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L’umanità nel movimento energetico tra corpo e spirito

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'L'umanità nel movimento energetico tra corpo e spirito - Anno tremila la terza guerra mondiale' di Guglielmo De Martino


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Intervista a Guglielmo De Martino. Il suo nuovo saggio, alla riscoperta dell’autenticità

È in fase di stampa in tiratura limitata il nuovo libro di Guglielmo De Martino, L’umanità nel movimento energetico tra corpo e spirito – Anno tremila la terza guerra mondiale’, Edizioni Il Papavero.

Figura decisamente affascinante quella di Guglielmo De Martino, partenopeo che, dopo studi in medicina e psicologia e approfondimenti in medicine tradizionali dell’antico oriente come la cinese e l’indiana e le antiche tradizioni alchemiche, è l’ideatore di una delle scuole di pensiero più accreditate del settore dedicato al benessere e alle medicine tradizionali, il metodo MES, Movimento Energetico Spirituale, un sistema complesso composto di una didattica specifica per spiegare e capire i maggiori modelli sviluppati dall’uomo nei millenni, nell’ambito della salute, dallo yoga alla medicina tradizionale cinese, dai Chakra ai Meridiani energetici e ai Punti Marma e Tsubo.

Il metodo offre anche una pratica di esercizi ed esperienze laboratoriali per sviluppare energia e sciogliere blocchi nel corpo e nei muscoli in relazione ai piani energetici sottili e interiori. Attualmente lavora a Napoli presso il centro Siddharta da lui fondato nel 1985, dove si formano operatori di massaggio, insegnanti yoga e Counselor che operano in varie parti del mondo.

La lettura del testo offre innumerevoli spunti, per cui decidiamo di approfondire con l’autore.

Sembra che nei suoi libri lei abbia sempre scritto sui temi dello sviluppo spirituale ed energetico dell’essere umano. Può spiegarci cosa intende per crescita spirituale?

L’essere umano, come ogni specie biologica, ha una curva evolutiva, una sua filogenesi ed ontogenesi che, negli ultimi anni, sta avendo notevoli cambiamenti.
Di conseguenza, la visione della spiritualità, come quella dell’intelligenza, stanno assumendo altre dimensioni.

L’intelligenza è in parte riprodotta in modo artificiale e virtuale, mentre la spiritualità sta perdendo quella dimensione esclusivamente mistica, magica e taumaturgica diventando sempre più spiegabile e comprensibile a volte anche in chiave razionale. Crescere in tal senso vuol dire seguire questo tipo di evoluzione, dove continuiamo a cercare e ad indagare senza fermarci agli stereotipi e alle superstizioni. Questo non togliendo nulla alla dimensione esoterica e affascinante che ha la vita proprio in quanto insondabile e ricca di mistero.

Si continua a studiare il cervello, il comportamento umano e tutto cambia e si apprendono sempre cose nuove. Ecco per questo significa crescere spiritualmente. Sollevarsi da quella poltrona dove sembra che le cose siano state comprese una volta e per tutte e continuare, invece, a cercare, non fermarsi alle apparenze, neanche a quelle scientificamente dimostrate o intellettualmente soddisfacenti.

Nel suo ultimo libro sembra che voglia indicare gli albori di un cambiamento e un bisogno maggiore di quegli aspetti spirituali che descrive anche complessivamente con la scuola di pensiero del MES.

Sì, l’umanità ha avuto e continua ad avere molte occasioni per modificarsi. Talora, questi cambiamenti avvengono proprio per una spontanea evoluzione biologica, altre volte la tecnologia e la civiltà inducono forzatamente delle trasformazioni.

Gli ultimi avvenimenti di cui parlo in questo libro si riferiscono proprio all’intenzione di manipolare tutto a fini politici in senso lato.
Che la cosa sia accidentale o meno è irrilevante rispetto al fatto che esiste un’intenzione precisa di sovvertire sempre le regole a uso e consumo di pochi gruppi di potere.

