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Covid-19 e gastroenterologia: intervista al dott. Amedeo Cecere

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Amedeo Cecere


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I consigli del responsabile UOSD Gastroenterologia dell’Ospedale Giuseppe Moscati di Aversa (CE)

Ormai da mesi, il tema ricorrente in ogni conversazione privata, approfondimento giornalistico e speciale televisivo è il Covid-19, che ha sconvolto l’Umanità tutta con ripercussioni che ci porteremo addosso per molto tempo.

La sanità, in questo frangente, è costantemente sotto l’occhio dei riflettori anche per una corretta campagna di comunicazione di comportamenti da tenere ed altri da evitare.

Risvolti di natura medica e psicologica, che condizionano il nostro quotidiano, e indicazioni prontamente disciplinate da decreti ministeriali, ordinanze regionali e linee guida cui attenersi rigorosamente onde evitare una ricaduta dei contagi.

Cosa si può fare per provare a preservare la salute del fegato e dell’intestino, sede del sistema immunitario, e quali sono le conseguenze del virus sull’apparato gastrointestinale?

Lo abbiamo chiesto al dott. Amedeo Cecere, Presidente dell’Assemblea regionale dei medici gastroenterologi ospedalieri campani e responsabile UOSD Gastroenterologia dell’Ospedale Giuseppe Moscati di Aversa (CE).

Dottor Cecere quali sono i danni che il virus Sars-CoV-2 provoca sull’apparato gastrointestinale?

Il virus che provoca Covid-19 si attacca ad un recettore che è comune sia alle cellule dell’apparato respiratorio che alle cellule intestinale; infatti, come altri coronavirus, viene eliminato nel tempo proprio dall’apparato digerente.

Il nuovo coronavirus si ritrova nelle feci dei malati fino a 10 – 12 settimane dopo l’infezione e l’intestino continua ad eliminare dei frammenti del virus anche dopo la guarigione.

Quali sono i sintomi?

Nel 10 – 30% dei casi di Covid-19 sono presenti, insieme ai sintomi respiratori, anche sintomi gastrointestinali: quali nausea e vomito, ma soprattutto diarrea. In alcune persone, l’apparato gastrointestinale può essere l’unico organo che viene colpito, manifestando la diarrea come unico sintomo di infezione.

Esiste anche un’epatite in corso di Covid-19?

Sì; il nuovo coronavirus può provocare anche un danno a livello epatico, evidenziato dall’aumento delle transaminasi: è stato registrato un discreto numero di casi con insufficienza epatica in corso di Covid-19. Questo virus non colpisce solo il ‘tubo digerente’, ma anche il fegato”.

Che segni lascia la malattia nell’intestino?

Disturbi gastrointestinali quali gonfiore addominale, difficoltà dell’evacuazione e diarrea, possono perdurare fino a 8 – 10 settimane dall’infezione.

Ci sono poi persone che, anche a due mesi dalla completa guarigione dall’infezione, continuano ad avere disturbi gastrointestinali: soggetti che prima dell’infezione di Sars-Cov-2 non avevano problemi intestinali, ma pur guariti da Covid, restano con intestino irritabile: si tratta di una sindrome dell’intestino irritabile post-infezione da Covid-19.

La spiegazione sta nel fatto che l’intestino è la sede del sistema immunitario e, dopo l’intensa stimolazione da parte del virus, ha bisogno di tempo per riprendersi.

In una discreta percentuale di casi il sistema immunitario così a lungo attivato, potrebbe non riuscire a spegnersi, per cui la malattia intestinale si potrebbe cronicizzare.

Come ci possiamo curare?

Tutti i virus che riescono ad arrivare nell’intestino danneggiano la sua barriera ed alterano l’equilibrio (eubiosi) tra le svariate comunità microbiche che formano il “microbiota” e che vivono nel tubo digerente in simbiosi con noi umani.

Quindi anche il coronavirus è capace di alterare questo equilibrio (disbiosi) provocando la diarrea in corso di Covid-19 ed i sintomi gastroenterici post-Covid.

Pertanto, il primo consiglio è di fare una dieta il più possibile leggera, eliminando gli alcolici e grassi animali, assumendo fibre vegetali, come frutta, verdura e cereali integrali.

Inoltre, possiamo aggiungere alla nostra dieta i probiotici, lattobacilli e bifidobatteri, capaci di aiutare a ristabilire l’equilibrio del microbiota intestinale e curare la diarrea della fase acuta di Covid 19 ed i sintomi gastroenterici della sindrome post Covid.

La pandemia potrebbe aumentare il rischio di disturbi alimentari?

Sicuramente la quarantena ha aumentano moltissimo lo stress individuale. Noi da tempo sappiamo che il nostro cervello controlla anche il cervello emotivo che ha sede nell’intestino, per cui ogni volta che viviamo una condizione di forte stress, tensione o ansia, aumentano i disturbi gastrointestinali. E questo è avvenuto a maggior ragione nella fase di lockdown, del Paese.

È quindi razionale prevedere nei prossimi mesi un aumento di malattie del tratto digestivo. Il nostro secondo cervello, il cervello emotivo, è stato fortemente segnato dallo stress della pandemia.

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Pietro Riccio

Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.