. Stagionalmente, il territorio si estendeva anche al litorale croato costituito da valli carsiche e colline. Non conoscevano la scrittura, o almeno, non ne abbiamo attestazioni, e molte delle informazioni pervenuteci sul loro conto sono contenute negli scritti di alcuni autori classici, tra cui Strabone e Plinio, che descrivono i Giapodi come un popolo dedito a incursioni e prevalentemente bellicoso.

Il popolo protostorico è stato analizzato, durante i molteplici appuntamenti, attraverso lo studio delle fonti classiche. Grazie al già docente di Epigrafia e antichità romane presso l’Università di Trieste Claudio Zaccaria, ne è stato ricostruito l’ambiente geomorfologico di insediamento, merito alle competenze geoarcheologiche di Paolo Paronuzzi, è stato messo in relazione e a confronto con la cultura dei castellieri sloveni, istriani e del Friuli Venezia Giulia, significativo a riguardo l’appuntamento tenuto dalla dottoressa Maša Sakara Sučević, curatrice e consulente museale per la parte archeologica del Museo Regionale di Koper – Capodistria.

Un’incredibile sinergia tra diversi ambiti scientifico – disciplinari insieme all’efficace apertura di nuove finestre, per citare Paronuzzi a proposito delle nuove e più che proficue collaborazioni tra gli studiosi italiani e i ricercatori sloveni, croati e istriani.
L’ottimo segnale di una rinnovata voglia di aprirsi alla ricerca e di abbattere i confini culturali, con la finalità di restituire il giusto valore a una storia che ha senso solo se ricostruita con metodo scientifico, non condizionato da sovrastrutture sociopolitiche.

Tutti gli appuntamenti in calendario che hanno visto protagonista la prestigiosissima mostra sono stati apprezzati, ma soprattutto affollati, per un passaggio totale di ottomila visitatori. Una cifra esorbitante per un museo, che evidenzia un rinnovato interesse per la storia e l’archeologia, settori che continuano a gratificare nonostante la spesso annoverata mancanza di fondi e finanziamenti.

Le risposte così partecipate, sono foriere di un messaggio quanto mai importante.
La cultura avvicina, appassiona, rompe gli argini, abbatte confini, soprattutto risponde a una domanda sempre più vorace di conoscenza e approfondimento.

Riuscirà la cultura prima o poi a convincere chi di dovere che un buon mercato del sapere, trasversale, nutriente, di qualità è richiesto e soprattutto possibile?

Alle Istituzioni l’ardua sentenza.

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Marilena Scuotto
Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale on-line ExPartibus.