Tutta la realtà, ormai, è manipolata. Di conseguenza, è molto difficile distinguere un prodotto naturale, biologico, da uno artefatto e modificato. Per questa ragione, a mio avviso, non era tanto rilevante stabilire se questo virus è un prodotto da laboratorio utilizzato per altri scopi, economici e di sperimentazioni sociali e di massa, piuttosto era importante dissociarsi da qualsiasi idea precostituita, come da tante opinioni contraddittorie e confuse, ed avvicinarsi, invece, ad una rottura degli schemi e prendere comunque questo evento come stimolo di riflessione su come stiamo vivendo e come potremmo vivere.

Ho trovato intrigante l’immagine di copertina. Può spiegarmi perché proprio il golf e il lancio di una pallina da golf?

Il golf è un gioco che richiede molta concentrazione anche se permette di colloquiare e condividere momenti di estremo relax. Ha come obiettivo una buca, che spesso non vedi in primo piano. Lanci la pallina nei paraggi di quella cavità per andare poi, con calma, a vedere dove sia caduta.

È un calcolo approssimativo delle probabilità di realizzare l’obiettivo e del fatto che la pallina possa andare fuori controllo, anche per un solo colpo di vento. Questo mi ha fatto pensare a ciò che, a volte, l’uomo costruisce senza prevedere gli effetti, o anche non valutando appositamente le conseguenze e lanciando semplicemente, avvicinandosi, per approssimazione, al proprio obiettivo.

Afferma di non dare importanza e di non scegliere di abbracciare nessuna teoria del complotto e addirittura non dà importanza al fatto se esista o meno una volontà precisa per gli accadimenti. Cosa intende dire?

Mi interessano tutti gli spunti di riflessione. Mi piace la scienza come la fantascienza, la politica come la fantapolitica e la satira politica fatta anche su ciò che più si avvicina alla mia idea di politica giusta.

Allora, perché non credere anche nel complotto, nell’opposizione e alla controtendenza. Mi piace il contraddittorio quando c’è lo scambio e nessuno prova ad aver ragione a tutti i costi.

Dunque, qualsiasi sia la verità noi oggi ci troviamo ad affrontare un problema che è dovuto alla tendenza sconsiderata dell’uomo ad avere successo, a possedere il più possibile, ad avere potere, a scapito anche della vita degli altri.

Quindi, sia un virus oppure una bomba, una cosa appositamente creata o semplicemente utilizzata e strumentalizzata, non vedo la differenza.

Ad un certo punto accenna alla necessità di porre una differenza netta tra benessere e salute, come mai?

La salute è posta come assenza di malattie a come un quadro clinico non compromesso. Spesso, però, anche con queste condizioni un individuo sta male. Io penso al benessere come all’assenza di fattori che rendano una persona infelice indipendentemente dal proprio status economico, sociale e clinico.

Nello stesso modo tratto sempre i temi della normalità e anormalità, del bene e del male come stati che non sono determinati da fattori oggettivi e dimostrabili, ma da questioni soggettive ed esperienziali. In tal senso, la scienza si ferma all’obiettività e ai parametri inconfutabili al di là dei quali nulla sembra aver valore.

Ma il valore è nelle mani del singolo elemento irripetibile, unico ed eccezionale che non si può replicare come un esperimento in laboratorio. Il benessere, quindi, è un dato raggiungibile ma unico e non programmabile per sempre come si può programmare una cura per una patologia che può essere sempre meglio controllata da un farmaco.

Come mai, tra le tante, cita proprio la favola di Alice e che senso ha un racconto in un discorso dedicato a questa pandemia e a questo secolo?

Alice è un personaggio in procinto di crescere e che porta tutti i conflitti e le contraddizioni del caso. Gli anni venti di questo ventunesimo secolo sono la pubertà e l’avvicinarsi di un’adolescenza che sta mettendo l’umanità di fronte al quesito di diventare grandi o restare bambini.

