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Autunno

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Equinozio d'autunno a Stonehenge


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L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore.
Albert Camus

Domani finisce l’estate. Non è una previsione meteorologica ma quanto accade nell’emisfero boreale. La stagione copre l’arco di tempo che va dal solstizio di giugno, 20 – 21 giugno, all’equinozio di settembre, 22 settembre, occupando in totale 92 giorni.

Il termine deriva dal latino aequinoctium: la data dell’equinozio autunnale può variare di anno in anno a causa di un lieve sfalsamento tra il calendario gregoriano, quello che oggi utilizziamo, e il cosiddetto anno solare.

In ogni caso, questa giornata coincide con un particolare evento astronomico ed è legata, per tradizione, al cambio di stagione: si verifica quando il Sole si trova allo zenit dell’Equatore e i raggi colpiscono la Terra in modo perpendicolare, rigorosamente come accade anche per l’equinozio di primavera.

Ovviamente, l’equinozio di autunno ha anche altri significati, tra cui quelli esoterici e culturali, che si uniscono fortemente alla tradizione o a particolari celebrazioni: molteplici sono le usanze che ancora si conservano in diversi luoghi del mondo associate a questo tipo di riconoscenza e di sacrificio e sono propiziatorie per accattivarsi le potenze occulte che dominano la fertilità del suolo.

Ad esempio, quello di abbandonare qualche spiga sul terreno al termine dell’ultimo raccolto di agosto, di non consumare l’ultimo covone o di seminare un po’ di cereali a terra nel granaio durante l’immagazzinamento delle provviste. Questi doni sono all’origine per la madre terra, per la divinità che governa il campo o per i morti e gli avi che possono interagire, garantendo la prosperità del nuovo anno.

Collegata ai significati dell’Equinozio è la festa dell’Arcangelo Michele, ancora celebrata nelle campagne in molte regioni dell’Europa, specialmente nel sud dell’Italia. Arcangelo legato alla forza solare e al vigore marziale, Michele diviene sinonimo della volontà necessaria ad attraversare il buio della stagione invernale, della promessa e della speranza.

Egli appare infatti nell’iconografia cristiana come difensore della Luce che con una spada in mano abbatte un mostro tellurico accasciato ai suoi piedi e simbolo delle forze ctonie del male.

Nonostante, dunque, in questo momento dell’anno il vigore fisico della natura si affievolisca, l’Arcangelo Michele, festeggiato il 29 settembre, è un appello al coraggio, alla forza, alla sconfitta della paura che cresce con l’approssimarsi del buio e della stagione fredda. Egli rappresenta, perciò, la forza interiore di ognuno, capace di attraversare l’Abisso per ricominciare un nuovo ciclo.

Anche nel mondo vi sono, ovviamente, riti di ringraziamento per la nuova stagione che entra: nel calendario iraniano questa giornata di settembre corrisponde al primo giorno del Mehr o della Bilancia, che rientra tra le festività nazionali.

E ancora: ogni anno in tanti si recano a Machu Picchu, in Perù, per osservare lo spettacolo dell’equinozio d’autunno. Nel sito archeologico di Machu Picchu c’è infatti una pietra particolare la cui parte superiore rassomiglia ad un palo inclinato, che proietta l’ombra del sole. Durante l’equinozio l’inclinazione della pietra combacia perfettamente con quella dei raggi del sole e così la pietra non proietta nessuna ombra. Secondo la tradizione Inca in quel momento il dio Sole è per un attimo come “legato” alla roccia. Ecco perché questa pietra si chiama Intihuatana, cioè “luogo che lega il sole”.

Nei Paesi dell’Asia Orientale, dalla Cina alla Corea, da Taiwan al Vietnam, in un periodo molto vicino all’equinozio d’autunno, viene celebrata la Festa della Luna, nota anche come Festa di metà autunno oppure Festa delle Torte Lunari o Festa Zhongqiu. Essa risale a circa 3.000 anni fa e oggi in Cina è considerata festa nazionale.

