Prima nazionale di ‘Tutto il mare o due bicchieri?’

Prima nazionale di ‘Tutto il mare o due bicchieri?’

1060
0
‘Tutto il mare o due bicchieri?’
Download PDF

Il nuovo capolavoro di Tartaglia in scena al Premio Massimo Troisi

Venerdì 6 ottobre alle ore 21:00, presso Villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano (NA), nell’ambito della XVII edizione del Premio Massimo Troisi abbiamo assistito alla prima nazionale della commedia ‘Tutto il mare o due bicchieri?’, ultimo lavoro di Eduardo Tartaglia che, oltre a curare la regia, è in scena nei panni del protagonista Angiolino Spertoso, accanto a Veronica Mazza, Stefano Sarcinelli, Giovanni Allocca, Pierluigi Iorio, Antonio Dell’Isola.

Arriviamo con delle aspettative altissime, un autore dello spessore di Tartaglia, gli attori che ne incarneranno i personaggi, il contesto del Premio Massimo Troisi, tutto ci lascia pensare che ci sarà proposto qualcosa di livello assoluto. Infatti, non resteremo delusi, anzi.

La cornice è suggestiva e, nonostante il freddo e l’umidità, il calore che proviene dal palco avvolge tutta la platea.

Si entra subito nel vivo, un agitatissimo vice commissario Ercole Portone, interpretato da un ottimo Stefano Sarcinelli, ci introduce quello che sarà il filo conduttore del plot, il furto dell’ampolla contenente il sangue di San Gennaro. Ci troviamo, appunto, nel Duomo di Napoli, dove l’efferato crimine è appena stato commesso. In attesa di poter interrogare l’unico testimone, il sagrestano Angiolino Spertoso, la preoccupazione è quella di evitare che la notizia possa essere diffusa, viste le ripercussioni che inevitabilmente avrebbe ai vari livelli.

Ma a Napoli, città di misteri veri o presunti, è difficile che i segreti possano non trapelare, non propagarsi, alimentati da una rete fitta ed indistricabile di relazioni informali.

Ecco che, quando nessuno doveva essere al corrente del furto, fa letteralmente irruzione uno strepitoso Giovanni Allocca, nei panni di Gerardo Stanco, pittorescamente sconvolto da quanto è accaduto.

Immediatamente si innesca un fitto dialogo fatto di equivoci e di giochi di parole tra l’investigatore e il nuovo arrivato, altra costante dell’opera.

Tartaglia, come autore, padroneggia perfettamente la parola, la scompone e ricompone in tutte le sue angolazioni, in ogni possibile sfaccettatura di senso, a partire da quelle più improbabili, scaturite da assonanze, contrazioni e distorsioni; non importa che la lingua sia l’italiano o il napoletano, se ne serve per far scaturire l’ilarità, ma anche, e soprattutto, per suggerire acute riflessioni, spesso amare, nonostante il contesto comico.

Come serve solo da avvio alla drammaturgia il pretesto del sangue di San Gennaro, sì emblema di una perenne napoletanità, ripetutamente richiamata, ma in particolar modo paradigma di una fede che si perpetua in un contesto culturale contaminato, tra confronto con altre religiosità e spiritualità, nella dissonanza con la scienza che assume il ruolo sempre più marcato di nuovo universo simbolico.

La pazienza di Portone, già messa a dura prova da Gerardo, rischia di saltare completamente quando compare il sagrestano, Angiolino Spertoso, interpretato dallo stesso Tartaglia.

Ancora frastornato dalla botta ricevuta alla testa, caratterizzato dalla stessa cifra linguistica e logica di Gerardo, riesce ad essere davvero di poco aiuto alle indagini, con affermazioni lacunose e contraddittorie.

A complicare ulteriormente le cose, contribuisce l’arrivo di Lucia, la moglie di Angiolino, una vulcanica Veronica Mazza, che si scoprirà essere, oltre che discendente di San Gennaro, anche affetta da una rarissima quanto inverosimile malattia degenerativa letale, che comporta sintomi quali la sindrome di Tourette, che sfocia in una serie di improperi soprattutto indirizzati a Portone. Ma l’effetto non è volgare, non si scade nel turpiloquio, la raffinata eleganza della drammaturgia non è mai nemmeno intaccata.