La favola è l’età dell’incanto, delle illusioni e dei sogni. Penso che siamo immersi in questa fase dove tutto appare meraviglioso: la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale, l’uso delle droghe per entrare in paradisi artificiali. Direi che anche i paradisi fiscali sono opera di questo quadro che prospetta un’idea di benessere senza confini a tutti i costi.

L’esplorazione dell’universo ci fa continuamente fantasticare sugli UFO e su altre vite possibili da trovare in giro tra i pianeti.
Tra poco usciremo da questo incantesimo e, forse, con qualche altra generazione con gli stessi mezzi sogneremo di meno e useremo di più la ragione e l’intelletto per costruire qualcosa di più solido anche con la realtà virtuale e con l’intelligenza artificiale, senza esserne assorbiti in uno stato di allucinatorio o visionario come in una favola.

 Bianconiglio che rappresenta, invece?

L’immagine del tempo e dello spazio alterati da un vissuto strapieno di impegni e di una falsa frenesia di fare le cose. L’emblema del condizionamento e della coazione a ripetere sempre le stesse azioni, non dedicando mai tempo per riflettere. Un uomo che si stanca e che ha l’illusione di star bene, se è indaffarato e se non ha niente da fare, si ammala.

Infatti scrive che: “Il problema in realtà, qualsiasi esso sia, ci impegna, ci mantiene svegli e vivi, ci dà la sensazione di fare qualcosa di utile. La soluzione infatti (la fretta) ci crea quel rilassamento, quella pace che però dopo poco fa sorgere un’altra questione da risolvere”.  

Accenna anche ad un “Uomo Nuovo”, ma chi è costui?

È semplicemente un essere diverso da quello che è stato finora e che non può continuare ad essere.
La partita si gioca tra la certezza di soccombere sotto una valanga di rifiuti tossici e di carta danaro che perde sempre più valore specialmente rispetto alla salute e, invece, la possibilità di costruire altri valori su cui fondare la nostra vita. Un’esistenza che metta al centro l’essere umano anziché il profitto, lì dove il tornaconto scavalca la salute a favore della malattia utilizzata come mezzo per alimentare il mercato capitalistico e del consumo.

Dedica un paragrafo e più alla possibilità di alzare le difese immunitarie con la meditazione e la respirazione. Può dirci qualcosa in proposito?

Qui mi rifaccio alla mia esperienza della pratica dello yoga e, chiaramente, quando parlo di difese mi riferisco a quella immunitarie, ma anche alla capacità di poter gestire tutti gli stati emozionali che derivano da situazioni critiche di paura ed ansia.

In questa fase molte persone mi hanno chiesto come poter affrontare al meglio questa situazione. Ad esempio, i miei allievi mi hanno fatto notare che la pratica appresa durante gli anni in cui mi hanno seguito li ha avvantaggiati così da essere di conforto anche per gli altri.

Io penso che lo yoga godrà di maggiore considerazione in questo nuovo millennio, così come, nel secolo scorso, è accaduto alla psicologia, alla psicoanalisi e alla psicoterapia. La conoscenza di sé oggi si avvale di un sistema che ha radici profonde nella storia e che, anche in medicina, si sta sempre più rivalutando.

Quando dice di non dare importanza al fatto che un virus sia biologicamente programmato o effetto di un caso biologico, cosa intende?

Naturale e artificiale, biologico o modificato sono solo termini.
In realtà tutto ciò che è naturale è soggetto a modificazioni. Anche un frutto nato spontaneamente subisce gli effetti dell’inquinamento atmosferico e della terra da cui germoglia. Biologico o meno, anticrittogamici o meno, ogni cosa che nasce ha a che fare con un ecosistema così composto per tutti.

Il fatto sta piuttosto nel valutare se la manipolazione che comunque esiste, in natura come nei laboratori costruiti dall’uomo, sia usata per migliorare la vita o complicarla. Anche un vaccino nasce dalla manipolazione di un virus che è destinato a salvare delle vite.

Il problema è quantitativo. Quanto serve che io manipoli qualcosa e quanto è necessario farlo? Una pietanza viene preparata trattando degli ingredienti e mettendoli insieme in dosi appropriate. Se le porzioni iniziano ad essere incerte e mal miscelate allora creiamo un alimento tossico.

