Home Rubriche Gemme di celluloide Paradiso amaro, classico “dramedy” tra sorrisi e malinconia

Paradiso amaro, classico “dramedy” tra sorrisi e malinconia

672


Download PDF

La capacità di raccontare storie unendo dramma e commedia senza risultare approssimativi è rara nella cinematografia moderna. Uno dei più abili e apprezzati registi di “dramedy” è senza dubbio Alexander Payne che, dopo l’esordio in sordina nel ’99 con ‘Election’, ha dato vita ad un’evoluzione qualitativa realizzando tre film che rappresentano alcuni tra i migliori esempi di fusione tra genere drammatico e commedia.
‘A proposito di Schmidt’ e ‘Sideways’ nel giro di due anni avevano rivelato la possibilità di narrare stati d’animo al limite della depressione con un umorismo intelligente e senza forzature comiche inutili, e Payne aveva trovato in eccellenti interpreti come il mito Jack Nicholson e Paul Giamatti due protagonisti ideali per quelle storie.

Ci sono voluti, poi, ben sette anni al regista per decidersi a trasporre sul grande schermo il romanzo a dir poco particolare di Kaui Hart Hemmings, quel ‘Paradiso amaro’ che, già dal titolo, preannunciava una parabola non del tutto rasserenante e visto gli elementi narrativi portanti il sentore era giustificato.

Una donna entra in coma dopo un incidente facendo sci nautico e costringe il marito a prendersi cura delle figlie che fino ad allora aveva affettuosamente snobbato; l’uomo, che si sta occupando di vendere un possedimento di famiglia dalla rendita milionaria, scopre che la moglie era intenzionata a mollarlo perché innamorata di un agente immobiliare con cui lo tradiva… e dove può venir fuori la commedia in una storia del genere?

Innanzitutto, il Paradiso in questione è lo Stato delle Hawaii e il prologo della pellicola descrive esattamente l’assurdità del luogo comune di non poter considerare amara un’esistenza vissuta in quella parte di mondo.

La commedia prende vita, principalmente, dall’insieme di personaggi che circondano il protagonista e soprattutto le due figlie e l’amico del cuore della maggiore. Ognuna delle personalità tirate in ballo mostra una reazione differente a ciò che sta accadendo e la narrazione prende una piega inaspettata mettendo in parallelo il sentimento di dolore profondo per le condizioni della madre/moglie tenuta in vita dalle macchine in stato vegetativo e l’imprevista quanto anomala emozione per la (ri)nascita del rapporto padre-figlie proprio in un momento così tragico.

Come nelle due precedenti pellicole, Alexander Payne rende anche quest’ultimo lavoro alla stregua di un road movie, di certo per il senso avventuroso che dà alla storia utilizzando tale espediente per fondere magistralmente tra loro commedia e genere drammatico.

Il particolare da non sottovalutare riguarda l’attore che interpreta il protagonista svestendo i panni consueti che lo avevano reso celebre e amato dal grande pubblico: George Clooney è convincente nonostante la natura imbolsita del personaggio, il fascino smarrito nelle camicie hawaiane e la condizione di perdente negli affetti e nelle certezze emotive lo accompagnano in un viaggio alla ricerca di risposte che il padre/marito protagonista necessita per capire cosa veramente è stato della sua vita fino ad allora.

Sorprendenti le giovani attrici Amara Miller e Shailene Woodley nei panni delle figlie di Clooney.

‘Paradiso amaro’ è una dimostrazione emblematica di come si possa fare cinema classico con una scrittura e uno stile registico decisamente moderni.

Print Friendly, PDF & Email
Paco De Renzis

Autore Paco De Renzis

Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.