Anche le ipotesi sulla matrice del furto sono disparate; colpevole la camorra, il terrorismo islamico o un mitomane? Un’altra inquietante possibilità è paventata dallo stesso vice commissario: qualcuno potrebbe voler clonare il santo, con un’ulteriore riaffermazione del contrasto, apparentemente insanabile, tra fede e razionalità, tra metafisica e materialismo.

Ma, come dicevamo, anche la fede non può sottrarsi alle contraddizioni e ai contrasti della società attuale. Che ruolo avrebbe, oggi, San Gennaro, tra suggestioni New Age, influsso dei media e dei social, in un contesto altamente globalizzato?

Più vicino ad un supereroe dei fumetti o ad un telepredicatore? Ma soprattutto, i suoi miracoli come verrebbero elaborati dalla cultura dei giorni nostri? Come potrebbe spiegarli la scienza?

L’universale sete di conoscenza dell’uomo può avere come oggetto l’intero mare o può essere semplicemente placata da due bicchieri d’acqua, come interroga lo stesso titolo della pièce?

Anche i personaggi ci sembrano divisi su questi due fronti contrapposti, da un lato Angiolino, Lucia, Gerardo, dall’altro Portone e il dott. Pranzocena, che entra in gioco nel secondo atto, impersonato da un Pierluigi Iorio perfettamente nella parte.

Secondo atto durante il quale le colonne che prima ospitavano le icone del santo assumono la neutralità del pensiero scientifico; l’azione, infatti, si sposta in un prestigioso centro di ricerca genomico di Salerno, un tempo diretto dalla ex fidanzata svedese del vice commissario, di cui crolla anche la supposta avvenenza, metafora, probabilmente, della perdita di fascino del costrutto razionalista.

Ma, come nella migliore tradizione Eduardiana, l’aspetto sociale non è l’unico, si ripercuote piuttosto nel singolo e, di conseguenza, nel nucleo essenziale della famiglia, che in modi diversi filtra e rielabora gli stimoli esterni.

Il dilemma tra scienza e fede è vissuto da Angiolino e Lucia, che oscillano tra l’affidarsi all’ultima e costosissima ricerca cinese, o a San Gennaro, come estrema speranza di fronte alla sofferenza, alla malattia, alla morte; combattuti, dunque, tra sacro e profano, con la stessa fede scossa da numerosi dubbi o momentaneamente accantonata per lasciare il posto al ‘pensiero positivo’.

Il mistero del furto del sangue sarà chiarito, ovviamente non sveliamo al lettore in che modo, ma in un finale aperto, altra costante del teatro di Tartaglia, i veri nodi non sono risolti, del resto non potrebbero esserlo.

Ogni possibilità rimane valida, le due posizioni, anche se istituzionalmente caratterizzate da reciproche chiusure, convivono nel singolo, nell’uomo della strada come nel vice commissario o nello scienziato, certo elaborate in modo diverso, in base alla propria cultura, al proprio vissuto.

Anche delle determinazioni dettate dalla fede finiscono con l’appoggiarsi alle ultime frontiere della scienza, come l’intenzione di clonare il santo.

Nonostante sia una prima, i meccanismi sono impeccabili; perfetto Eduardo Tartaglia, sul palco come da regista, le luci sottolineano con colori caldi o freddi i momenti in cui prevale un atteggiamento piuttosto che un altro, ma tutte le interpretazioni sono memorabili, sia nei momenti brillanti che in quelli più intensi, drammatici.

I personaggi sono perfettamente delineati, anche quelli che non vanno in scena, come Ingrid, la fantomatica moglie di Gerardo, originaria di “Cuba sud”, il cui nome è declinato in base a stati d’animo e momenti, in una spontaneità meravigliosamente partenopea, pronta a rielaborare, in modo assolutamente originale, tendenze spirituali o semplici mode.

La squisita leggerezza, la comicità esilarante che ci strappa risate di gusto, non intaccano di sicuro le profonde riflessioni che ci restano una volta che lasciamo Villa Vannucchi.

Tartaglia, ancora una volta, riesce a toccare tematiche sociali ed esistenziali profonde non rinunciando al suo stile brillante, inserendosi con pieno diritto nel panorama della scuola teatrale napoletana, a volte ingombrante nel suo essere ‘monumentale’, e lo fa ritagliandosi un ruolo di sicuro protagonista, accanto ad indiscussi mostri sacri.

Foto Mario Sanzullo

Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.