In questo senso alcuni vaccini sono stati utili e lo saranno ancora probabilmente, ma la domanda è: dobbiamo cercare vaccini contro ciò che noi stessi produciamo o dobbiamo preoccuparci di non creare sostanze che necessiteranno di medicamenti adatti a elementi che creiamo e di cui alimentiamo il consumo?

Nel libro e anche in appendice si trovano alcuni consigli pratici per fare meditazione ed utilizzare la respirazione per affrontare paura e agire sulle difese immunitarie.

L’esperienza dello yoga e della meditazione fa sempre da sfondo al mio lavoro. Penso che molte cose possano essere trattate con queste tecniche antiche di migliaia di anni. Basta saperle utilizzare e conoscerle profondamente ma alcune tecniche in sé sono semplici e facili da applicare.

Poi il contenuto e le basi che sottendono richiedono anni di lavoro e applicazione. Ma ho ritenuto utile dare alcuni piccoli consigli e piccole compresse per migliorare la salute in un caso del genere. Per questo ho accennato a qualche tecnica, poi studiare ed imparare la meditazione e lo yoga è altra cosa.

Ho estratto dal suo libro quindici frasi che mi hanno spinto ad approfondire o ad avere qualche chiarimento o conferma. Gliele cito.

La prima: “… Amo chi non dice niente e aiuta chi soffre…”

Mi riferisco al valore del silenzio e dell’ascolto, al valore dell’invisibile e dell’attenzione ossessiva che, a volte, prestiamo al voler capire a tutti i costi, senza lasciarci andare alle sensazioni. Penso, a tal proposito, che la forma più efficace d’amore consista nel considerare il bisogno di condividere in maniera empatica la sofferenza, spostando il valore dell’interesse e della convenienza.

La seconda: “… Chi non dà soluzioni e offre una presenza amorevole…”

Penso che starsi vicini, condividere, essere solidali, prescinda da qualsiasi azione e da qualsiasi discorso. Non è necessario offrire delle soluzioni, saper dare dei consigli e comunque dire la propria.

La presenza non è un atto fisico ma la percezione che l’altro ci sia, al di là di qualsiasi elemento logico e comprensibile. Esserci per esserci per essere semplicemente insieme.

Vivere la nostra dimensione interiore senza interferire con quella dell’altro e condividendo ciò che si sente.

La terza: “… Ci liberiamo quando iniziamo a gioire dell’arte, della gioia e del piacere, della ricchezza interiore più che degli affari e del capitale accumulato…”

Da piccoli ci abituano alla quantità, a vincere, ad avere successo e a considerare il nostro essere in relazione con ciò che riusciamo a produrre. La ricchezza è sempre uno sguardo sull’esterno, quasi mai ai contenuti interiori maturati.

Le sbarre di questi cancelli si inspessiscono ed esprimiamo sempre meno noi stessi in favore dei prodotti. Finanche a volte il piacere e l’arte diventano servi della moda e del consumismo. In questo modo ci allontaniamo dalla gioia e dalla felicità.

La quarta: “… Abbiamo voluto mettere perfino e anche la nostra interiorità, ammantata di un’aura di spiritualità sciamanica, a disposizione del consumismo, con l’effetto paradossale, intenzionale o meno, di migliorare la nostra vita materiale…”

Abbiamo prodotto la New Age, varie forme di arte, dalla musica assordante, rumorosa, chiassosa alla scultura violenta di corpi sanguinanti esposti o perforati dai piercing ai tatuaggi negli occhi e nelle parti più intime del fisico.
Non tutti hanno affinato la materia tribale da cui oggettivamente proveniamo ma da cui ci siamo evoluti.