Andando a ritroso nella storia, al tempo dei Misteri Eleusini l’equinozio d’autunno era il momento della discesa di Persefone nell’Ade e del dolore di Demetra. La separazione tra innamorati, o quella tra madre e figlia, è uno dei temi dominanti di questo sabbat. Dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra, il Dio si trova ora alle soglie degli Inferi, divenendo il simbolo del passaggio dalla vita alla morte. Sacrificandosi in lei, egli impregna il suo grembo della propria essenza e si trattiene dentro di lei come promessa, poiché egli è la vita.

Nell’antica tradizione, durante questo periodo di “incubazione” il Dio viene chiamato Mabon – figlio della Madre – dall’autunno sino alla Dodicesima Notte, ovvero il 6 di Gennaio. Mabon, “Grande Figlio”, è un Dio gallese. Era un grande cacciatore con un agile cavallo e uno splendido cane da caccia. Probabilmente è la mitologizzazione di un importante condottiero del tempo. Mabon fu rapito dalla madre, Modron, Grande Madre, quando aveva solo tre giorni, ma fu salvato da Re Artù, altre leggende raccontano, invece, che fu salvato da un gufo, un’aquila ed un salmone. Durante questo tempo, Mabon vive, prigioniero felice, nel mondo magico di Modron, il suo grembo. Grazie a ciò egli può rinascere.

La luce di Mabon è stata portata nel mondo, raccogliendo la forza e la saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme. In questo senso, Mabon è la controparte maschile di Persefone, nonché il principio maschile fertilizzante. Modron invece corrisponde a Demetra. La storia è il mito, questo rincorrere di simbolismo e di evento come Mitra con Gesù.

Nulla si inventa, tutto si ricicla o diviene quello che può essere contestualizzato al migrare del tempo e dello spazio. Cosi come l’albero in autunno anche alcuni uomini, nel loro autunno interiore, possono riflettere di luce con una più peculiare intensità, con dei colori che profetizzano una rinascita imminente. L’autunno allestisce quei frutti che verranno.

Ognuno deve vivere il proprio autunno seppure gli sembrerà di un freddo e di una solitudine sempre prosperante. Ma come gli alberi toccano con i loro rami e le loro foglie quelli degli altri alberi, così noi, nel nostro autunno psichico, potremmo toccare e lambire l’autunno in un altro.

Veniamo a sapere in modo piuttosto ovvio che se l’equinozio d’autunno torna regolarmente ogni anno, non possiamo vivere esattamente lo stesso equinozio dell’anno precedente. Dunque, il tempo non è reversibile, non si torna indietro, non si rivive il passato, istante dopo istante, siamo trainati lungo la linea del tempo che, per ognuno di noi, ha una durata più o meno lunga. Potremmo dire che il concetto di tempo è così complesso che per definirlo non basta una descrizione univoca. Ne consegue che ciclicità e linearità coesistono senza alcun problema tra loro.

Nella filosofia moderna la concezione ciclica del tempo trova il suo più famoso esponente in Nietzsche per il quale l’eterno ritorno è il sì che il mondo dice a se stesso, è la volontà cosmica di ripetere e di essere se stessa, è dire sì alla vita.

Idealmente parlando, l’autunno rappresenta il momento in cui dobbiamo individuare l’abbondanza come stato naturale dell’essere. Le nostre vite attraversano cicli di crescita, raccolto, morte e rinascita, così come succede nella natura.

Nel caos della vita quotidiana, fatta di impegni, stress e appuntamenti, elargiamo a noi stessi del tempo per rimanere in silenzio, ascoltando ciò che sta cercando di affiorare dal nostro di dentro.

In autunno, il rumore di una foglia che cade è assordante perché con lei precipita un anno.
Tonino Guerra 

 

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Autore Massimo Frenda

Massimo Frenda, nato a Napoli il 2 settembre 1974.