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Ciclo di conferenze sui castelli napoletani: Castel Nuovo

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Castel Nuovo Napoli

L’11 dicembre a Castel dell’Ovo

Riceviamo e pubblichiamo.

Il tema del Castel Nuovo di Napoli, affrontato dalla quarta conferenza del ciclo ‘Napoli città di castelli’ promosso congiuntamente dal Segretariato regionale del MiBAC e dall’Istituto Italiano dei Castelli, è senza dubbio di grande interesse per i molteplici aspetti che, ad una lettura non superficiale di questo importante complesso, tendono inevitabilmente ad emergere.

L’appuntamento è per martedì 11 dicembre alle ore 16:30 a Castel dell’Ovo, Napoli, presso l’Antisala delle Colonne. Cureranno la conferenza due relatori d’eccezione, il dott. Stefano Palmieri dell’Istituto Studi Storici ed il prof. Leonardo Di Mauro, dell’Università Federico II.

All’epoca della costruzione del castello angioino già due importanti strutture difensive esistevano nella città, il Castel Capuano, situato ai limiti della zona orientale ed il castello del Salvatore, in seguito Castel dell’Ovo, costituente l’avamposto fortificato nella zona occidentale.

La scelta della tipologia della nuova fabbrica voluta da Carlo I d’Angiò, a metà tra reggia e fortezza, costituisce un tema ricorrente che contraddistinguerà le trasformazioni che nel corso dei secoli vedranno Castel Nuovo evolversi dalle forme prettamente medievali a quelle moderne dell’architettura militare. La valenza rappresentativa e la funzione di residenza reale condizioneranno non poco le soluzioni difensive adottate, e quindi l’aspetto e la forma del castello, non solo in epoca angioina ma anche al tempo della ricostruzione quattrocentesca.

Così come la difesa piombante, tipica dei secoli XIII e XIV, dovrà adattarsi alle esigenze abitative e celebrative, in epoca aragonese la necessità di resistere ai proiettili delle pesanti bombarde d’assedio nonché l’utilizzo delle stesse artiglierie a scopi difensivi, difesa radente, dovrà scendere a compromessi con la funzione primaria di residenza del sovrano.

La realizzazione nei primi decenni della dominazione vicereale di una cinta esterna con baluardi angolari evidenzia il superamento delle pur ridotte funzioni difensive del Castel Nuovo aragonese, in perfetta sintonia con le trasformazioni dell’epoca. E proprio partendo dal sistema di murazioni e torri che si svilupperà intorno al Castello, è possibile riconoscere un altro degli aspetti più significativi ed interessanti del Castel Nuovo, ovvero il rapporto con l’area urbana circostante e quindi, successivamente, con il Palazzo vecchio del Viceré e poi il nuovo edificio progettato da Domenico Fontana, innestando una consistente serie di condizionamenti e di trasformazioni.

Adibito in epoca tardo vicereale e poi borbonica a molteplici funzioni logistiche, persa ogni pratica funzione militare già poco dopo il completamento della cinta bastionata divenuta anch’essa quasi immediatamente obsoleta, il destino di Castel Nuovo si compie definitivamente con l’unità d’Italia.

Inizieranno immediatamente le demolizioni dei baluardi e delle cortine di uno dei più grandi recinti difensivi realizzati nel Regno di Napoli, importantissima testimonianza dell’evoluzione dell’architettura militare moderna, per la cui perdita il forte rimpianto, ancora oggi, è appena attenuato dal riemergere, a seguito dei lavori della metropolitana, dei resti del torrione dell’Incoronata, del muro difensivo di collegamento con il baluardo del Molo e di un tratto della primitiva cittadella aragonese.

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