Adesso confondiamo facilmente il bello e il piacevole con il disgustoso ed il cattivo gusto, giustificando tutto con un vago senso della soggettività, della relatività e del tutto è concesso. Abbiamo determinato anche dei costrutti mentali e una filosofia improbabile e confusa che ci disorienta senza neanche saperlo, verso comportamenti più o meno morbidi di devianza. Si sono stravolti i postulati della relatività e i termini filosofici.

La quinta: “… l’equilibrio tra attività e riposo, problemi e soluzioni…”

C’è voluta una quarantena, come quella dedicata a chi sbarca da un altro pianeta sconosciuto, per comprendere il senso della pausa, quella che qualsiasi musicista conosce per poter creare un’armonia. Dopo circa quaranta giorni ci rendiamo conto che è necessario rallentare e fermarsi per non cadere esausti al suolo.

La sesta: “… Siamo soggetti alla forza di gravità e cerchiamo soluzioni assolute e universali, siamo incastrati nelle cose spicciole quotidiane, minuto per minuto e ci proiettiamo all’infinito con progetti realizzabili prima o poi, oppure stabiliti solo nella nostra fantasia e immaginazione…” 

La pesantezza ci schiaccia. Vediamo solo impegni, scadenze, obblighi, contratti, clausole e solo l’immaginazione diventa la via di fuga per trovare uno sprazzo di leggerezza e di sollievo. Ma, a volte, il prezzo è così alto che sogniamo ad occhi aperti cose che non si realizzeranno mai e sopportiamo il quotidiano come un fardello che, prima o poi, dovremo scaricare ma che, intanto, ci accolliamo senza battere ciglio.

La settima: “… La natura è più grande di noi e nessuna divisa supera il potere che ha la vita di chi la indossa…

I ruoli, come gli abiti che indossiamo, coprono spesso l’essenza interna. Secondo molte teorie finanche il corpo assume una forma che difende un’essenza poco pronta a manifestarsi ed esprimersi. Indossiamo una corazza così come quella utilizzata nelle antiche battaglie, oggi con delle divise con spalline e gradi e ornamenti di ogni genere.

Ci difendiamo e, nel contempo, cerchiamo di incutere rispetto. Solo così sappiamo dire chi siamo. “Cerca te stesso” è un motto interiore che è quasi cessato di esistere. La nostra vera essenza è di gran lunga più valida di ciò che indossiamo e degli atteggiamenti che assumiamo.

L’ottava: “… Sembra che per svegliare le coscienze ci voglia un pericolo imminente che ci tolga dal sonno profondo delle abitudini e delle comodità in cui ci si adagia…”

Per soffermarci finalmente su noi stessi abbiamo bisogno sempre più di un’emergenza e di un evento stravolgente. Un incidente, un trauma, un qualcosa che ci faccia aprire gli occhi e ci faccia fare i conti con la realtà. La cosa stravolgente e che, sempre più spesso, individuiamo nella causa del risveglio, il problema, e non nel fatto che stavamo dormendo, non rendendoci conto di ciò che lentamente ci faceva macerare nelle abitudini e nell’inconsapevolezza.

La nona: “… Assumetevi la responsabilità dei vostri limiti o finirete per trascinare la vita verso la sua morte…”

Individuo la mancanza di coscienza con un vizio a supervalutare le proprie forze.
Il narcisismo e l’ego smisurati sono spesso alla base della rovina di un progetto che migliori la vita nostra e dei popoli. Accomuno questo con il periodo in cui l’uomo pensava alla terra come al centro dell’universo e finanche il sole, la sua stessa stella, le gravitasse attorno.

Oggi, sia in politica che nelle religioni, nel parlare comune e nei dialoghi, si inizia troppo spesso con “IO”. Anche io stesso sto ragionando e mi sto esprimendo spesso in questa intervista iniziando spesso con IO penso, IO dico, ecc…

Solo limitandosi alla propria essenza, assumendosi la responsabilità che il proprio punto di vista sia da rivedere, si comincia a considerare veramente l’altro.

La decima: “… Una persona immatura è una persona a metà…”

 Qualsiasi frutto non è completo fin quando non arriva a maturazione.

L’undicesima: “… È importante rendere più sopportabile la durezza e la pesantezza della materia con la dolcezza e il garbo dello spirito…”

Torniamo al senso di pesantezza e alla gravità che contraddistingue oggettivamente la nostra condizione. Abbiamo il compito di ammorbidire questo peso con azioni che ci sollevino e ci rendano il nostro cammino più gioioso e felice.

La dodicesima: “… Affronteremo forse il giudizio. Ma è meglio essere e apparire imperfetti agli occhi di chi abbiamo frequentato fino a quel momento, che trovarsi perfetti e orgogliosi davanti sempre alle stesse persone, negli stessi meccanismi e non essere però in grado di stare in una dimensione di pace interiore…”

Non è possibile non essere giudicati. Lo fanno fin dalle primissime scuole e lo hanno già fatto in famiglia.
Lo faremo a nostra volta. Questa cosa a volte diventa insopportabile e vogliamo illuderci di andare bene a tutti e di essere esenti dal giudizio e questo ci logora come a dover di continua fare delle sfilate in passerella. Per riposarsi vale la pena lasciare che gli altri pensino ciò che vogliono restando solo disponibili alla comunicazione e al confronto ma da postazioni diverse che quelle del compiacere chiunque per avere conferme.

La tredicesima: …Essere è un compito che si svolge tra la consapevolezza di quello che sei e la posizione che dai agli altri…”

“Chi sono” è una delle domande primordiali che fanno ormai parte della nostra antropologia e della storia. Il primo contatto dell’uomo sulla terra è stato quello con la natura e con i fenomeni naturali dove lui si è iniziato a individuare come essere presente. Quindi, in generale, il processo con cui l’uomo si è individuato, fin dalle origini, è un processo che prevede il confronto.

La quattordicesima: “… Nella nostra mente gli altri si spostano continuamente come su una scacchiera dove ognuno acquisisce man mano posizioni e potenzialità diverse…”

Proprio grazie a continui processi dinamici, che mutando la nostra posizione interiore e sia nel tempo che nello spazio, in questi cambiamenti di prospettiva, gli altri sembrano cambiare e spostarsi poiché il nostro punto di vista è diverso.

Infine, l’ultima: “… La partita la giochiamo con un personaggio immaginario e noi muoviamo i pezzi dell’uno e dell’altro. Poi vince chi ha realizzato che l’avversario siamo noi. Lì c’è il divertimento, inizia il gioco. Ma fino ad allora siamo solo in attesa di vincere ed avere le migliori postazioni…”

Per chi volesse vedere la vita e le relazioni come un gioco ed una partita che si gioca in due o in squadra, immagine che spesso viene proposta, gli altri sono coloro con cui vincere o perdere o anche pareggiare, in relazione alla loro scaltrezza. Riguardo la nostra vita, nella metafora del gioco, è vincitore solo colui che intravede tutti i giocatori come parti di un solo sé. Scoprendo che il gioco è dentro di noi, possiamo solo vincere perché l’andamento è solo nelle nostre mani e i giocatori siamo noi.

Nel ringraziare Guglielmo De Martino per averci concesso l’intervista, ci teniamo a ricordare che che svolge il suo lavoro a Napoli e in giro per il mondo tenendo conferenze e seminari.

Un quadro visionario?

Sensitività, vedere la verità in maniera sempre opinabile e suscettibile senza affermazioni assolute ma con spunto di riflessione come in un fantasy credibile.

Sogni lucidi con la partecipazione contemporanea di personaggi del passato remoto, prossimo, del presente e futuribili. Contatti tra anime e parti eteriche di ognuno, dialoghi e confronti oltre spazio tempo.

Guglielmo De Martino

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Domenico Esposito

Autore Domenico Esposito

Domenico Esposito, nato ad Acerra (NA) il 13/10/1958, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali, Master in Ingegneria della Sicurezza Prevenzione e Protezione dai Rischi, Master in Scienze Ambientali, Corso di Specializzazione in Prevenzione Incendi. Pensionato Aeronautica Militare Italiana.